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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

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martedì 18 aprile 2017

LA ROCCA DEL CAMPIDOGLIO

Prima di essere sede dell’attuale amministrazione Capitolina, dei musei capitolini, del palazzo rinascimentale michelangiolesco e del palazzo Senatorio medievale, il palazzo del Campidoglio è stato una rocca a protezione di un punto strategico dai primi villaggi dell’età del bronzo e l'alto medioevo.

Tuffiamoci nel passato tra mito e storia, cavalcando per quasi quattromila anni.

La leggenda vuole la fondazione di Roma sul colle Palatino ad opera di Romolo, tuttavia l’archeologia attesta nuclei abitativi, fin dal 1500 a.C., su tutti i colli romani e in particolar modo sul monte Capitolino (Campidoglio) da cui si dominava il guado del Tevere, l’isola Tiberina. Il Tevere costituiva sin dal antichità il confine tra le popolazioni etrusche e latine, ed il controllo dell’isola Tiberina era strategico sul passaggio di merci e persone.

Tornando alla leggenda Romolo tracciò un solco quadrato delimitando le mura della città, più realisticamente, il primo re di Roma, riunì i villaggi, fortificandoli in una unica città, per meglio difendersi dagli attacchi di Etruschi e Sabini, ne è testimonianza il racconto mitologico del Ratto delle Sabine come espressione della continua guerra con questi ultimi.

La presenza di una struttura fortificata sul Campidoglio è accennata da Tito Livio in Ab Urbe Condita a riguardo del sacco di Roma del 390 a.C. da parte di Brenno e dei suoi Galli Senoni, che posero d’assedio il Campidoglio, dove si rifugiarono i senatori dopo la sconfitta dell’esercito romano sulla
Salaria.

La destinazione militare del Campidoglio s’interruppe nel 78 a.C., quando su di esso fu edificato il Tabularium, nome derivato dai documenti che custodiva incisi su tabulae bronzee, l’archivio di Stato della repubblica.

A seguito della caduta dell’impero e alle continue scorrerie di barbari nell'agro romano, fu abbandonato alla rovina, fino a quando la sua posizione strategica, indusse nuovamente la fortificazione del colle. Le prime testimonianze certe si hanno nel 1144, quando sui resti del Tabularium la famiglia dei Corsi innalzò una rocca, ancora ben visibile sulla facciata posteriore del palazzo del Campidoglio. La rocca aveva pianta regolare con quattro torri angolari quadrate e una quinta centrale con la funzione di Mastio. L’ingresso principale era raggiungibile da una scala quindi sopraelevata e ben difendibile. Merli e caditoie resero la struttura inespugnabile e ben presto venne requisita da papa Innocenzo VI come sede dei Senatori nel nuovo statuto del comune romano del 1358.

Lo spiazzo sterrato antistante era stato destinato alle adunanze di popolo ed affiancato da edifici destinati alla sede dei Banderesi, cioè dei capitani della milizia cittadina.

Nel 1453, papa Niccolò V fece costruire il Palazzo dei Conservatori, ristrutturando pesantemente le Case dei Banderesi per realizzare la sede della nuova magistratura. I lavori di rifacimento coinvolsero anche il Palazzo Senatorio, ma furono interrotti dalla morte del pontefice. Il progetto di sistemazione della piazza del Campidoglio fu ripreso da papa Paolo III e affidato a Michelangelo: furono quindi costruiti il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, attuali sedi dei Musei Capitolini.

La transizione da struttura militare a palazzo rinascimentale è totale sulla facciata nord: l’ampia scalinata di rappresentanza, affiancata dalle statue del Tevere, del Nilo e della dea Roma, l’apertura di luminose finestre, la trasformazione del Mastio in garitta con campane (e successivamente orologio). Al contrario la facciata sud è una fotografia del antico palazzo dei Corsi, che consente ancora oggi di vedere la stratificazione dalla Roma Classica a quella medievale. Nella piazza realizzata, secondo il progetto di Michelangelo e ultimata dopo la sua morte, fu collocata la celebre statua equestre di Marco Aurelio e una nuova scala di accesso, la Cordonata, che permetteva la salita anche a cavallo, grazie ai gradini bassi e in pendio.

Sui resti del tempio di Giunone Moneta era sorta la basilica di Santa Maria in Aracoeli a cui si accedeva con una ripida scalinata, e il suo convento, poi distrutto per ottenere lo spazio necessario alla costruzione del Vittoriano portando alla definitiva situazione attuale del colle del Campidoglio.

Da www.banderentium.it, Articolo di Giuseppe Benevento

venerdì 28 ottobre 2016

BREVE STORIA DEI TERREMOTI A ROMA


Risultati immagini per colosseo


Tutti i romani avranno sentito sicuramente la seguente affermazione: "A Roma non ci sono terremoti perchè sotto è vuota". Non è così semplice. Roma ha un livello di sismicità davvero molto basso ma la totale mancanza di manutenzione dei monumenti oltre ad una costruzione scellerata nel corso degli anni, pongono la città in posizione di forte vulnerabilità in caso di una scossa che possa avere un epicentro anche a pochi chilometri dalla città. Sono cinque i terremoti che hanno colpito in maniera pesante Roma.

Anno Domini 443

Si narra che nel 443 la città venne colpita da un terremoto che danneggiò la zona del Teatro di Pompeo. Contestualmente crollò una parte della navata maggiore di San Paolo fuori le mura. L'evento fu ricordato dai "Vindobonenses Posteriores" e "Historia Romana". 

Anno Domini 484 (o escondo alcuni fonti 508)

Nel Colosseo troviamo un'epigrafe che racconta di restauri alla struttura a seguito proprio di uno spaventoso terremoto. I lavori furono voluti dal prefetto Deciu Marius che si occupò personalmente delle spese. 

Anno Domini 801

Gli "Annales" di Eginardo ci raccontano di un terremoto avvenuto il 25 aprile dell'801 mentre Carlo Magno era a Spoleto. Di questo terremoto ne parla anche il Liber Pontificali nella vita di papa Leone III «Nella nona indizione, a causa dei nostri peccati, avvenne improvvisamente un terremoto il 30 aprile, la chiesa di S. Paolo Apostolo fu scossa dal terremoto e i suoi tetti crollarono. Il grande ed illustre pontefice vedendo ciò ebbe grande dolore e prese a lamentarsi sia per le suppellettili d'argento, sia per le altre suppellettili che nella chiesa andarono distrutte o rovinate. Ma con l'aiuto e la protezione del Signore, il pontefice, impegnandosi con tutte le sue forze, restaurò la chiesa come si trovava fin dai tempi antichi, rafforzandola grandemente, e ne migliorò l'aspetto decorando con marmo sia il presbiterio che la chiesa e rinnovando i suoi portici.»

Anno Domini 1349

Quello del 1349 è il terremoto più importante per Roma: il sisma che colpì la città il 9 settembre fu molto forte tanto che interessò anche Perugia e Benevento. Secondo Matteo Villani (sec. XIV) «[i terremoti] feciono cadere il campanile della chiesa grande di San Pagolo, con parte della nobile torre delle Milizie, e la torre del Conte, lasciando in molte parti di Roma memoria delle sue rovine». Anche Petrarca, che i trovava a Roma in occaione del Giubileo del 13, affermò che «Roma è stata scossa da un insolito tremore, tanto gravemente che dalla sua fondazione, che risale a oltre duemila anni fa, non è mai accaduto nulla di simile. Caddero gli antichi edifici trascurati dai cittadini ammirati dai pellegrini, quella torre, unica al mondo, che era detta del conte, aperta da grandi fenditure si è spezzata ed ora guarda come mutilata il proprio capo, onore della superba cima sparsa al suolo; inoltre, benché non manchino le prove dell'ira celeste, buona parte di molte chiese e anzitutto di quella dedicata all'apostolo Paolo è caduta a terra la sommità di quella Lateranense è stata abbattuta, tutto ciò rattrista con gelido orrore l'ardore del giubileo».

Segnaliamo l'interessante link http://www.medioevo.roma.it/

mercoledì 28 settembre 2016

CORSI E PASSEGGIATE NELLA ROMA DEL PASSATO - ASSOCIAZIONE CULTURALE TAVOLA ROTONDA



L'Associazione culturale Tavola Rotonda nasce dall'esperienza e dalla passione di due archeologhe e una storica dell'arte. Il suo impegno è la promozione culturale e turistica di Roma e della sua provincia mettendo a disposizione un competente staff di collaboratori multilingue. L'Associazione annovera tra gli ambiti della propria attività l'organizzazione di corsi residenziali e tematici con visite guidate e laboratori didattici.

Programma dei Corsi dell'Associazione Culturale Tavola Rotonda

Archeologia Romana (Giorgini) - 1 ora settimanale

Espansionismo romano in età Repubblicana. Colonie e municipi dell'Italia Antica

Archeologia Postlassica (Baglini) - 1 ora settimanale


Contesti religiosi della città di Roma nel quadro della trasformazione del tessuto urbano; architettura ecclesiastica nel IV secolo d.C.; la basilica costantiniana e i complessi martiriali sul suburbio.

Storia dell'Arte (Bruno) - 1 ora settimanale


La pittura del Cinquecento: i grandi protagonisti; la Maniera Moderna; il Manierismo

Conoscere Roma (Bruno) 1+1/2 ore settimanali

Roma dal 1650 al Settecento: il Barocco maturo e il Rococò, l'Accademia dell'Arcadia; esoterismo e arte; Illuminismo; nascita del museo moderno; Winckelmann; Mengs; Piranesi

Modalità e orari dei corsi


I corsi di 1 ora sono strutturati in 24 incontri in aula integrati da visite guidate. Archeologia Romana prevede, inoltre, escursioni dalla durata di un giorno nei principali siti archeologici del Lazio.
Il corso 1+1/2 ore è strutturano in 24 incontri alternati tra lezioni in aula e visite guidate nella città di Roma.

Archeologia Romana - lunedì 10.00/11.00
Archeologia Postclassica - lunedì 11.00/12.00
Storia dell'Arte - martedì 16.30/17.30
Conoscere Roma - mercoledì 10.00/11.30

COSTO CORSI


Iscrizione € 15,00 validità annuale
Corsi 1 ora settimanale - €180,00
Corso da 1+1/2 ore settimanale - €240,00

Pacchetti Promozionali

Due corsi da 1 ora - €320,00
Un corso da 1 ora + corso da 1+1/2 - €440,00
Tutti i corsi - €500,00

Le adesioni ai corsi vanno comunicate entro il 20 ottobre. La regolarizzazione dell'iscrizione avverrà in sede.

Corso itinerante
"Passeggiate Romane: Mirabilia Urbis tra archeologia e storia dell'arte"

Il corso si articola in 15 incontri annuali da Ottobre 2016 a Maggio 2017 e prevede due visite mensili dalla durata di circa due ore ciascuno, articolate in tre settori disciplinari: archeologia classica, archeologia mediaevale e storia dell'arte. Ogni sezione si articola in visite guidate presso i principali siti archeologici, sedi museali e mostre della città di Roma. Gli incontri verranno organizzati secondo un calendario concordato.

ARCHEOLOGIA CLASSICA

Alle origini di Roma. Da villaggio a capitale di un impero: il Palatino
Il colle sacro di Roma: il Campidoglio, Musi Capitolini e Mercati Traianei
Auditorium di Mecenate
Il Colombario di Pomponio Hylas sulla via Latina
La campagna Romana: il complesso di Massenzio e il sepolcro di Cecilia Metella sulla via Appia

ARCHEOLOGIA MEDIEVALE

Santa Maria in Cosmedin e l'Ara Massima di Ercole
La Roma del primo Cristianesimo: le catacombe di San Callisto
Santa Maria Antiqua: un palinsesto Medievale
La basilica di San Vlemente
Le torri medievali entro le mura di Roma

STORIA DELL'ARTE

La chiesa di Santa Maria in Vallicella: da Barocci a Pietro Cortona
La chiesa del Gesù, trionfo del barocco tra fasto e religiosità
Due genia a confronto: Bernini a piazza Navona e Borromini a Sant'Ivo alla Sapienza
La nascita del Barocco: Caravaggio e i Carracci a Santa Maria del Popolo e san Luigi dei Francesi
Il Museo Boncompagni-Ludovisi tra affreschi, moda e memorie del secolo scorso

COSTI: 15 euro di iscrizione annuale + 240 euro per l'itnera durata del corso. nel corso NON SONO COMPRESI gli ingressi nei vari siti, musei e mostre.

ORARIO: 24 Ottobre 2016 - Maggio 2017. Due incontri mensili da concordare sulla base degli orari d'apertura dei siti, musei, chiese ed eventi culturali.

SEDE DEL CORSO

CENTRO STUDI MANIERI
via Faleria 21
00174 Roma
Zona San Giovanni /Piazza Re di Roma

martedì 8 settembre 2015

APERTO NUOVO TRATTO DI VIA FRANCIGENA


Ogni tanto mi arrivano notizie che non possono che rallegrarmi soprattutto se arrivano dal tanto vituperato ambiente politico. E' notizia di qualche ora l' inizio del restauro, in vista del Giubileo Straordinario, del tratto della via Francigena a Roma Nord che consentirà il pellegrino di arrivare a San Pietro. Presenti alla riunione di ieri oltre a Francesco Rutelli (consulente per il Vaticano sull'Archeologia Sacra), il presidente della Regione Luca Zingaretti e il monsignor Fisichella oltre ad altri rappresentanti istituzionali. L'ex sindaco di Roma, negli ultimi anni, si è occupato proprio di questo tratto attualmente difficilmente percorribile. La via Francigena, lunga 1800 chilometri che partiva da Canterbury e arrivava a Gerusalemme passando per Roma, è a detta di Rutelli (ma ci sentiamo di condividere totalmente) un simbolo di unione tra Occidente ed Oriente particolarmente importante e significativo visto il momento drammatico che sta vivendo l'Europa. Il cammino è tra i più importanti e ben si integra con il Cammino di Benedetto e quello di San Francesco. Questo tratto di via Francigena inizia da Formello per poi trovarsi immediatamente nel Parco di Veio: si percorre poi Isola Farnese, la Storta, la Cassia che il Comune provvederà a restaurare adeguatamente per facilitarne l'accesso ai pellegrini. Qui si riaprirà un altro tratto della via che da Monte Mario porta a Prati, il quartiere che "ospita" il Vaticano. Le nuove mappe saranno scaricabili tramile le APP e saranno distribute su carta dai circuiti che tratteranno il percorso. Inoltre verrà stampata una guida dal tirolo "Cammini di Fede" dal Touring Club Italiano e un libro dell'Astral dal titolo "La via Francigena nel Nord del Lazio". Non c'è che dire, un ottimo uso di denaro pubblico e soprattutto un grande intervento per il patrimonio culturale proveniente dal mondo politico...quindi...da chi proprio non te lo aspetti!

martedì 3 marzo 2015

BASILICA DI SAN PANCRAZIO

San Pancrazio - interno 1542.JPG

La Basilica di San Pancrazio è una importante basilica romana e sorge sul Gianicolo nel quartiere di Monteverde nei pressi di Villa Pamphili. Fu costruita su indicazione di papa Simmaco (498-514) proprio sul luogo dove fu martirizzato san Pancrazio all'età di 14 anni proprio durante il periodo delle persecuzioni di Diocleziano e, proprio in onore del giovane santo, nel VI secolo Porta Aurelia divenne Porta San Pancrazio. Papa Gregorio Magno decise di far ergere un monastero intitolato a San Vittore e nel VII secolo, durante il periodo di pontificato di Onorio I, la basilica fu ricostruita al fine di porre il sepolcro di Pancrazio proprio al di sotto dell'altare maggiore. Dalla basilica è possibile accedere a due catacombe: quella di Ottavilla, che seppellì il giovane santo e tuttora inaccessibile se non a studiosi di archeologia cristiana, la seconda è proprio quella di San Pancrazio (1).

Note

(1) La catacomba è dedicata al giovane Pancrazio che fu decapitato nel 304 per non aver sacrificato agli dei. Ottavilla prese il suo corpo abbandonato sulla contigua via Aurelia e lo seppellì in un cimitero che quasi sicuramente era di sua proprietà. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio durante il periodo medievale.

sabato 8 marzo 2014

SOTTERRANEI DEI PALAZZI DEL SENATO: LA DEA MATIDIA, SUOCERA DELL'IMPERATORE ADRIANO

Come sappiamo i Senatori hanno tanti privilegi, tutti materiali! Dato che in Italia piove sul bagnato sicuramente non sanno che camminano su di un vero e proprio tesoro archeologico scoperto tra il 2005 e il 2006. Il tesoro in questione è il famosissimo Tempio di Matidia, nipote di Traiano e suocera di Adriano divinizzata nell'anno 119 d.C. a cui fu dedicato un monumento proprio nel cuore di Campo Marzio. E il tutto è visibile in alcune sale degli uffici del Senato nel complesso di Santa Maria in Aquiro tra le vie in Aquiro, della Guglia, dei Pastini, vicolo della Spada d'Orlando e piazza Capranica. Dopo ben 8 anni di lavoro nel 2013 è stato presentato un primo punto sulla situazione durante il Seminario di Studi sul Campo Marzio organizzato dalla Soprintendenza Archeologica in collaborazione con l'Istituto Archeologico Germanico. Mettendo tutti i reperti scoperti nel 1700 e 1800, reperti sopratutto consistenti in colonne inglobate in moderni edifici, sembra che il santuario avesse una complessa planimetria composta da un edificio centrale e due laterali con porticati su tre lati come per disegnare una grande piazza con fontane d'acqua e giardini. Ma chi era Matidia? Matidia (69-119) era l'amatissima nipote di Traiano che egli stesso, non avendo una propria prole, manteneva e trattava come fosse sua figlia. Nel 112 ricevette il titolo di Augusta. Come suocera dell'Imperatore Adriano (sposò la figlia Vibia Sabina) successore di Traiano aveva il ruolo di collante con la famiglia imperiale e il matrimonio di Vibia con l'Imperatore permise a Matidia di avere il diritto di guidare l'impero. Proprio per questa motivazione Adriano la fece divenire una dea e quando morì fece costruire in suo onore un enorme tempio a Campo Marzio proprio nella zona in cui fu eretto l'Adrianeo tutt'ora visibile nelle stupende undici colonne corinzie in piazza di Pietra. Al centro di questo progetto c'era proprio il santuario a Matidia tutt'ora visibili nei palazzi del Senato

Il Cimitero

Nei sotterranei dei nuovi uffici del Senato è stata recentemente fatta una scoperta che ha avuto il grande pregio di implementare il quadro storico del sito archeologico. Durante il Medioevo l'area fu usata come cimitero, teoria confermata dalla presenza di trenta quattro tombe disposte su due livelli. Le sepolture con scheletri di uomini e donne sono databili tra il X e il XII secolo e furono sepolte da una calcara nel 1400.

lunedì 24 febbraio 2014

LE CATACOMBE DEI SANTI MARCELLINO E PIETRO

File:Wilpert 060.jpg

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono situate sulla via Casilina nei pressi dell'omonima chiesa all'altezza di via di Centocelle. Erano chiamate anche catacombe di Sant'Elena o di San Tiburzio. L'accesso si trova presso la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad Duas Lauros che compone con il Mausoleo di Elena e i resti di un cimitero degli Equites Singulares, il complesso chiamato "ai due allori" (Ad duas Lauros) per la presenza, probabile, di due allori. Le catacombe si estendono per 18 mila metri quadrati visitabile previo permesso speciale oppure durante la prima settimana di giugno. Nell'estate del 2003 una frana portò alla scoperta di alcuni tratti di gallerie del Cimitero degli Equites e solo nel 2006 l'Ecole Francaise di Roma e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ne dettero notizia. Le ricerche permisero di trovare un affresco alto-medievale collocabile tra il VI e VII secolo d.C. in un periodo quindi posteriore a quello ipotizzato durante le prime ricerche (III-IV secolo). Nel maggio dell'anno 2008, L'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha pubblicato alcuni aggiornamenti firmati dalla dottoressa Giuliani (Ispettore della pontificia Commissione) su quella che, per dimensioni, è la terza catacomba di Roma. Alcuni graffiti mostrano come in realtà le catacombe fossero state scoperte nel XVI secolo da Pomponio Leto e Antonio Bosio. Le ricerche continuano e il 31 maggio 2010 si è segnalata non solo la scoperta di un nuovo santuario ma anche nuove pitture di grandissimo valore culturale evidenziabili grazie a strumenti laser altamente sofisticati.

Bibliografia

- R. Giuliani, Ad duas lauros, un exemple emblématique de christianisation, in Les dossier d'Archeologie, n. 330, Nov. - Dic. 2008, pp. 48-57

- O. Marucchi, I Cimiteri della Via Labicana, in Le catacombe romane - Compendio della Roma Sotterranea, Roma, 1905, per catacombe SS. Marcellino e Pietro, p. 251 e ss,

- C.A. Bucci, Le catacombe dei 1200 corpi, in Repubblica, 23.5.2006

- R. Giuliani, Tutto è cominciato con un tubo rotto, Osservatore Romano online, 12-13.5.2008

IL MAUSOLEO DI ELENA A TORPIGNATTARA

Il Mausoleo di Elena è un monumento funerario situato lungo la via Casilina a Roma adiacente alla chiesa di San Marcellino e Pietro ad Duas e accessibile attraverso via di San Marcellino. L'area che ospita il mausoleo è parte di edifici storici tardo imperiali denominato Ad Duas Lauros [1] che si estendeva fra la Basilica di S. Croce in Gerusalemme, Porta Maggiore, Via Prenestina e Via Casilina all'altezza di Centocelle. Fanno parte del complesso anche le catacombe di Marcellino e Peietro. Prima della costruzione del mausoleo dedicato alla madre di Costantino I l'area era utilizzata dagli Equites singulares (una vera e propria scorta) come cimitero i cui resti sono stati trovati a seguito di una campagna di scavo avvenuta nel 1956 proprio sotto il mausoleo. Questo denota un forte spirito di rivalsa di Costantino il quale distrusse probabilmente il sepolcreto degli equites (che durante la battaglia di Ponte Milvio si schierarono contro l'usurpatore Massenzio) per costruirci il mausoleo della madre. 

Dopo la morte di Elena la proprietà fu assegnata alla Chiesa. Nell'VIII secolo il mausoleo soffrì l'erosione dovuta a forti fenomeni atmosferici a cui si aggiunse l'incuria del popolo che ne asportò pietre da utilizzare come materiale edile. Fino all'XI secolo, il mausoleo ospitò la tomba di Elena che fu successivamente traslata all'interno del laterano. Oggi è visibile in tutto il suo rosso porfido all'interno dei Musei Vaticani. Il Mausoleo è uno delle più importanti costruzioni dell'età paleocristiana: composto da due cilindri sovrapposti il cui inferiore (di forma ottagonale con nicchie rettangolari e semi circolari) misura 27,74 metri e quello superiore (con otto finestre ad arco) 20,18 ha una altezza di circa 18 metri contro i 25,42 originari. Per alleggerire il notevole peso delle cupole furono inserite delle anfore, le pignatte dando il nome alla zona Torpignattara. Nella nicchia rettangolare all'ingresso probabilmente vi era il sarcofago di Elena decorato con scene di guerra in quanto quasi sicuramente era destinato a raccogliere le spoglie mortali dell'imperatore Costantino. Durante alcuni scavi effettuati tra il 1993 e il 2000 è stato scoperto un canale che raccoglieva acque pluviali e un pozzo contenete alcuni vasi dell'XI e XII secolo.

[1] Il termine Ad Duas Lauros va attribuito a Tertulliano che, ricordando i congiurati che tramarono contro l'imperatore si rivolse ai pagani facendo una domanda: «Inter duas lauros obsident Caesarem?» ("presso i due allori tendono l'agguato all'Imperatore?"). E' proprio qui che nel 455 Valentiniano III fu ucciso da duna congiura mentre si esercitava nel tiro con l'arco nella sua residenza "ad duas lauros". La località conteneva non solo il palazzo imperiale ma anche gli accampamenti militari e il campus martius luogo di addestramento ed esercitazioni. Torpignattara fu protagonista anche del periodo della Resistenza quando la Wermacht dichiarò Roma città aperta proprio da Torpignattara.

Bibliografia Consigliata

  • Andrea Giardina, Società romana e impero tardoantico / Istituzioni, ceti, economia, Roma, Laterza, 1986. ISBN 978-88-420-2690-7.
  • Friedrich W. Deichmann, Archeologia cristiana, Roma, L'Erma di Bretschneider, 1993. ISBN 978-88-7062-859-3.
  • Laura Vendittelli, Il mausoleo di Sant'Elena. Scavi 1993-2000, Milano, Mondadori Electa, 2005. ISBN 978-88-370-3368-2.
  • Laura Vendittelli, Il mausoleo di Sant'Elena. Gli scavi, Milano, Mondadori Electa, 2012. ISBN 978-88-370-8907-8.
  • Thomas Ashby, The Roman Campagna in Classical Times, London, 1927
  • D. Dionisi e G. Della Pietra, coord.P. A. Armini, Torpignattara. I luoghi della memoria - Bilancio critico delle numerose scoperte avvenute nell'area archeologica "Ad Duas Lauros", 1994, Roma 
  • Il Mausoleo di Sant'Elena a Tor Pignattara / Istituto Tecnico Commerciale "Di Vittorio". - Roma : Fratelli Palombi Editori, c1998.
  • R.Rea, Via Labicana. Centocelle: "ad duas lauros" (circ.VII), in BullCom XCI, 1986, pp.623-633.
Sarcofago di Elena

Sarcofago di Elena. Immagine tratta da Wikipedia, Autore gaspa

venerdì 10 gennaio 2014

BREVI CENNI DI ROMA MEDIEVALE

La storia di Roma nell'Alto Medioevo (il periodo, cioè, che abbraccia i secoli dal V al X) è poco conosciuta. Mentre, infatti, l'epoca antica - dalla fondazione della città fino all'Impero - è universalmente nota e celebrata, la storia immediatamente successiva venne considerata, secondo un pregiudizio che risale all'Umanesimo, un'età di decadenza e quasi di involuzione. Quando Roma abbandona il ruolo di capitale dell'Impero, quella che era stata l'Urbe dei Cesari pagani scopre dopo un lungo travaglio il suo nuovo ruolo e diviene il centro del Cristianesimo. Fin dal IV secolo numerosi pellegrini accorrono a Roma per visitare le tombe dei principi degli apostoli, Pietro e Paolo. Con Gerusalemme condivide così, ben presto, la nuova dimensione spirituale di città santa. Ed il capo della comunità cristiana di Roma, come successore di Pietro, rivendicherà il suo primato rispetto alle altre sedi apostoliche. Mentre i templi antichi vengono abbandonati e molti edifici pubblici sono adattati a chiese cristiane, l'autorità del papato cresce sempre di più fino a trasformarsi in potere politico: Roma viene governata dal papa e gli imperatori bizantini  rinunceranno, infine, alle loro pretese sulla città. Nel IX  secolo sorge proprio a Roma il nuovo Impero per opera di Carlo Magno,  con la consacrazione di papa Leone III. La famosa notte di Natale dell'anno 800 segna non soltanto l'inizio dell'Impero carolingio, del resto effimero, quanto la rinascita del concetto imperiale di  Roma, centro dell'Occidente, che si contrappone a Bisanzio, ormai capitale dell'Oriente europeo.  Tale distinzione si rispecchierà anche nella coscienza religiosa e produrrà la frattura tra Cattolicesimo (romano e occidentale) ed Ortodossia (bizantina e orientale), le cui conseguenze sono purtroppo ancora vive ai giorni nostri. Il conflitto tra paganesimo e cristianesimo, le lotte fra Romani e "Barbari", la guerra fra Goti e Bizantini, i contrasti con i Longobardi, la contesa politica e spirituale tra Oriente e Occidente, costituiscono alcuni dei motivi più rilevanti che caratterizzano questo periodo storico. Alla fine del lungo e tormentato percorso Roma sarà ormai una città nuova, alla quale continueranno a guardare con ammirazione non solo i Cristiani. "La grandezza e la magnificenza di Roma sono tali  che è impossibile descriverle in modo appropriato" (al-Idrisi, geografo arabo, 1099-1164).

Articolo di Nicola Cariello del sito www.romamedioevale.it.

venerdì 8 novembre 2013

IL SACELLO DELLA PAPESSA GIOVANNA

Tra via dei Querceti e via dei Santissimi Quattro Coronati proprio dinanzi alla Basilica di San Clemente sorge
 un piccolo sacello che si dice esser stato eletto a memoria della Papessa Giovanna di cui abbiamo già parlato (http://www.sguardosulmedioevo.org/2011/09/lo-strano-caso-della-papessa-giovanna.html).Via dei querceti è stata identificata con l'antica via Papisse luogo dove il corteo papale, dopo l'incoronazione a San Pietro tornava a San Giovanni (cerimonia della possessio), si fermava per pregare. Ora vediamo il sacello sporco ed abbandonato, gli affreschi sono a malapena visibili. Ma perchè questo sacello è stato legato alla leggenda della Papessa Giovanna e al suo scandaloso parto? Perchè questa nicchia si trovava in una strada intitolata alla famiglia dei Papa particolarmente influente nella zona. E guarda caso un ricco possidente di nome Giovanni, aveva una casa proprio lì. 

Immagine tratta da http://mysterium.blogosfere.it/

giovedì 31 ottobre 2013

CHIESA DI SANTA MARIA ANTIQUA AL FORO ROMANO

Santa Maria Antiqua è una delle più antiche chiese dedicate alla Madonna di cui si abbia notizia a Roma. Fondata nel VI secolo in un gruppo di edifici domizianei nel Foro Romano, abbandonata nell'847, sulle sue rovine fu costruita nel 1617 la chiesa di Santa Maria Liberatrice, abbattuta poi nel 1899 per permetterne la "riemersione". La chiesa è situata nel Foro Romano, ai piedi del Palatino, in una serie di costruzioni in una zona che un tempo veniva considerata sede del Tempio di Augusto e che più recenti studi attribuiscono all'epoca di Domiziano, come ingresso e raccordo tra i palazzi imperiali sul Palatino e il Foro sottostante, dove probabilmente stazionava la guardia di pretoriani. Quando nel 552 i Bizantini presero possesso di Roma probabilmente ripristinarono, oltre a mura e acquedotti, anche i vecchi palazzi imperiali e usarono un'aula rettangolare e l'antistante quadriportico per fondare una sorta di "cappella palatina" dedicata alla Madonna. Prima di allora le chiese all'interno delle mura avevano come titolo i nomi degli antichi possessori delle case in cui veniva fondata una chiesa, mentre le nuove chiese sorgevano fuori le mura come luoghi di culto sulle tombe dei martiri. La costruzione di una chiesa in quel luogo "esorcizzava" anche i fantasmi del paganesimo: una leggenda infatti narrava che in quel luogo papa Silvestro I avesse ucciso un "dragone", allusione questa al culto di Vesta, effigiata con un "dragone" nell'attiguo tempio a lei dedicato. La chiesa, continuamente restaurata e abbellita da Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I, fu abbandonata dopo che un terremoto nell'847 fece franare sopra di essa parte dei palazzi sovrastanti. Papa Leone IV trasferì il titolo in una chiesa costruita ex novo: Santa Maria nova, l'attuale basilica di Santa Francesca Romana. Sui ruderi venne costruita nel XIII secolo una chiesetta, riedificata poi nel 1617 dal Longhi col titolo di Santa Maria Liberatrice. Scavi fortuiti nel XVIII secolo, e più mirati alla fine dell'Ottocento, riportarono alla luce tracce degli antichi affreschi: si decise quindi di abbattere l'edificio del Longhi, che non aveva particolari meriti artistici, per riportare in vita la chiesa originale. Il nome, il titolo di Santa Maria Liberatrice e le icone furono trasferiti nel 1909, alla chiesa di Santa Maria Liberatrice al Testaccio. Recentemente sono stati realizzati restauri accurati per il consolidamento e la protezione degli affreschi, condotti con il contributo di fondazioni di New York ed Oslo. La chiesa è stata aperta per visite solo brevemente durante il 2004, a restauri ancora in corso. Dal novembre 2012 la chiesa è stata riaperta al pubblico. L'edificio romano aveva una forma basilicale: aula rettangolare divisa in tre navate. Nello spessore del muro posteriore fu ricavata una piccola abside, e ai lati del presbiterio vi sono due piccole cappelle. Nel cortile quadrato che fungeva da vestibolo si trovano i resti di un impluvium risalente all'epoca di Caligola e lungo le pareti nicchie, forse per statue di imperatori, e tracce di affreschi dell'epoca di papa Adriano I. A sinistra della chiesa una rampa sale al Palatino.

Fonte: Wikipedia

L'edificio è chiuso al pubblico per tutto il 2013 per restauri in corso. Visitabile solo da studiosi con permessi speciali rilasciati dall' Ufficio Permessi della Soprintendenza Archeologica di Roma - piazza di S.Maria Nova 53.


lunedì 14 ottobre 2013

SAN NICOLA DEI CESARINI

La chiesa di San Nicola dei Cesarini è un luogo di culto cattolico scomparso di Roma, nel rione Pigna, ed affacciava sulla piazzetta omonima, anch'essa scomparsa. Tra il 1926 e il 1929, per riportare alla luce i templi dell’area sacra di Torre Argentina, furono demoliti diversi palazzi, scomparvero strade e piazze, e fu demolita anche la chiesa secentesca di San Nicola dei Cesarini. Quest’ultima demolizione riportò alla luce la sottostante chiesa medievale, conosciuta col nome di San Nicola de calcarario, e costruita in corrispondenza del Tempio A dell’area sacra. L’antica chiesa risale al IX secolo, ma è attestata dai documenti medievali per la prima volta nel XII secolo, in una bolla di papa Urbano III del 1186. Era chiamata de calcarario per la presenza, nella contrada, di forni per la cottura della calce. Di questa chiesa oggi restano solo parti della zona absidale e del transetto: le due absidi, una maggiore ed una minore, sono internamente decorate con resti di affreschi raffiguranti effigi di santi; inoltre negli scavi di demolizione è stato trovato un altare del XII secolo, che è stato lasciato sul posto; gli scavi hanno riportato alla luce anche resti di pavimento cosmatesco, alcuni pilastri in laterizio e la cripta semianulare (tipica del IX secolo). Nel corso del XVII secolo l’antica chiesa fu demolita e rifatta in due occasioni, nel 1611 e nel 1695; in quest’ultima fu affidata da Innocenzo XII ai padri Somaschi. Fu chiamata dei Cesarini per la vicinanza con il palazzo della famiglia romana, anch’esso andato distrutto con le demolizioni del 1926-1929. Internamente la chiesa presentava due tele di Avanzino Nucci raffiguranti un san Biagio ed un san Carlo; inoltre opere di Marco Benefial all’altare maggiore ed in una cappella laterale.

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: WKnight94.

CASTRUM CAETANI, RICOSTRUZIONE IN 3D

Il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani costituiscono un continuum archeologico, che sorge a Roma, poco prima del III miglio della Via Appia Antica, subito dopo il complesso costituito dal circo, dalla villa, e dal sepolcro del figlio dell'imperatore Massenzio, Valerio Romolo. Di Cecilia Metella non si hanno notizie personali, salvo che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico, e moglie di un Crasso che si presume essere il figlio di quel Marco Licinio Crasso che nel 71 a.C. aveva soffocato la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco e nel 60 a.C. aveva costituito il primo triumvirato con Cesare e Pompeo. La costruzione del mausoleo, come mostrano le scene di guerra che accompagnano l'epigrafe, era finalizzata a celebrare l'importanza della famiglia assai più che della dedicataria, e viene datata alla seconda metà del I secolo a.C. Il monumento originario era costituito dall'edificio circolare che ancora si erge, installato su un fondamento quadrangolare di opera cementizia. Il tamburo che conteneva la camera funeraria, del diametro di circa 30 metri e alto 39 metri con la merlatura, era interamente rivestito di blocchi di travertino, terminava presumibilmente in una piccola cupola - non più esistente ma ancora testimoniata da un anello di blocchi di travertino, e dall'indicazione monumentum peczutum - cioè monumento "appuntito" - con cui veniva descritto nell'XI secolo. In alto, al di sopra della tabula col titulus, correva un fregio di festoni floreali alternati a bucrani, dai quali nacque il toponimo di Capo di bove, che identificò la località a partire dal Medioevo. La stessa merlatura, poi rifatta più alta nel medioevo, era già presente nella struttura in travertino e ricordava gli antichi tumuli col perimetro segnato dai cippi. Alla camera sepolcrale - oggi di nuovo visitabile - si accede da un dromos nel basamento stesso; essa occupa l'intera altezza dell'edificio. L'arredo è andato completamente disperso, come era inevitabile per un luogo così a lungo frequentato: di un sarcofago trasferito a Palazzo Farnese si disse che era quello di Cecilia Metella, ma il Nibby lo attribuiva più plausibilmente ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico, il quale nel secolo successivo aveva acquisito vasti possedimenti in quella zona. Non è univoca la scelta della fonte di ispirazione per un monumento funebre circolare come il Mausoleo di Cecilia Metella: secondo alcuni studiosi i mausolei ellenistici, secondo altri le tholos etrusche. In ogni caso è interessante appurare il clima di restaurazione antiquaria che esisteva nella Roma del tardo I secolo a.C., tanto che si contano diversi esempi di architetture simili oltre i confini di Roma (a Sepino, Falerii, Gubbio, Pompei, Sarsina,ecc.) per tutta l'epoca giulio-claudia. In seguito il tamburo acquistò forme architettoniche sempre più complesse, fino alla sintesi coi mausolei a naiskos (tempietto) e a guglia, come nel mausoleo di Augusto (28 a.C.), quelli di Munazio Planco e Sempronio Atratino a Gaeta, quelli dei Plauzi Silvani, dei Servilii, dei Lucilii, ecc. In un documento del IX secolo il mausoleo è citato come "monumentum quod vocatur ta canetri capita". Il monumento e i terreni circostanti erano già in possesso della Chiesa, ma la definitiva fortificazione dell'edificio a cavallo della via Appia, e la sua integrazione in un vero e proprio castello fortificato, avvennero alla fine del XIII secolo ad opera dei Caetani, la potente famiglia di Bonifacio VIII. Nel recinto furono inclusi altre torri, un borgo e un'ampia chiesa intitolata a San Nicola di Bari, di cui oggi resta in piedi, ben restaurata, la sola struttura muraria. Il castello fu poi occupato dai Savelli, dagli Orsini, dai Colonna, dai Cenci, e infine, con le tenute circostanti, giunse in mano ai Torlonia.

Fonte: Wikipedia


Ricostruzione in 3d del Castrum Caetani

sabato 12 ottobre 2013

BASILICA DI SANTA MARIA IN ARACOELI

La basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma; sorge sul colle del Campidoglio. Il nome originario era Santa Maria in Capitolio; la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina. Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva essere entrato da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, secondo cui la chiesa sarebbe sorta là dove Augusto, avrebbe avuto la visione di una donna con un bambino in braccio e avrebbe udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». Si trattava di Maria, madre di Gesù, come si dice nei Mirabilia:



« Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. »
(Nel medioevo fu costruito sul sito un altare, oggi celato sotto il tempietto di s. Elena). 
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull'Arx, una delle due alture del Colle Capitolino. L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli. La prima costruzione risale al VI secolo. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta del XX secolo. In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa maria in Capitolio la proprietà sul montem Capitolii sono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può immaginare come poco più che viottoli scoscesi): 
  • la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata, che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra;
  • la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata);
  • la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.

Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo palazzo Senatorio). Nei decenni della contesa tra Guelfi e Ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai francescani, ordine dei tempi nuovi. Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (prima verso il palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio che giacevano abbondanti lì attorno; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo. Più della basilica papale di San Pietro e della cattedrale di San Giovanni, dedicate a celebrare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, in particolare il vicino Senato. Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, comandante della Lega Cattolica contro i Turchi, per festeggiare la vittoria nella battaglia di Lepanto (per l'occasione fu costruito il soffitto che possiamo ammirare tutt'oggi). Qui si svolge, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. Nell'Aracoeli, inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia urbana e la Guardia civica scelta prima, la Guardia palatina d'onore poi. Durante l'occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s'impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla: gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano andarono distrutte. Non migliorò la situazione l'insediamento al Campidoglio della Repubblica romana, in quanto anticlericale. Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, che vi insediò caserma e comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa e le persistenze romane e medioevali del sito. L'interno ha tre navate con archi a tutto sesto, un transetto poco sporgente, ed è dotato di tre cappelle absidali terminali. Ha un'architettura risalente al rifacimento dei frati francescani iniziato nel 1250 circa. Il soffitto ligneo a cassettoni è del XVI secolo, il pavimento cosmatesco, conservato salvo gli inserti di lastre tombali, del XIV secolo. Sono molti i tesori presenti nella chiesa. In controfacciata, alla sinistra del portale principale, è esposto il monumento funebre del Cardinale Ludovico d'Albret, bella opera di Andrea Bregno del 1465. Ancora a sinistra è stato appoggiata alla parete la lastra tombale dedicata a Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, originariamente posta sul pavimento, scolpita da Donatello nel 1432. Più avanti, addossato alla quarta colonna di sinistra, è presente un altare con la Madonna col Bambino e dedicante detta popolarmente Madonna del Rifugio (scuola senese del XV secolo); di fronte, simmetricamente, un altro altare a san Giacomo della Marca (molto meno frequentato). Più avanti, dietro le ultime colonne destra e sinistra della navata principale, sono conservati due bellissimi pergami cosmateschi risalenti all'inizio del XIII secolo e attribuiti ai Cosmati Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo. La chiesa era ed è famosa per il "Santo Bambino", scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo del Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi e i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia per un male o una disgrazia. La statua, trafugata a febbraio del 1994, non è stata più ritrovata. Al suo posto c'è ora una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.

Fonte. Wikipedia



venerdì 4 ottobre 2013

SANTUARIO DI SAN FRANCESCO A RIPA

San Francesco a Ripa è una chiesa romana del rione Trastevere.Trae la sua denominazione dalla vicinanza con il porto di Ripa Grande, affacciato sul Tevere. Fondata nel XI secolo e annessa inizialmente ad un ospedale, la chiesa fu rinnovata e dedicata a San Francesco d'Assisi dopo che lo stesso Santo vi aveva dimorato nel 1219. L'edificio attuale risale alla ristrutturazione secentesca di Onorio Longhi (corpo longitudinale, 1603) e di Mattia de Rossi (per la facciata, 1681-1701). La chiesa è nota ai più per la presenza della statua della Beata Ludovica Albertoni, scolpita da Gian Lorenzo Bernini per il cardinale Paluzzi (nipote di papa Clemente X) tra il 1671 e il 1675. La statua, vero esempio di trasporto mistico-carnale e di estasi barocca, è collocata su uno spettacolare drappo in diaspro sopra la mensa dell'altare della cappella; la parete di fondo, sempre secondo i suggerimenti di Gian Lorenzo Bernini, è stata scenograficamente arretrata per permettere alla luce di penetrare nell'ambiente da due finestre laterali nascoste, creando un effetto quasi soprannaturale, proprio come nell'Estasi di Santa Teresa della chiesa di Santa Maria della Vittoria. La pala della cappella, inquadrata da teste di cherubini in stucco che ribadiscono il sentore di apparizione mistica che pervade tutto il sacello, è del Baciccio. Fra le altre opere d'arte si segnala la bella cappella Rospigliosi (inizi del XVII secolo), tutta in marmi colorati, progettata da Nicola Michetti e Ludovico Rusconi Sassi. In sacrestia, all'interno di uno scenografico apparato di armadi barocchi, è conservata una tavola con S. Francesco (XIII secolo), attribuita a Margaritone d'Arezzo. In una cappella della chiesa, si trova il sepolcro di Giorgio de Chirico, benefattore dei frati minori.

Fonte: Wikipedia

martedì 1 ottobre 2013

CASA DI DANTE IN ROMA

La "Casa di Dante" fu istituita nel 1913 su proposta di Sidney Sonnino che in quel momento ricopriva la carica di Ministro degli Esteri. Nel 1920 il Comune di Roma cedette gratuitamente il Palazzetto degli Anguillara alla Casa di Dante e fu consegnato ufficialmente il 21 settembre del 1921. una lapide di marmo ancora ricorda l'evento. 







nella sesta ricorrenza centenaria
della morte di Dante Alighieri
il Municipio di Roma
questo edificio già degli Anguillara
affidò alla Casa di Dante
perché fosse in perpetuo consacrato
allo studio e alla divulgazione
delle opere e della vita del Divino Poeta
settembre mcmxxi.

La gratuità fu revocata il 27 ottobre del 1949 a causa di alcune norme nuove del Demanio e Patrimonio del Comune di Roma, ma nonostante questo la Casa di Dante continuò la sua opera di divulgazione conservando la propria sede nello storico palazzetto che fu costruito verso la metà del XV secolo da Everso II Anguillara il quale fece costruire una sorte di fortino inglobando la torre le cui fondamenta sono del XIII secolo. Nel 1538 il palazzetto fu acquistato da Alessandro Picciolotti da Carbognano vassallo proprio degli Anguillara. Nel 1827 fu acquistato da Giuseppe Forti, un borghese di Trastevere che lo adibì a fabbrica di vernici e vetri colorati. Solo nel 1887 l'edificio tornò al comune di Roma per essere restaurato.

SEDE

CASA DI DANTE IN ROMA
Palazzetto degli Anguillara
Piazza Sidney Sonnino 5 · 00153 Roma

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CONTATTI

Tel e fax: 06-5812.019
E.mail: info@casadidanteinroma.it
www.casadidanteinroma.it


ATTIVITA' PER L'ANNO ACCADEMICO 2013-2014

Il 18 gennaio 2014 ricorrono i Cento Anni dall'inizio delle attività della Casa di Dante.

lato, Inferno, canto V
17 Michele Rinaldi, Inferno, canto VI
24 Giovannella Desideri, Inferno, canto VII

Dicembre 2013
01 Corrado Calenda, Inferno, canto XI
08 Vittorio Celotto, Inferno, canto XVIII
15 Paola Nasti, Inferno, canto XIX

Sosta natalizia

Gennaio 2014
12 Giancarlo Alfano, Inferno, canto IV
17-18 Manifestazioni per il Centenario della Casa di Dante in Roma. Presentazione del vol. I dei 
Cento canti per cento anni
19 Quirino Principe, Dante e la musica
26 Luca Azzetta, Purgatorio, canto XXIII

Febbraio 2014
02 Emiliano Bertin, Purgatorio, canto XXII
09 Marco Ariani, Paradiso, canto I
16 Luca Marcozzi, Paradiso, canto VI
23 Paolo Falzone, Paradiso, canto X

Marzo 2014
02 Antonio Del Castello, Paradiso, canto XIII
09 Giorgio Stabile, Paradiso, canto XV
16 Pasquale Porro, Paradiso, canto XIX
30 Mira Mocan, Paradiso, canto XXIII

Aprile 2014
06 Stefano Prandi, Paradiso, canto XXV
13 Marco Ariani, Paradiso, canto XXX
27 Corrado Bologna, Paradiso, canto XXXI

Maggio 2014
04 Marco Ariani, Paradiso, canto XXXIII

Le Pubblicazioni della Casa di Dante

1. Monografie (1914-1989)

Corrado Ricci, Il canto v dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1914.
Isidoro Del Lungo, Dante in patria e nell’esilio errabondo, Firenze, Sansoni, 1914.
Giovanni Bertacchi, Sensi terreni nel ‘Paradiso’ di Dante, Firenze, Sansoni, 1916.
Luigi Pietrobono, Il canto iv dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1916.
Alessandro Chiappelli, Il canto iii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1916.
Luigi Valli, Il canto vi dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1916.
Giovanni Rosadi, Il canto xxiv dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1917.
Vittorio Turri, L’Italia nel libro di Dante, Firenze, Sansoni, 1920.
Raffaello Fornaciari, Il canto xviii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1921.
Corrado Ricci, Roma nel pensiero di Dante, Firenze, Sansoni, 1921.
Piero Giacosa, Il canto xxv del ‘Purgatorio’, Firenze, Sansoni, 1922.
Filippo Crispolti, Il canto xii del ‘Paradiso’, Firenze, Sansoni, 1923.
Nicola Zingarelli, I figli di Dante, Firenze, Sansoni, 1923.
Raffaello Fornaciari, Il canto xviii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1932.
Umberto Bosco, Il canto viii dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1950.
Natalino Sapegno, Il canto xxix dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1950.
Umberto Bosco, Il canto xxix dell’ ‘Purgatorio’, Roma, Signorelli, 1951.
Siro A. Chimenz, Il canto ii dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1951.
Siro A. Chimenz, Il canto xxix del ‘Paradiso’, Roma, Signorelli, 1951.
Siro A. Chimenz, Il canto xxxiii del ‘Paradiso’, Roma, Signorelli, 1951.
Bruno Nardi, Il canto xi dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1951.
Aurelio Roncaglia, Il canto xxvi del ‘Purgatorio’, Roma, Signorelli, 1951.
Mario Sansone, Il canto x dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1951.
Pietro Conte, Il canto xxviii dell’ ‘Inferno’, Roma, Casa di Dante, 1952.
Mario Fubini, Il canto xxvi dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1952.
Giovanni Getto, Il canto xvii dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1952.
Antonino Pagliaro, Il canto v dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1952.
Mario Principato, Il canto xxi dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1952.
Leone Cicchitto, Il canto ii del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1953.
Giovanni Fallani, Il canto x del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1953.
Tommaso Gallarati Scotti, Il canto vi del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1953.
Bruno Nardi, Il canto xv del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1953.
Marino Szombathely, Il canto iii del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1953.
Pietro Conte, Il canto xxx del ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1954.
Giuseppe Guido Ferrero, Il canto xxv dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1954.
Augustin Reanudet, Il canto iv dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1954.
Siro A. Chimenz, Il canto xix del ‘Paradiso’, Roma, Signorelli, 1955.
Mario Sansone, Il canto i del ‘Purgatorio’, Roma, Signorelli, 1955.
Bruno Nardi, Il canto xi dell’ ‘Inferno’, con una nota di Siro A. Chimenz, Roma, Signorelli, 1955.
Natalino Sapegno, Il canto xxix dell’ ‘Inferno’, 2° ediz. rivista, Roma, Signorelli, 1956.
Giovanni Fallani, Il canto xxxi del ‘Paradiso’, Roma, Casa di Dante, 1957.
Siro A. Chimenz, Il canto xxvii dell’ ‘Inferno’, Roma, Signorelli, 1958.
Thomas Goddard Bergin, Il canto xi del ‘Paradiso’, Roma, Signorelli, 1959.
Marcello Camillucci, Il canto xxv del ‘Paradiso’, Torino, Sei, 1959.
Alberto Frattini, Il canto xxviii del ‘Paradiso’, Torino, Sei, 1959.
Gianni Grana, Il canto xviii dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Gianni Grana, I ladri fraudolenti (‘Inferno’ xxiv e xxv), Torino, Sei, 1959.
Mario Marti, Il canto vii dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Bruno Nardi, Il canto xxxiv dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Ettore Paratore, Il canto xiv dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Luigi Pietrobono, Il canto xxiv del ‘Paradiso’, Torino, Sei, 1959.
Aleardo Sacchetto, Il canto xii dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Marino Szombathely, Il canto viii dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Giuseppe Toffanin, L’umanesimo di Dante e il cielo di Giove, Torino, Sei, 1959.
Aldo Vallone, Il canto xvi dell’ ‘Inferno’, Torino, Sei, 1959.
Fausto Montanari, La canzone della leggiadria: ‘Poscia ch’Amor del tutto m’ha lasciato’, Torino, Sei, 1961.
Antonio Piromalli, Il canto xiv del ‘Purgatorio’, Torino, Sei, 1961.
Aleardo Sacchetto, Il canto viii del ‘Purgatorio’, Torino, Sei, 1961.
Aleardo Sacchetto, Il canto xxiii del ‘Purgatorio’, Torino, Sei, 1962.
Leonardo Vitetti, Il sonetto a Dante di Guido Cavalcanti ‘I’ vegno il giorno a te...’, Torino, Sei, 1962.
Casa di Dante in Roma: 1914-1964, Roma, Casa di Dante, 1964.
Lanfranco Caretti, Il canto v dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1966.
Invito alla lettura di Dante: corso per docenti della scuola primaria, Roma, Casa di Dante, 1966.
Nuove letture dantesche. Vol. i: Anno di studi 1965-66, Firenze, Sansoni, 1966.
Mostra dantesca dell’editoria italiana: Roma, 28 aprile-12 maggio 1966: catalogo, Roma, Casa di Dante, 1966.
Mario Apollonio, Il canto viii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Lanfranco Caretti, Il canto v dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Fernando Figurelli, Il canto vii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Arsenio Frugoni, Il canto x del’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Francesco Mazzoni, Il canto vi dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Giorgio Padoan, Il canto iii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Antonino Pagliaro, Il canto ii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Silvio Pasquazi, Il canto xx dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Giorgio Petrocchi, Il canto i dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Aleardo Sacchetto, Il canto iv dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Aldo Vallone, Il canto ix dell’ ‘Inferno’, Firenze, Le Monnier, 1967.
Umberto Bosco, Il canto xiv dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1968.
Nuove letture dantesche. Vol. ii: Anno di studi 1966-67, Firenze, Sansoni, 1968.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. i, Roma, Casa di Dante, 1968.
Francesco Gabrieli, Il canto vi del ‘Purgatorio’, Firenze, Sansoni, 1969.
Nuove letture dantesche. Vol. iii: Anno di studi 1967-68, Firenze, Sansoni, 1969.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. ii, Roma, Casa di Dante, 1969.
Aldo Vallone, Il canto xxxiv dell’ ‘Inferno’ e l’estremo intellettualismo di Dante, Firenze, Le Monnier, 1969.
Nuove letture dantesche. Vol. iv: Anno di studi 1968-69, Firenze, Sansoni, 1970.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. iii, Roma, Casa di Dante, 1970.
Aldo Vallone, Il canto xi del ‘Purgatorio’, Firenze, Le Monnier, 1970.
Giorgio Varanini, Il canto iv del ‘Paradiso’, Firenze, Sansoni, 1970.
Manlio Pastore Stocchi, Il canto v del ‘Paradiso’, Firenze, Sansoni, 1971.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. iv, Roma, Casa di Dante, 1971.
Sergio Romagnoli, Il canto xxx del ‘Purgatorio’, Firenze, Le Monnier, 1972.
Umberto Bosco, Il canto xxviii del ‘Purgatorio’, Firenze, Le Monnier, 1972.
Adolfo Jenni, Il canto xxiii del ‘Purgatorio’, Firenze, Sansoni, 1972.
Nuove letture dantesche. Vol. v: Anno di studi 1969-70, Firenze, Sansoni, 1972.
Ettore Paratore, Il canto i del ‘Paradiso’, Firenze, Sansoni, 1972.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. v, Roma, Casa di Dante, 1972.
Francesco Gabrieli, Il canto xx del ‘Paradiso’, Firenze, Le Monnier, 1973.
Raffaello Morghen, Il canto xvi del ‘Paradiso’, Firenze, Le Monnier, 1973.
Aldo Vallone, Il canto ix del ‘Paradiso’, Firenze, Le Monnier, 1973.
Nuove letture dantesche. Vol. vi: Anno di studi 1970-71, Firenze, Sansoni, 1973.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. vi, Roma, Casa di Dante, 1973.
Umberto Bosco, Problemi e prospettive di un’enciclopedia dantesca, Firenze, Sansoni, 1974.
Eurialo De Michelis, Il canto xxii del ‘Paradiso’, Firenze, Le Monnier, 1974.
Aulo Greco, Il canto xxiv del ‘Paradiso’, Firenze, Le Monnier, 1974.
Attilio Mellone, Il canto xxix del ‘Paradiso’: una lezione di angelogia, Firenze, Sansoni, 1974.
Nuove letture dantesche. Vol. vii: Anno di studi 1971-72, Firenze, Sansoni, 1974.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. vii, Roma, Casa di Dante, 1974.
Kenelm Foster, Dante e San Tommaso, Roma, Casa di Dante, 1975.
Pier Giorgio Ricci, Dante e Boccaccio, Roma, Casa di Dante, 1975.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. viii, Roma, Casa di Dante, 1975.
Aleardo Sacchetto, Il canto iii dell’ ‘Inferno’, Firenze, Sansoni, 1975.
Umberto Bosco, Recupero e reinterpretazione dello Stilnovo nel ‘Purgatorio’, Roma, Casa di Dante, 1976.
Guido Gonella, Il canto xi dell’ ‘Inferno’, Roma, Bonacci, 1976.
Michele Maccarrone, Papato e impero nella ‘Monarchia’, Firenze, Le Monnier, 1976.
Valerio Mariani, Michelangelo e Dante, Roma, Casa di Dante, 1976.
Francesco Mazzoni, Il canto v dell’ ‘Inferno’, Roma, Bonacci, 1976.
Raffaello Morghen, Le lettere politiche di Dante, Firenze, Le Monnier, 1976.
Nuove letture dantesche. Vol. viii: Anno di studi 1972-73, Firenze, Sansoni, 1976.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. ix, Roma, Casa di Dante, 1976.
Gianvito Resta, Il canto xiii dell’ ‘Inferno’, Roma, Bonacci, 1976.
Fernando Salsano, Il canto xvii dell’ ‘Inferno’, Roma, Bonacci, 1976.
Aldo Vallone, Apparizione e disdegno di Beatrice, Firenze, Sansoni, 1976.
Alberto Frattini, Dantismo di Rebora, Roma, Bonacci, 1977.
‘Inferno’: letture degli anni 1973-76, a cura di Silvio Zennaro, Roma, Bonacci, 1977.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. x, Roma, Casa di Dante, 1977.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. xi, Roma, Casa di Dante, 1978.
Dante nella letteratura italiana del Novecento: atti del convegno di studi, Casa di Dante, Roma, 6-7 maggio 1977, a cura di Silvio Zennaro, Roma, Bonacci, 1979.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. xii, Roma, Casa di Dante, 1979.
Giovanni Fallani, Ricordo di Luigi Pietrobono 1863-1960, Roma, Casa di Dante, 1980.
Raffaello Morghen, Dante tra l’umano e la storia della salvezza, Roma, Casa di Dante, 1980.
Mostra documentaria dedicata a Luigi Pietrobono. Con un settore di lettere pascoliane. Catalogo provvisorio, a cura di Silvio Zennaro, Roma, Casa di Dante, 1980.
Repertorio bibliografico dantesco, vol. xiii, Roma, Casa di Dante, 1980.
Paolo Brezzi, Il canto xvii del ‘Paradiso’, Roma, Bonacci, 1981.
Alberto Chiari, L’addio di Dante a Beatrice, Roma, Casa di Dante, 1981.
‘Purgatorio’: letture degli anni 1976-79, Roma, Bonacci, 1981.
Aldo Vallone, Il canto xxxi del ‘Paradiso’, Roma, Bonacci, 1981.
Giuliano Bonfante, La lingua di Dante, Roma, Casa di Dante, 1982.
L’Inferno dantesco nell’interpretazione di 34 artisti contemporanei, Roma, Casa di Dante, 1982.
Ettore Paratore, Virgilio nell’età di Dante, Roma, Casa di Dante, 1982.
Ruggiero M. Ruggieri, Dante e gli angioini, Roma, Casa di Dante, 1982.
Giovanni Fallani, Raffaello e Dante, Roma, Casa di Dante, 1983.
Paolo Brezzi, Il Giubileo del 1300: Bonifacio e Dante, Roma, Casa di Dante, 1984.
Francesco Sisinni, Il canto di San Bernardo, Roma, Casa di Dante, 1984.
La ‘Divina Commedia’ nelle incisioni degli artisti contemporanei, 3 voll., Roma, Casa di Dante, 1987.
‘Paradiso’: letture degli anni 1979-81, Roma, Bonacci, 1989.

2) Periodici (1960-1992)

L‘«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. i fasc. 1 1960, Roma, S.T.I., 1960.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. i fasc. 2 1960, Roma, S.T.I., 1960.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. ii fasc. 1 1961, Roma, S.T.I., 1961.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. ii fasc. 2 1961, Roma, S.T.I., 1961.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. iii fasc. 1 1962, Roma, S.T.I., 1962.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. iii fasc. 2 1962, Roma, S.T.I., 1962.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. iv fasc. 1 1963, Roma, S.T.I., 1963.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. iv fasc. 2 1963, Roma, S.T.I., 1963.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. v fasc. 1 1964, Roma, S.T.I., 1964.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. v fasc. 2 1964, Roma, S.T.I., 1964.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. vi fasc. 1 1965, Roma, S.T.I., 1965.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. vi fasc. 2 1965, Roma, S.T.I., 1965.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. vii fasc. 1 1966, Roma, S.T.I., 1966.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. vii fasc. 2 1966, Roma, S.T.I., 1966.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. viii fasc. 1 1967, Roma, S.T.I., 1967.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. viii fasc. 2 1967, Roma, S.T.I., 1967.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. ix fasc. 1 1968, Roma, S.T.I., 1968.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. ix fasc. 2 1968, Roma, S.T.I., 1968.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. x fasc. 1 1969, Roma, S.T.I., 1969.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. x fasc. 2 1969, Roma, S.T.I., 1969.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xi fasc. 1 1970, Roma, S.T.I., 1970.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xi fasc. 2 1970, Roma, S.T.I., 1970.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xii fasc. 1 1971, Roma, S.T.I., 1971.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xii fasc. 2 1971, Roma, S.T.I., 1971.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xiii fasc. 1 1972, Roma, S.T.I., 1972.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xiii fasc. 2 1972, Roma, S.T.I., 1972.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xiv fasc. 1 1973, Roma, S.T.I., 1973.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xiv fasc. 2 1973, Roma, S.T.I., 1973.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xv fasc. 1 1974, Roma, S.T.I., 1974.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xv fasc. 2 1974, Roma, S.T.I., 1974.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xvi fasc. 1-2 1975, Roma, S.T.I., 1975.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xvii fasc. 1-2 1976, Roma, S.T.I., 1976.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xviii fasc. 1 1977, Roma, S.T.I., 1977.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xviii fasc. 2 1977, Roma, S.T.I., 1977.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xix fasc. 1 1978, Roma, S.T.I., 1978.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xix fasc. 2 1978, Roma, S.T.I., 1978.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xx fasc. 1 1979, Roma, S.T.I., 1979.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xx fasc. 2 1979, Roma, S.T.I., 1979.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxi fasc. 1 1980, Roma, S.T.I., 1980.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxi fasc. 2 1980, Roma, S.T.I., 1980.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxii fasc. 1 1981, Roma, S.T.I., 1981.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxii fasc. 2 1981, Roma, S.T.I., 1981.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxiii fasc. 1 1981, Roma, S.T.I., 1982.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxiii fasc. 2 1981, Roma, S.T.I., 1982.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxiv fasc. 1 1983, Roma, S.T.I., 1983.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxiv fasc. 2 1983, Roma, S.T.I., 1983.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxv fasc. 1 1984, Roma, S.T.I., 1984.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxv fasc. 2 1984, Roma, S.T.I., 1984.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxvi fasc. 1 1985, Roma, S.T.I., 1985.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxvi fasc. 2 1985, Roma, S.T.I., 1985.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxvii fasc. 1 1986, Roma, S.T.I., 1986.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxvii fasc. 2 1986, Roma, S.T.I., 1986.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxviii fasc. 1 1987, Roma, S.T.I., 1987.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxviii fasc. 2 1987, Roma, S.T.I., 1987.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxix fasc. 1 1988, Roma, S.T.I., 1988.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxix fasc. 2 1988, Roma, S.T.I., 1988.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxx fasc. 1 1989, Roma, S.T.I., 1989.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxx fasc. 2 1989, Roma, S.T.I., 1989.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxi fasc. 1 1990, Roma, S.T.I., 1990.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxi fasc. 2 1990, Roma, S.T.I., 1990.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxii fasc. 1 1991, Roma, S.T.I., 1991.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxii fasc. 2 1991, Roma, S.T.I., 1991.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxiii fasc. 1 1992, Roma, S.T.I., 1992.
L’«Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», a. xxxiii fasc. 2 1992, Roma, S.T.I., 1992.

lunedì 16 settembre 2013

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DEI CAVALIERI DI RODI

La cappella palatina di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi è una chiesa di Roma nel rione Monti, in piazza del Grillo. Benché l’edificio sia costruito su resti del Foro di Augusto, la chiesa è una costruzione moderna (risale al 1946), ricavata all’interno di uno degli ambienti della Casa, detta anche Castello, dei Cavalieri di Rodi (oggi Sovrano Militare Ordine di Malta), a sua volta costruita sulle preesistenze di epoca romana. Questi cavalieri, che acquisirono i beni dei Templari, soppressi come Ordine all’inizio del XIV secolo, edificarono la loro casa sui resti del Foro di Augusto: costruita in laterizio, presenta un grande arco nella facciata ed una finestra quattrocentesca a croce. La chiesa è ricavata in un quadriportico a pilastri con archi in travertino. Nella parete di fondo vi è l’altare con sculture di Alfredo Biagini (1886-1952).

Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi
piazza del Grillo, Roma (Zona Foro Romano - Metro Colosseo)

Fonte: Wikipedia

CASA DEI CAVALIERI DI RODI

Il complesso architettonico della Casa dei Cavalieri di Rodi è il risultato di una plurisecolare stratificazione di monumenti sull’area che in età imperiale ospitava il Foro di Augusto. Questa zona fu interessata dai lavori di demolizione che fra 1924 e 1932 portarono all’apertura di Via dei Fori Imperiali, comportando la scomparsa delle strutture medioevali del monastero di San Basilio e di quelle cinquecentesche del Convento delle Domenicane della SS. Annunziata. Nel 1466 il papa Paolo II affidò al nipote cardinale Marco Barbo l’amministrazione del priorato dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, un ordine ospedaliero che all’inizio del Duecento aveva occupato proprio la chiesa e il monastero dei monaci basiliani, sorto fin dal IX secolo sopra il Tempio di Marte Ultore. Il card. Barbo promosse una serie di restauri che conferirono all’edificio l’aspetto che in parte si può ammirare ancora oggi: furono probabilmente utilizzate le stesse maestranze che lavoravano al vicino Palazzo della Repubblica di Venezia. Attraversati il salone d’onore con le bandiere dell’ordine e l’arengario per i discorsi, la sala della loggetta con la ricomposizione dell’attico dei portici del Foro di Augusto, alcune sale con antichi soffitti in legno, sculture e dipinti di varie epoche, si accede all’ariosa loggia a otto arcate affacciata sui Fori. Le pitture ad affresco, purtroppo molto deteriorate dall’esposizione agli agenti atmosferici, raffigurano medaglioni con imperatori e paesaggi popolati da piante e animali di specie diverse e sono attribuite ad artisti della cerchia di Andrea Mantegna. Dal 1946 la Casa è concessa in uso al Sovrano Militare Ordine di Malta: al santo patrono dei Cavalieri, Giovanni Battista, è dedicata la cappella ricavata nell’atrio di una dimora di età romana. Il monumento è visitabile (martedì e giovedì mattina) su prenotazione: 060608 fax 0667104291.

Casa dei Cavalieri di Rodi
piazza del Grillo, Roma (zona Foro Romano - Metro Colosseo)

Fonte: Comune di Roma

lunedì 26 agosto 2013

CHIESA DI SAN GIOVANNI A PORTA LATINA

San Giovanni a Porta Latina è una delle più antiche chiese basilicali di Roma, eretta vicino a Porta Latina, nei pressi delle Mura aureliane, sulla Via Latina. La chiesa, dedicata a san Giovanni evangelista, si trova all'estremità del rione Celio, in quello che una volta si chiamava il disabitato. Ancora oggi la zona è rimasta immersa nel verde e salvaguardata dalle costruzioni, che invece sono cresciute intensive al di là delle mura (quartiere Appio-Latino), a ridosso di un caratteristico quartiere di villini di inizio Novecento. La costruzione della basilica risale alla fine del IV secolo, ma la chiesa subì restauri e ammodernamenti già nel V secolo e poi nell'VIII, nel IX, nell'XI e nel XIII secolo. Fu fondata nel V secolo o alla fine del IV, ricostruita certamente nel 720 e restaurata nel 1191, con l'aggiunta di un nuovo bel campanile a sei ordini di trifore e di un nuovo ciclo di affreschi con ben 46 scene bibliche sia vetero che neotestamentarie. L'importante ciclo, recentemente restaurato, rappresenta insieme al salone gotico nel Monastero dei Santi Quattro Coronati, uno degli esempi maggiori di pittura medioevale nella Capitale realizzati precedentemente all'importante periodo del Cavallini e della sua Scuola Romana. Tra il XVI e il XVII secolo fu arricchita da un nuovo affresco absidale su cartone del Cavalier d'Arpino. Un ulteriore rifacimento, che la riportò alle antiche caratteristiche medievali, si ebbe nel 1940-41, quando la basilica fu assegnata ai Rosminiani, che oggi nel plesso conventuale adiacente hanno la curia generalizia dove risiede il moderatore generale della congregazione e lo studentato internazionale. Il portico medioevale e le navate della basilica sono sostenuti da colonne di spoglio appartenenti, secondo la leggenda, ad un tempio di Diana, parzialmente spogliate a favore del Laterano alla fine del XVIII secolo. Nella seconda metà del XVI secolo, presso la Chiesa di San Giovanni a Porta Latina (all'epoca con il titolo lungamente vacante, per essere stata praticamente espropriata del proprio patrimonio dall'Arcibasilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano), con la complicità di alcuni frati, viene costituito un circolo segreto di uomini, all'interno del quale si manifestavano legami di affetto omosessuale, si consumavano rapporti carnali e si consacravano vincoli matrimoniali tra persone dello stesso sesso osservando la liturgia ecclesiastica. La confraternita venne sciolta il 20 luglio 1578 in seguito all'arresto di undici persone, tutte di sesso maschile. Il processo avanti al Tribunale Criminale del Governatore si concluse con una condanna esemplare per otto degli imputati, tutti ritenuti colpevoli dei reati di sodomia e profanazione dell'istituto matrimoniale. La pena inflitta fu la condanna a morte per impiccagione, eseguita il 13 agosto al Ponte Sant'Angelo, con successivo rogo degli otto corpi. Un frate venne assolto, forse per evitare un coinvolgimento diretto della Chiesa cattolica. Altre due persone collaborarono solertemente ed evitarono la morte. La Legenda Aurea racconta così la storia:
«Quando gli apostoli dopo la Pentecoste si separarono, lui [Giovanni Evangelista] andò in Asia, dove fondò molte chiese. Quando l'imperatore Domiziano venne a conoscenza della sua fama, lo fece venire a Roma e lo fece buttare in un recipiente di olio bollente, immediatamente davanti alla porta Latina: ma Giovanni ne usì illeso, come era rimasto estraneo alla corruzione della carne. L'imperatore, visto che anche così non desisteva dalla predicazione, lo mandò in esiio nell'isola di Patmo, dove nella completa solitudine scrisse l'Apocalisse»
L'oratorio di San Giovanni in Oleo, che sorge nelle vicinanze della basilica e ne era un annesso, sarebbe stato costruito esattamente sul luogo della tortura a cui l'Evangelista era miracolosamente sopravvissuto. Mentre la chiesa è un po' nascosta, chi entrava a Roma da Porta Latina se lo trovava subito davanti, e poteva fare un'orazione lì, prima di attraversare il disabitato. Il tempietto era stato ricostruito a pianta ottagonale nel 1509 e fu fatto restaurare dal cardinale titolare Francesco Paolucci, che aveva in animo di farne la cappella di famiglia, attorno al 1660 per mano del Borromini.

Fonte: Wikipedia

Foto tratta da Wikipedia, Autore Warburg

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