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venerdì 4 ottobre 2013

POGGIO BUSTONE: INIZIA LA PREDICA DI SAN FRANCESCO

"Buon giorno, buona gente!". Con queste parole così semplici Francesco salutò gli abitanti di Poggio Bustone. Luca Warding storico francescano del 1600 ci racconta l'arrivo di Francesco e dei suoi compagni proprio a Poggio Bustone. Proprio qui è identificata la prima meta nella Valle Reatina. Francesco sostò in questi luoghi e usava raccogliersi in preghiera in una grotta e proprio qui ebbe una visione che gli confermò il perdono di tutti i suoi peccati giovanili e soprattutto gli prediceva una importante diffusione del suo ordine, diffusione iniziata dal Santo proprio da Poggio Bustone. Un'altra testimonianza racconta una sua pubblica confessione: una folla si cinse attorno al santo per ascoltare i suoi "peccati" (aveva mangiato cibi conditi con lardo durante il periodo di quaresima).

Il santuario

Proprio XIII secolo iniziò la costruzione del santuario di Poggio Bustone. Nel Duecento furono edificati il convento e la chiesina nel chiostro; a cavallo tra il trecento e il quattrocento fu ampliato il convento e fu costruita una nuova chiesa, mentre nel Seicento al convento venne aggiunto un altro piano. Riasale al XX secolo l'edificazione del "Tempietto della Pace". Nel santuario si trova la chiesa di San Giacomo, costruita verso la fine del Trecento, in cui si possono apprezzare affreschi ch ritraggono la Madonna delle Grazie con il bambino e due angeli ai lati in adorazione, il castello di Poggio Bustone su cui vigilano San Francesco e Sant'Antonio oltre alle artistiche vetrate ed al tradizionale crocefisso in legno. Nel chiostro adiacente alla chiesa si possono trovare un quadro con le parole del "Cantico delle Creature", mentre nelle lunette sono raffigurati episodi della vita di San Francesco. Aperto al pubblico è il refettorio in cui si può trovare l'altare in legno con l'edicola dedicata a San Giacomo utilizzate da San Francesco e dai suoi primi seguaci. Uscendo dal santuario, per raggiungere il Tempietto della Pace, si percorre un sentiero in cui sono poste le edicole della via crucis, ognuna composta da un diverso materiale (legno, marmo, bronzo, ceramica, ecc). Terminato il sentiero si può trova una statua in bronzo del Santo.

Fonte: Wikipedia

IL TEMPIO DI SAN FRANCESCO SUL TERMINILLO

Il 18 Giugno del 1939 Pio XII dichiarò Patrono d'italia San Francesco D'Assisi e a 1623 metri di altitudine sul Terminillo i frati minori francescani vollero costruire un Tempio la cui prima pietra arrivò da Assisi e fu posta il 18 settembre 1949. la Consacrazione avvenne il 22 agosto del 1964. La facciata principale e di colore rosa e bianco e al centro della facciata notiamo la sagoma del protiro che ricorda la facciata della porziuncola. In alto possiamo vedere la scultura che raffigura Francesco opera di Beniamino Falda, Sotto la chiesa abbiamo la cripta che forma il pero e proprio podio del tempio. Accanto alla chiesa svetta l'altissimo campanile e sulla campana maggiore vi è l'iscrizione augurale "E caelis abreptum Pacis Bonique omen profundo festivo sono". Le volte interne del Tempio si rifanno a quelle della porziuncola: la chiesa è lunga 36 metri e alta 24 e vi sono tre cappelle: di Sant'Antonio, Cappella del Crocifisso e la Cappella di San Francesco con l'urna in cui si conserva una parte delle sue ceneri. Davanti l'urna arde tutti i giorni una lampada votiva. 

IL SINAI FRANCESCANO

"Il monte della Regola, monte Ranierio [l'attuale Fontecolombo], è stato riempito dal Signore di divina dolcezza, consacrato al sapore mellifluo della sua presenza, in mezzo al festoso stuolo dei beati. È divenuto un nuovo Sinai, dove, sentendolo tutti, fu data la legge. Un altro monte Carmelo, dove l'anima di Francesco si intratteneva e conversava con il Signore. Fontecolombo è il monte che dobbiamo salire a piedi scalzi, perché è un luogo veramente santo".  Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, II, 57- 60, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999.
Nella parte più nascosta di un bosco di lecci possiamo trovare il Santuario di Montecolombo identificato come il Sinai Francescano: infatti è il monte scelto da Francesco per scrivere la regola del suo Ordine. Qui troviamo anche il sacro speco, la grotta dove Francesco scrisse materialmente la Regola.

Francesco fu presente per la prima volta a Fontecomobo nel 1217 e poi tra la primavera e l'estate del 1223 quando si misse a scrivere la Regola passata alla storia come Regola Bollata sottoposta all'approvazione di Ononio III il 29 novembre 1223. A Fontecolombo Francesco subì un intervento agli occhi, gli vennero incise le vene dell'orecchio e del sopracciglio. Si narra che Francesco iniziò a parlare col fuoco usato dal medico per scaldare i ferri e ciò permise a Francesco di non setire dolore. 

La malattia è il morbo dell'egiziano, una malattie virale contratta in Egitto nel 1220 e si manifestò pesantemente anche a causa dell'anemia di cui soffriva il Santo dovuto alle febbri e ai digiuni. Quando la malattia peggiorò risultò estremamente difficile convincere Francesco a curarsi data anche il suo ascetismo ma cedette solo alle pressioni del Cardinale Ugolino che lo invitò a Rieti dove vi era un famoso medico specializzato nella cura degli occhi:
« Sendo una volta santo Francesco gravemente infermo degli occhi messere Ugolino, cardinale protettore dell'Ordine, per grande tenerezza ch'avea di lui, sì gli iscrisse ch'egli andasse a lui a Rieti dov'erano ottimi medici d'occhi [...] San Francesco quindi, su sollecitazione dei confratelli e del Cardinale Ugolino Conte di Segni (futuro Papa Gregorio IX) fu convinto a sottoporsi ad una terribile operazione nella speranza di poter guarire dalla malattia. Fatto giungere appositamente a Fonte Colombo, il medico sottopose San Francesco alla cauterizzazione, utilizzando un ferro rovente, delle vene dall'orecchio al sopracciglio, credendo d'interrompere in tal modo il flusso di umori che si riversava dagli occhi del Santo. »
(I Fioretti di San Francesco, cap. XIX)
Il Santuario Convento di Fonte Colombo è uno dei quattro santuari che delimitano il cosiddetto Cammino di San Francesco, insieme il Convento di Greccio, il Santuario della Foresta, e il convento di San Giacomo a Poggio Bustone. Anticamente poco più di semplici rustici di pietra e legno, i conventi, disposti come una corona sui colli che sovrastano la Valle Santa a Rieti, sono tutti legati profondamente ad alcuni particolari momenti mistici della vita di Francesco d'Assisi. Immerso in un meraviglioso bosco di lecci secolari, il santuario di Fonte Colombo si adagia su un costone del Monte Rainiero, a circa 549 metri s.l.m.
Inizialmente punto di presidio dei benedettini dell'abbazia di Farfa, pare che il nome con cui è conosciuto gli sia stato attribuito dallo stesso Francesco, il quale salendo sul monte, vide nel bosco una fonte di acqua cristallina (che esiste tuttora) a cui si abbeveravano delle colombe bianche (Fons colombarum).
Due sono i momenti importanti della vita di san Francesco legati a questo luogo. Il primo, tra la fine del 1222 e l'inizio del 1223, fu la redazione della Regola definitiva dell'ordine, detta "Regola bollata" che fu definitivamente approvata da papa Onorio III il 29 novembre 1223. Dopo aver sostato in preghiera e digiunato per quaranta giorni (questo luogo è conosciuto anche come "Sinai francescano"), san Francesco dettò a frate Leone, in presenza di frate Bonizo da Bologna, esperto in diritto canonico, la regola dell'ordine, molto più breve di quella cosiddetta "non bollata" presentata al capitolo del 1221. La stesura della regola avvenne in una grotta alle pendici del monte. Sulla grotta, detta Sacro Speco, è stata poi costruito l'oratorio di San Michele, che racchiude la grotta e comprende una piccola cappella. Il secondo momento della vita del santo testimoniato da questo luogo, è datato alla fine del 1225, un anno prima della morte, ed è legato al tentativo di guarire san Francesco dalla grave malattia agli occhi che aveva con tutta probabilità contratto in Egitto durante la Quinta Crociata e che lo rendeva quasi cieco. Narrano le fonti francescane che, di fronte all'emozione e alla fuga dei confratelli all'inizio del terribile intervento (in realtà una vera e propria tortura), san Francesco, mentre il medico scaldava il ferro, apostrofò "fratello Foco" pregandolo di mitigare la sua forza, invocandone la benevolenza e la cortesia. E il fuoco risparmiò il santo dal dolore, con grande stupore e meraviglia del medico. Il 6 gennaio 1519 il convento venne affidato alla custodia di Bernardino d'Asti e Stefano da Molina che vi fondaromo i Frati Minori Riformati. 

Fonte: Wikipedia

lunedì 13 maggio 2013

RUDERI DI SAN MARTINO

Con Ruderi di San Martino si indicano i resti di una imponente abbazia, collegata con l'abbazia di Farfa, risalente all'XI secolo e mai conclusa. I ruderi si trovano in cima al Monte Acuziano (489 m s.l.m.), che fronteggia il Monte Bruzio su cui sorge l'agglomerato urbano di Fara in Sabina nella provincia di Rieti. Le testimonianze più antiche risalgono alla tarda Età del Bronzo: sono stati accertati in loco un'antica villa e i ruderi di un tempio dedicato alla dea Vacuna, antica dea sabina. Sui resti della villa sono state edificate celle per gli eremiti, mentre l'oratorio fu costruito in una grotta. Attualmente sono visibili i ruderi della costruzione di San Lorenzo Siro, liberatore di Farfa secondo la leggenda per aver sconfitto un drago. Il nome di San Martino deriva dall'antico oratorio dedicato a Martino Vescovo di Tours in cui morì peraltro il cronista farfense dell'XI-XII secolo Gregorio da Catino. Nel XV secolo, Papa Sisto IV diede il via a delle opere di restauro che distrussero gli affreschi precedenti. Nel 1097, dato che l'abbazia di Farfa si era schierata a favore dell'imperatore Enrico IV e contro il Papato nella lotta per le investiture l'abate Bernardo II progettò di spostare l'abbazia in un luogo più difendibile, sulla cima del Monte Acuziano, ma la costruzione non fu mai terminata per la sopraggiunta morte dell'abate. Nel 1142, pur dopo il passaggio del monastero sotto il controllo dell'autorità pontificia con il concordato di Worms, l'abate Adinolfo I decise di ricominciare i lavori per la costruzione dell'abbazia, ma alla sua morte i lavori si interruppero di nuovo. I Ruderi di San Martino sono raggiungibili tramite un sentiero ben segnalato e di scarsa difficoltà: l'inizio del sentiero è in località Quattro Venti. Giunti sulla cima del Monte Acuziano, oltre a visitare i Ruderi dell'Abbazia, attualmente pericolanti, si può osservare il panorama: della valle del Tevere da un lato, del Terminillo Pellecchia e Gennaro dall'altro, e di Fara in Sabina sul colle di fronte. Il Monte Acuziano è anche zona di pascolo ovino.

Fonte: Wikipedia

mercoledì 11 aprile 2012

ABBAZIA DI FARFA

L'Abbazia di Santa Maria di Farfa è un monastero della congregazione benedettina cassinese, che prende il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. Si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nel reatino. L'abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventa così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto. Farfa era un'abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla Santa Sede, tant'è vero che il suo abate era a capo di una diocesi suburbicaria (quella attualmente confluita nella diocesi Sabina-Poggio Mirteto ne è solo una parte, visto che in origine essa seguiva l'orografia appenninica fino a lambire i territori del primo nucleo territoriale pontificio, quello che Liutprando ricavò dal "corridoio bizantino" con la donazione di Sutri).

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