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Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

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venerdì 6 settembre 2019

INAUGURAZIONE DEL PRIMO MUSEO STORICO DIDATTICO DEI CAVALIERI TEMPLARI

A partire da sabato 7 settembre, lo staff di Tesori d’ Etruria è pronto ad accogliere e trasportare i visitatori nel mondo dei Cavalieri Templari attraverso una vasta serie di attività e percorsi emozionali che ammaliano grandi e bambini in occasione dell’apertura, a Viterbo, del Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari. Una nuova spettacolare realtà che va ad arricchire l’offerta di Tesori d’Etruria e la sua Viterbo Sotterranea, diventati ormai un vero e proprio punto di riferimento culturale e di intrattenimento nel capoluogo della Tuscia e nel centro Italia.

Come ben sapete la nascita dell'ordine dei Cavalieri del Tempio si colloca nella Terra Santa, al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata del 1096. In quel periodo le strade della Terra Santa erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, spesso assaliti e depredati. Intorno al 1118 un piccolo gruppo di cavalieri fondò il nucleo originario dell'ordine templare, con il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L'ordine fu ufficializzato nel 1128, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle.

I Templari e Viterbo, un binomio imprescindibile, con molti punti di contatto fin dall'origine dell'Ordine, una sorta di primogenitura templare di Viterbo in Europa. Tutto ciò soprattutto grazie a papa Eugenio III, in esilio, più di una volta, da Roma a Viterbo. Proprio qui, nel 1145, papa Eugenio III, con la bolla Militia Dei, dà la possibilità all’Ordine Templare di raccogliere decime, tasse di sepoltura ed altri pagamenti.

Nello stesso anno, sempre da Viterbo, Eugenio III, con la bolla Quantum Praedecessores, dà inizio alla seconda Crociata, appena saputo che la città assira di Edessa era caduta in mano al temibile Imad al-Din Zengi che, con la presa di Edessa, voleva rispondere e contrastare l’ammaliante azione predicatoria messa in atto da Bernardo di Chiaravalle.

A Parigi, 2 anni dopo, Eugenio III presiede il capitulum generale di 130 Cavalieri Templari sotto il comando di Evrard des Barrès. Terminato il capitulum generale, Eugenio III ufficializza l’adozione della croce patente quale simbolo dei Templari, che già utilizzano quella patriarcale, consegnata trent’anni prima da Varmondo di Picquigny, patriarca di Gerusalemme, ai primi Templari. La croce patente assume un significato particolare solo tra i Cavalieri Templari che la adottano come emblema.

Queste e tante altre storie sui monaci-guerrieri, che fondono la storia dei Cavalieri Templari con il mito, potranno essere scoperte dai visitatori in un affascinante viaggio nel tempo con la visita al museo storico-didattico dei Cavalieri Templari a Viterbo Sotterranea.

IL PERCORSO DI VITERBO SOTTERRANEA

Viterbo sotterranea è composta da un reticolo di gallerie che si estendono sotto il centro storico e conducono fin oltre la cinta muraria. Il percorso è completamente scavato nel tufo, una roccia vulcanica che caratterizza il paesaggio interno del viterbese.

L'origine dei cunicoli è antichissima. Stando ad alcune accreditate teorie, avanzate da studiosi e archeologi, il primo taglio nel tufo risale a epoche pre-etrusche. E nel periodo etrusco, poi templare, questi luoghi assunsero la conformazione attuale: alzati, allargati ed allungati, i tunnel sotterranei diventarono un autentico labirinto.

I passaggi segreti e rituali, secondo alcuni studiosi, servivano a mettere in comunicazione le strutture sacre nei primordi etruschi della nascente Surna, oggi Viterbo.

Nel periodo templare, invece, alcune gallerie conducevano verso le uscite principali della città e assicuravano le vie di fuga in caso di pericolo o di assedio.

APERTO AL PUBBLICO IL NUOVO AMMALIANTE PERCORSO SOTTERRANEO

Aperto completamente al pubblico il nuovo spettacolare percorso di Viterbo Sotterranea. Ambienti di grande suggestione che ammaliano il visitatore.

Il percorso Sotterraneo emoziona e stupisce i visitatori non solo per la grandezza degli spazi, ma anche per la suggestione che gli stessi evocano grazie alla loro antica storia.

Dai cunicoli pre-etruschi a quelli dei cavalieri templari, dai “butti” medioevali agli antichi passaggi pre-etruschi, fino ad arrivare in un ambiente di grande fascino: il più antico luogo di culto, sotterraneo, del centro storico di Viterbo.

Il circuito ipogeo di Via Chigi fu scavato all’interno della più caratteristica formazione vulcanica dell’apparato di Vico: il Tufo rosso a scorie nere (Ignimbrite c). Il termine ignimbrite deriva dal greco: ignis (fuoco) e imbris (pioggia), e descrive le modalità di deposizione di questa particolare roccia che avviene attraverso imponenti colate piroclastiche, ovvero un flusso incandescente costituito da un insieme turbolento di gas e parti solide (pomici, lava, ceneri, lapilli) anche di dimensioni decimetriche. La famosa eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano è un esempio di colata piroclastica.

Il deposito ignimbritico di Viterbo Sotterranea ha avuto origine dal collasso del paleo-vulcano di Vico, un edificio imponente che si ergeva dove ora è il Lago omonimo, raggiungendo altezze di gran lunga maggiori dell’attuale Monte Fogliano, e che si estendeva sino a Castel d’Asso, alla periferia Sud di Viterbo. Questo evento esplosivo ebbe luogo tra 200 e 150 mila anni fa. Per questo il circuito ipogeo di Viterbo Sotterranea ci descrive un periodo geologico lungo migliaia di anni.

Tra i cunicoli presenti nella Viterbo Sotterranea, in particolare uno, grande e dalla forma perfettamente ovoidale, è secondo alcuni un’antica via rituale utilizzata per raggiungere aree sacre degli antichi luoghi templari.

Il Museo Storico-Didattico dei Cavalieri Templari e il nuovo complesso monumentale di Viterbo Sotterranea si possono visitare tutti i giorni con una visita guidata dedicata che conduce alla scoperta di questi magici luoghi, etruschi e templari, un viaggio nella storia lungo migliaia di anni.

Per ulteriori informazioni e notizie: Tesori d’Etruria, Piazza della Morte, 1 Viterbo 338.8618856 0761.220851 welcome@tesoridietruria.it

Galleria Fotografica










mercoledì 31 gennaio 2018

"TEMPLARI: STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO" IN MOSTRA A VIGEVANO DAL 17 FEBBRAIO AL 6 MAGGIO 2018

Templari Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio - Vigevano
Templari: Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio è una mostra ideata e progettata dalla Fondazione DNArt di Milano, in collaborazione con l’Ente Nazionale IdeAzione e in collaborazione con il Comune di Vigevano Assessorato alla Cultura, sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di Regione Lombardia e sotto l’egida del Gran Priorato di Napoli e Sicilia - Centro Studi Melitensi.

La mostra curata dall’Accademico dei Lincei Prof. Cosimo Damiano Fonseca, attraverso l’esposizione di significativi reperti storico-artistici, si prefigge di illustrare il problema templare come eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca chiaroscurale sulla quale il visitatore si possa muovere in un personale percorso di approfondimento e di scoperta.

Si tratta di un’esposizione unica nel suo genere per la portata del tema, per l’unicità di reperti che schiudono anche al più impreparato visitatore nuovi orizzonti di interpretazione storica. Attraverso l’esposizione di documenti, reperti storici la mostra illustra la nascita, lo sviluppo, la fine e l’eredità dell’Ordine, lungo il percorso di diverse tappe diacroniche e le gesta dei personaggi che ne hanno fatto la storia.

La mostra ha anche una finalità simbolica. I reperti che la illustrano - pur nella loro semplice bellezza estetica - racchiudono anche un complesso di simboli e di metafore che formano un’eredità ancora viva, nella cultura del nostro tempo. Lungo il percorso espositivo si snoda una storia - quella dei Templari - divenuta epopea, capace di illustrare molti aspetti della nostra storia contemporanea.

La nascita dell’Ordine del Tempio è, infatti, uno degli avvenimenti chiave della storia europea: la creazione di una forza, per la prima volta universalmente riconosciuta e riconoscibile, preposta alla difesa dei pellegrini, di un'idea di bene e di valori comuni e condivisi. La protezione dei deboli, la virtù e l’abnegazione al servizio del compimento del dovere, la subordinazione degli interessi particolari ad un concetto di bene universale, rappresentano le nuove parole d'ordine di una comunità del coraggio e della cavalleria. In forza della dimensione internazionale dei Templari e del loro porsi come ordine monastico-cavalleresco, questi valori rappresenteranno una delle prime forme “politiche” interpreti del concetto di dovere universale in ambito medioevale. I valori che ispirano la vita dei Templari e le loro imprese sfoceranno in tre diverse direzioni: si affaccia per la prima volta l’idea di unità e cooperazione internazionale in vista di un fine comune; nasce e si sviluppa una forma dell'economia capace di coordinare potere spirituale e temporale; la difesa militare di quella nascente identità territoriale disegnata dalla virtù dei Templari.

Particolare, all’interno della mostra, è il percorso didattico che attraverso l’utilizzo delle vivaci miniature medioevali sviluppa scenografie di pop-up illustrati che raccontano ai ragazzi i momenti salienti della storia dell’alto medioevo, delle crociate e dei pellegrini. Gli oggetti di uso religioso e cavalleresco, le cartografie, le time-line aiuteranno gli insegnanti a percorrere un periodo storico importante e affascinante ma altrettanto complesso che solo attraverso la visualizzazione diretta delle sue tracce sarà in grado di affascinare ed istruire.

Scheda Tecnica dell 'Evento

Templari: Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio

Sede: Castello Sforzesco di Vigevano
Biglietto: unico 5€

Orari:

Lunedì-Giovedì 10:00/18:30
Sabato-Domenica e Festivi 10:00-20:00
La biglietteria chiude un’ora prima

Servizi al pubblico su prenotazione
Visite guidate
Laboratori didattici per scuole di primo e secondo grado
Laboratorio officinale e botanico
Conferenze e incontri
La mostra aderisce all’ABBONAMENTO MUSEI LOMBARDIA
 
UfficioStampa:

Excalibur
Riccardo Mazzoni 335248994
info@excaliburmilano.it

Curatori:

Cosimo Damiano Fonseca
Simona Gavinelli
Elena Fontanella
 

mercoledì 17 gennaio 2018

"TEMPLARI, STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO" - CIRCOLO COBIANCHI DUOMO PROROGATA FINO AL 4 FEBBRAIO 2018



La parola “Templari” evoca un mondo esoterico con venature di mistero. Accusati di eresia e sottoposti a persecuzioni e torture dal re di Francia di Filippo il Bello, i Cavalieri del Tempio furono annientati dalla loro stessa potenza. La mostra, attraverso l’esposizione di importanti e significativi reperti storico-artistici, si prefigge di illustrare la questione templare innanzitutto come eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca chiaroscurale sulla quale il visitatore potrà muoversi in un personale percorso di approfondimento e di scoperta

Nati a Gerusalemme per difendere i pellegrini in visita ai luoghi santi e proteggere il Santo Sepolcro di Cristo l’Ordine vide una veloce espansione in tutto l’occidente dopo la metà del XII secolo con centinaia di insediamenti, le commende. I commerci, le produzioni, le decime, i patrimoni terrieri permisero ai templari un veloce consolidamento della loro posizione finanziaria tale da permettere di accumulare ingenti patrimoni nel Tempio di Parigi e finanziare spedizioni militari a protezione della Terra Santa. Molti cavalieri da testimoni di fede si trasformarono in banchieri e uomini d’affari richiamando sopra l’Ordine le mire del Re di Francia che il 13 ottobre 1307 ordinò l’arresto di simultaneo di tutti i membri dell’Ordine del Tempio portando all'incarceramento di circa duemila persone compreso il Gran Maestro Giacomo de Molay, sacrificato sul rogo il 18 marzo 1314.

Nel corso dei secoli a venire la Storia templare rimase a lungo sospesa tra innocentisti e colpevolisti. Reinterpretati in contesti iniziatici la vicenda spirituale templare cavalcò i secoli portando a modificare la vicenda storica originaria permanendo nei simboli immortali. Questo progetto ricostruisce le origini, lo splendore, l’eclisse di una esperienza religiosa e cavalleresca che va oltre ogni interpretazione successiva proiettandola in un’esperienza storica che costituisce la base fondante dei principi identitari della stessa area euro-mediterranea.

A cura di Cosimo Damiano Fonseca, Elena Fontanella

Spazio Cobianchi Galleria
Orari
lunedì 15:00-20:00
martedì-domenica 10:00-20:00

lunedì 2 ottobre 2017

LA STORIA DEL TEMPLARI RACCONTATA A SAN BEVIGNATE - CICLO DI CONFERENZE 2017/2018

Chiesa di San Bevignate 2.JPG

San Bevignate è un complesso monumentale che, per le considerevoli dimensioni delle forme architettoniche e per il valore eccezionale delle testimonianze iconografiche di soggetto templare conservate al suo interno, è divenuto non soltanto elemento di attrazione per i visitatori, ma anche oggetto di rinnovati e proficui approfondimenti di taglio scientifico e didattico promossi dagli addetti ai lavori.

Ecco allora che l’interesse crescente nei confronti del patrimonio monumentale e artistico di committenza templare ha spinto il Comune di Perugia a organizzare, in collaborazione con il Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università di Perugia, un nuovo ciclo di conferenze, avvalendosi, come di consueto, della collaborazione di noti studiosi, italiani e stranieri, che, da vari ambiti disciplinari, si occupano dell’argomento.

Ai relatori è stato affidato, questa volta, il compito di illustrare momenti della storia della militia Templi e della sua presenza a Perugia – dapprima a San Giustino de Arno, poi a San Bevignate – attraverso una significativa serie di personaggi.

Bevignate, Raniero Fasani, frate Bonvicino, frate Giacomo da Montecucco, fino a giungere al vescovo Napoleone Comitoli, sono infatti tutte figure di protagonisti, templari e non, partecipi di una storia quanto mai affascinante che ha unito per secoli l’Ordine del Tempio, il complesso di San Bevignate e la città. Ideazione e coordinamento scientifico: Sonia Merli e Mirko Santanicchia.

Foto tratta da Wikipedia, Autore: Bibopg79

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

domenica 13 settembre 2015

"L'ORDINE DEL TEMPIO A BOLOGNA E MODENA" - EVELIN LEVA - 16 OTTOBRE 2015 A CASALECCHIO DI RENO

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Il libro “L’Ordine del Tempio a Bologna e Modena“, di Evelin Leva (Edizioni Penne & Papiri, Tuscania 2015) verrà presentato venerdì 16 ottobre 2015, presso la “Casa della Conoscenza”, Piazza delle Culture a Casalecchio di Reno (Bo). 

Uno spaccato della vita templare nelle città di Bologna e Modena tra il XIII e il XIV secolo. I documenti proposti sono conservati negli Archivi di Stato di Modena e di Bologna dove lo spoglio dei Memoriali, ha permesso di riportare alla luce personaggi più o meno famosi, delineando la storia dell'Ordine del Tempo nel periodo di maggiore e fervente attività ma anche inesorabile declino. Le curiosità su alcuni personaggi dell'epoca vengono soddisfatte grazie al rinvenimento di documenti originali che narrano delle loro vicende, il tutto corredato da riproduzioni fotografiche di carte coeve. Il lettore viene guidato in un viaggio tra documenti antichi e misteri finalmente svelati

Evelin Leva è una pedagogista e storica per passione: si occupa di studi archivistici sull'Ordine del Tempio.

Biblioteca Comunale "Cesare Pavese", Casa della Conoscenza
via Porrettana 360, Casalecchio di Reno (Bologna) Tel. 051598300

martedì 8 settembre 2015

PROGETTO ARNA TEMPLARE

Chiesa Templare di Civitella d'Arna

In occasione della ricorrenza del settimo centenario della morte sul rogo di Jacques de Molay – l’ultimo gran maestro dell’Ordine del Tempio, giustiziato a Parigi il 18 marzo 1314 per volontà di Filippo il Bello – il Comune di Perugia ha avviato un progetto di valorizzazione del Territorio Arnate finanziato dal GAL Media Valle del Tevere. Tra le iniziative intraprese nel corso del 2014, è stato organizzato un ciclo di conferenze dal titolo Arna Templare, tramite il quale, grazie alla partecipazione di studiosi di vari ambiti disciplinari delle Università di Perugia e Siena, sono state ripercorse le più significative vicende insediative, socio-politiche e storico-artistiche che hanno segnato questa porzione del contado di Perugia compresa fra il Tevere e il Chiascio tra medioevo ed età moderna. Grazie alla collaborazione e al sostegno del Sovrano Militare Ordine di Malta, è stato inoltre possibile organizzare un itinerario storico-artistico, volto a promuovere la conoscenza delle più rilevanti emergenze architettoniche del Territorio Arnate. Il percorso ha toccato, in particolare, l’antica pieve di Santa Maria di Ripa e la Commenda gerosolimitana di San Giustino, in origine monastero benedettino e, dal 1237, importante precettorìa templare.

Per informazioni sulla visita alla Commenda di San Giustino: Comune di Perugia
U.O. Attività culturali, biblioteche e turismo
Via Podiani, 11 - Palazzo della Penna
06121 - Perugia

Lunedì e mercoledì
dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 17.30
Martedì, giovedì e venerdì
dalle ore 9.00 alle ore 1300
Tel. +39 075 5773840
Per informazioni sulla visita alla pieve di Santa Maria di Ripa: Giuliano Bastianelli
Tel. +39 075 6020020


lunedì 27 luglio 2015

CONFERENZA SUI TEMPLARI A SQUILLACE IL GIORNO 28 LUGLIO DALLE ORE 18.30

Castello di Squillace

Il 28 Luglio alle ore 18.30 inizierà un interessante convegno dal titolo "Tracce Templari tra storia e leggenda nel Golfo di Squillace". L'evento, nell'ambito dei "Martedì Letterari" al castello vedrà la presenza del sindaco Muccari e di Bruno, presidente della Provincia. Dopo l'introduzione del dott. Roberto Mancini sarà la volta di Giuseppe Pisano, noto storico locale che precederà la proiezione di un documentario. Il convegno vuole ricordare l'eminente figura di Lorenzo Carnevale, noto studioso dei Cavalieri Templari deceduto poco tempo fa.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Jelly 

venerdì 24 luglio 2015

CONFERENZA SUL GRAAL - 12 AGOSTO 2015 LIBRERIA L'UNICORNO DI TUSCANIA - ORE 21.30


Il Santo Graal...una coppa? Il ventre di Maria Maddalena? Un piatto? A questa domanda che attanaglia studiosi e semplici appassionati dalla notte dei tempi tenterà di rispondere Vincenzo Valentini presso la Libreria L'Unicorno di Tuscania mercoledì 12 agosto alle ore 21.30. Nell'incontro, Valentini editore di Penne e Papiri, illustrerà le fonti storiche del Santo Graal arrivando anche a quelle letterarie del Medioevo di Chretien de Troyes, Robert de Boron e Wolfram von Esenbach. Dopo l'approfondimento sulle fonti, verranno anche fatti collegamenti con il ciclo arturiano, i miti celtici e la simbologia cristiana.
Un appuntamento da non perdere in piena Tuscia che tenterà di far luce su uno dei più intriganti misteri della storia.

Clicca qui per la pagina facebook dell'evento

Libreria "L'Unicorno"
piazza Matteotti 9 (Centro Storico)

martedì 19 febbraio 2013

DANTE E I TEMPLARI, ARRIVANO CONFERME?

Sguardo Sul Medioevo sostiene da anni che Dante avesse avuto rapporti con i Templari, in occasione della prossima uscita del libro di Dan Brown, Inferno, ho deciso di postare quest'altro articolo. Secondo una ricorrente e interessata letteratura leggendaria da medioevo fantastico, i Templari, insigniti ante litteram del titolo di liberi pensatori, avrebbero svolto il ruolo di importanti attori in un mondo eterodosso ed esoterico abitato da misteri inaccessibili e indecifrabili, risalenti fino alla costruzione del Tempio di Salomone per opera del grande architetto Hiram, e anche oltre; depositari di segreti di sapienza e di potenza derivati addirittura dagli antichi Egizi, sarebbero stati gli ultimi custodi dell’Arca dell’Alleanza. Perseguitati da una coniuratio politico-religiosa, si sarebbero inabissati nella storia come un fiume carsico, recando con sé conoscenze e poteri, e riemergendo poi, nelle forme piú disparate, come membri di primo piano di società segrete sorte dopo il tramonto del medioevo. Per la storia, invece, si tratta di un Ordine cavalleresco di monaci combattenti per la tutela dei luoghi santi, nato tra l’XI e il XII secolo, ufficializzato nel 1129 (Concilio di Troyes) e dotato di una regola dettata o ispirata da San Bernardo di Chiaravalle, a imitazione di quella di San Benedetto. San Bernardo stesso scrisse un’opera di esortazione e di orientamento spirituale diretta ai milites: De laude novae militiae ad Milites Templi.Per la cupidigia di Filippo IV il Bello, consenziente Papa Clemente V – che tenne un comportamento incerto, ma alla fine cedette alle mire del re di Francia –, i Templari furono dapprima accusati d’eresia e poi scomunicati, e l’Ordine soppresso, con la bolla Vox in excelso, durante il Concilio di Vienne (1312); cosa che forní il destro a Filippo IV per arrestarli e fisicamente eliminarli nel 1314, incamerando i loro cospicui beni. Non è impossibile, anzi è probabile, che vi fossero state, all’interno dell’Ordine, deviazioni morali e dottrinali. D’altra parte una militia la cui vicenda si dispiegò per almeno due secoli, può essersi ben onorata di santità ma anche macchiata di turpitudini; può aver perseguito disinteressatamente alti ideali ma anche meschinamente inseguito deplorevoli interessi; può avere agito onestamente nelle trame politiche ma anche tramato vilmente con l’inganno e la forza; può aver rispettato la regola ma anche sognato l’irregolarità del pensiero e dell’azione; può aver brillato nell’ortodossia ma può essersi anche adagiata nell’ombra dell’eterodossia e dell’eresia. Riguardo a quest’ultimo punto v’è da rimarcare, tuttavia, che il recente ritrovamento negli archivi vaticani dei documenti di Chinon (1308) – verbali di un procedimento volto ad accertare l’ortodossia e la correttezza morale di alcuni capi dei Templari francesi, voluto dal papa (sempre Clemente V), e che li vide assolti e reintegrati nella piena comunione ecclesiale – toglie molti argomenti alla tesi di un’eresia gloriosa e insanabile, giacché la deviazione dottrinale e morale di cui vennero accusati i Milites Templi fu probabilmente amplificata in buona misura ad arte, alla ricerca di un pretesto per sopprimerli. Pretesto che, anche per la citata arrendevolezza di Clemente V, alla fine fu trovato. Ha vissuto Dante l’esperienza della militanza dei Cavalieri del Tempio, come miles attivo o come aggregato o sostenitore? Non gli furono ignote, di certo, la spiritualità e l’idealità templare, e vari punti della Commedia indirizzano verso un possibile “templarismo” dantesco, sia che si tratti di coinvolgimento attivo o di ammirazione e condiscendenza. Acceso di zelo per i diritti del popolo cristiano sui luoghi santi, a Cacciaguida fa dire che tali diritti sono usurpati “per colpa d’ i pastor” (Dante, Par., XV, v 144); e mentre gli brucia ancora la sconfitta subita nel 1291 dai Templari ad Acri (Dante, Inf. XXVII, v 89), nel canto IX del Paradiso ascolta il poeta provenzale Folchetto di Marsiglia che lamenta: “A questo intende il papa e ’cardinali; / non vanno i lor pensieri a Nazarette, / là dove Gabriello aperse l’ali.” (Dante, Par., IX, vv 136-138). D’altronde, dagli anni della sua giovinezza e fino agli anni più maturi, essere Templare era lecito e legittimo, e anche onorevole; e al tempo dei Gran Maestri Guillaume de Beaujeu o di Thibaud Gaudin o dello stesso Jacques de Molay, Dante avrebbe potuto partecipare, sebbene come “esterno”, e alla luce del sole, all’attività dei Cavalieri del Tempio. Il poeta è feroce contro l’ondivago e interessato Clemente V: nel canto XIX dell’Inferno ne anticipa la condanna come grande peccatore di simonia, e lo addita, quasi invertendo i ruoli fra il pontefice e il re, come vero fautore della fine dei Cavalieri: “ché dopo lui verrà di piú laida opra / di ver’ ponente, un pastor sanza legge, / tal che convien che lui e me ricuopra. / Novo Iasón sarà, di cui si legge / ne’ Maccabei; e come a quel fu molle / suo re, cosí fia lui chi Francia regge.” (Dante, Inf., XIX, vv 82.87). E poi ancora, nel canto XX del Purgatorio, stigmatizzando la presa del Tempio, attacca, per bocca di Ugo Capeto, capostipite dei re di Francia, proprio Filippo IV, definendolo nuovo Pilato: “Veggio il novo Pilato sí crudele, / che ciò nol sazia, ma sanza decreto / portar nel Tempio le cupide vele. / O Segnor mio, quando sarò io lieto / a veder la vendetta che, nascosa, / fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?” (Dante, Purg., XX, vv 91-96). Una vendetta puntualmente arrivata, quasi come una nemesi o un contrappasso, se il re, accusato anche di coniare falsa moneta, morirà cadendo da cavallo durante una battuta di caccia al cinghiale: “Lí si vedrà il duol che sovra Senna / induce, falseggiando la moneta, quel che morrà di colpo di cotenna.” (Dante, Par., XIX, vv 118-120). Ma forse il punto piú alto del “templarismo” di Dante è l’incontro con San Bernardo: è lui la terza sua guida, dopo Virgilio e Beatrice, ed è lui che lo conduce alla visione di Dio, per grazia di Maria. Lo stupore apparentemente sproporzionato che prova il poeta nel vedere presso di sé il santo monaco – lo stesso stupore che prova il pellegrino che si reca a venerare il volto di Cristo impresso nel sudario della Veronica –, si spiega bene se si pensa a Bernardo come al grande riferimento e al grande maestro della sua spiritualità, nonché, forse, al grande condottiero morale di una sua possibile militante appartenenza: “«E la regina del cielo, ond’io ardo / tutto d’amor, ne farà ogne grazia, / però ch’i’ sono il suo fedel Bernardo». / Qual è colui che forse di Croazia / viene a veder la Veronica nostra, / che per l’antica fame non sen sazia, / ma dice nel pensier, fin che si mostra: / «Segnor mio Iesú Cristo, Dio verace, / or fu sí fatta la sembianza vostra?”; / tal era io mirando la vivace / carità di colui che ’n questo mondo, / contemplando, gustò di quella pace.” (Dante, Par., XXXI, vv 100-111). Detto questo, però, e riconosciuto che l’elevata statura morale e religiosa, certificata da bolle pontificie (Innocenzo II) e da regole simil-monastiche (Bernardo), dell’esperienza storica dei Cavalieri del Tempio, si traduce in Dante, e forse non solo per amor di giustizia, in un attestato di venerazione e di condiscendenza nei confronti della sostanziale “probità” della loro militanza, e in una condanna totale e senza appello della nequizia dei persecutori dei Milites Templi, non possiamo dire altro. E di Dante Gran Maestro segreto, eretico ed esoterico, dei Templari, succeduto a Jacques de Molay, e della Commedia qual messaggio iniziatico per adepti coevi e futuri, cosa rimane?

Fonte: http://www.informazione.tv. Articolo di Giovanni Zamponi

domenica 9 settembre 2012

DANTE TEMPLARE ED ALCHIMISTA?

Che cosa è la Divina Commedia? Se proviamo a porre questa domanda alla stragrande maggioranza di studenti liceali la risposta, edulcorata a dovere,sarà "tremendamente noiosa, frutto delle visioni di un pazzo visionario che non aveva meglio da fare". Sul tremendamente noiosa, magari, possiamo a tratti essere d'accordo ma lì si parla di gusti letterari personali che, come noto, non sono oggetto di discussione: sul secondo periodo della frase, possiamo senza dubbio dissentire. Dante era tutto tranne che "pazzo visionare" e aveva una vita estremamente attiva. La sua opera principale, la Commedia, è senza dubbio una opera dal fortissimo sapore allegorico ed esoterico frutto, questo sì, di convinzioni del tempo e di un momento storico
estremamente complesso. Il periodo storico in cui si colloca la Commedia (che secondo alcuni fu scritta tra il 1304 e il 1321) coincide con precisione chirurgica con il periodo peggiore della storia dei cavalieri templari. Che sia solo un caso? E' difficile dirlo, ma è altrettanto difficile pensare che Dante stesso non avesse un contatto, quantomeno ufficioso, con i cavalieri del Tempio; e da questo punto di vista, la Commedia può essere intesa sia come un opera alchemica ed esoterica, ma anche come una sorta di apologia del movimento templare. A sostegno di una visione mistica – allegorica -esoterica della Commedia, ci viene incontro il poeta stesso
“O voi ch’avete gli intelletti sani
mirate la dottrina che s’asconde
sotto il velame delli versi strani”
(Inferno IX, 61-63)

Con questi versi il poeta vuole accompagnare l'iniziato/lettore verso la verità che non è quella che possiamo leggere parola per parola, endecasillabo per endecasillabo ma è quella che si nasconde dietro allegorie, similitudini, anafore, metafore. Sappiamo per certo che Dante era un seguace dei "Fedeli d'Amore" che annoverava molti dei poeti del Dolce Stilnovo e consisteva in un ordine iniziatico legato ai templari e fortemente sospettato di essere eretico. Con il Concilio di Vienne indetto per l'anno 1311/1312 le pene per gli eretici si inasprirono notevolmente, non a caso fu questo concilio, (a cui non parteciparono i membri della chiesa francese per ordine di Filippo IV di Francia) che promosse la soppressione dei Templari, unitamente all'assoluzione di Filippo per le azioni contro papa Bonifacio VIII dopo il fattaccio dello "Schiaffo di Anagni". Vien da se, quindi, che gli stessi Fedeli d'Amore correvano un rischio incalcolabile ad esporsi troppo, pertanto comunicavano tra di loro mediante "codici" nelle proprie poesie seguendo un linguaggio che era di élite culturali molto elevate. E' facile pensare, altresì, che Dante stesso abbia iniziato a scrivere la Commedia, proprio sull'onda emozionale di ciò che avveniva in Europa nella fase iniziale del 1300. Dante, essendo un uomo che aveva insita nella sua anima la cultura medievale, notò proprio la contraddizione in cui era caduta la Chiesa di Roma nella persona del Romano Pontefice: se da un lato il papa era guida spirituale di pellegrini, fedeli e faro del mondo cristiano, dall'altro la stessa chiesa si piegava inesorabilmente ai reati più abietti, come la simonia, il nepotismo, ma soprattutto a re avari e senza il minimo scrupolo. Il contrasto tra papa e re ruppe quell'armonia universale che Dante affermava essere figlia della perfetta sintonia tra i due poteri. Il poeta fiorentino distingue due tipi di Chiesa, l'Ecclesia Carnalis basata su un potere, quello fornito dalla Donazione di Costantino che ai tempi di Dante era ritenuto vero (fu dichiarato falso da Lorenzo Valla solamente intorno al 1440), e una Ecclesia Spirutalis formata dalla società dei santi che vedeva tra i maggiori esponenti non solo i seguaci dei Fedeli d'Amore ma anche San Bernardo da Chiaravalle ossia colui che, come abbiamo visto, scrisse la Regola del Tempio basata sulla Regola di San Benedetto. La società del tempo voleva continuare la Riforma della Chiesa di sapore cluniacense che mal si mescolava con le ambizioni di papa Bonifacio VIII (nonostante la chiamata a Roma col Giubileo del 1300) e con l'enorme debolezza di Bertrand De Got papa Clemente V un papa fantoccio che non si sbaglia a definire come prolungamento del potere del re di Francia all'interno delle Sacre Mura. Dopo questa legittima introduzione, senza la quale forse non si può comprendere appieno questo capitolo, viene da chiedersi se Dante sia stato un templare o solamente un simpatizzate. Di certo possiamo affermare che l'intera Commedia sia intrisa di simboli che hanno a che fare col mondo templare, anzi probabilmente l'intera opera è un percorso iniziatico verso una conoscenza superiore che, forse, può essere identificata come il Santo Graal. In tutti i dodici mila e passa versi che costituiscono i cento canti, Dante colpisce il cuore della cristianità, il papa, e il re Filippo più volte. Se vogliamo ritenere la Commedia un percorso iniziaticopossiamo vedere l'inferno come un grembo materno, il "calice" secondo il "Codice Da Vinci", in cui l'uomo che nasce peccatore sopporta tutti i castighi infernali fino ad uscire dall'inferno rigenerandosi e quindi rinascendo puro: è da intendersi come il percorso di un Apprendista, di colui che deve imparare per poi non sbagliare più in futuro. La Montagna del purgatorio, che la forma di una "lama", ha altre prove iniziatiche che Dante porta sulla fronte dopo essere state incise con una spada da un angelo che sorveglia la porta del purgatorio al termine di tre gradini uno bianco, uno rosso e uno nero che, guarda caso, sono i tre colori che simboleggiano la Grande Ricerca Alchemica. 

Per li tre gradi sù di buona voglia
mi trasse il duca mio, dicendo:
«Chiedi umilmente che 'l serrame scioglia».
Il mio duca, traendomi su per i gradini, mi disse:
«Chiedi umilmente che ti apra la porta».
Divoto mi gittai a' santi piedi;
misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
ma tre volte nel petto pria mi diedi.
Devotamente mi gettai ai suoi piedi,
chiesi misericordia, lo pregai di farmi entrare
e innanzi a quei tre gradini,
per tre volte, mi battei il petto.
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e «Fa che lavi,
quando se' dentro, queste piaghe», disse.
(Purgatorio, 106-114)

Il Paradiso vede la scomparsa del primo maestro, Virgilio, e il ruolo di Guida spirituale viene preso da Beatrice per poi essere a sua volta sostituita nel XXXI Canto del Paradiso niente di meno che da Bernardo da Chiaravalle, proprio colui che dotò di una regola molto ferrea l'Ordine Templare. Da questa prima disamina, è chiaro quindi che Dante quantomeno avesse una predilezione per San Bernardo e quindi, anche
indirettamente, per i templari intesi come simbolo di una chiesa pura, votata interamente a Cristo e al Signore. Dante prende di mira soprattutto Clemente V al secolo Bertrand de Got accusandolo di aver usurpato con la forza la Cattedra di Pietro tolta a Bonifacio VIII. 
“Quelli che usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio il luogo mio, che vaca
nella presenza del figliuol di Dio,
fatt’ha del cimitero mio cloaca”
(Paradiso. XXVII, 22-26).
La critica fa il paio con il momento storico in cui i cavalieri del tempio vivono. Dante accusa il papa di non aver proibito al re di Francia di muoversi unilateralmente contro l'ordine che, ricordiamo, dipendeva esclusivamente da Roma. E' evidente anche qui, come detto in precedenza, che il soccombere del pontefice era dovuto sia alla paura di avere una chiesa scismatica in Francia, sia ad una sorta di gratitudine nei confronti di Filippo che "sponsorizzò" caldamente il vecchio vescovo di Bordeaux vincolandolo ancora di più nel territorio francese con la Cattività di Avignone. I Cavalieri Templari, essendo nati per difendere i luoghi di Gesù Cristo, avevano quantomeno diritto ad una difesa da dalla stessa carica che non solo li aveva sostenuti
spiritualmente ma soprattutto economicamente esentandoli da tasse e concedendo loro privilegi economici e sociali impensabili per qualsiasi altro ordine del tempo. Purtroppo Dante rimase estremamente deluso quando venne a sapere che il papa non aveva la minima intenzione, almeno ufficialmente, di mettersi contro il re di Francia; la paura dello Schiaffo di Anagni era ancora vivo nel cuore della Chiesa, e il papa voleva evitare altri problemi. In seguito all'arresto dei templari di Francia, o meglio alcuni di essi, nel 1310 Dante Alighieri scrive delle lettere che sostengono il papa forse ancora ignaro di ciò che si tramava nelle sacre stanze ma quando il 13 marzo dell'anno 1311 Clemente V autorizza l'uso della tortura durante gli interrogatori ai templari per evitare che una eventuale votazione conciliare avrebbe assolto l'Ordine col rischio di creare una crisi a questo punto irreversibile con Filippo il Bello. Il poeta rimase sconvolto quando venne a sapere del fattaccio e da quel momento l'Anticristo prende le sembianze e le parole di Clemente V scaraventato nell'inferno più profondo non tanto per la simonia e corruzione che rendeva abietta la chiesa di Clemente V ma per l'alto tradimento perpetrato nei confronti dei cavalieri del Tempio evidenziando questo repentino cambio di rotta. Tramite Beatrice, Dante ha le sette visioni allegoriche della Storia della Chiesa, tralasciando le prime sei, la settima è rappresentata da una prostituta sul carro della Chiesa mentre bacia un gigante: in essi Dante vede il papa e il re di Francia. Filippo era fortemente avversato dal poeta tanto da dedicagli sei versetti:
“Veggio il nuovo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma senza decreto,
porta nel Tempio le cupide vele.
O Segnor mio, quando sarò lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?"
In questi endecasillabi, non solo Filippo si mostra spinto da una avarizia profonda ma quasi "ammette" che la voglia di distruggere l'ordine del Tempio era esclusivamente per impadronirsi dei tesori che Filippo avrebbe visto quando, fuggito da una sommossa popolare scoppiata in seguito alla nefasta decisione di svalutare la moneta, si rifugiò proprio presso una commanderia dell'Ordine. In questo modo, è chiaro anche che la
testimonianza del "Giuda" Esquin de Floyran altro non era che un pretesto per gettare fango inutilmente sull'Ordine. La vendetta templare si compierà nel 1791 quando Luigi XVI fu portato, prima di salire sul patibolo, nella torre del Tempio di Parigi. Misteriosamente, Dante, non nomina direttamente Guillaume de Nogaret, braccio destro del re di Francia (che ebbe il "merito" di aver coordinato l'assedio ad Anagni presso il palazzo di Bonifacio VIII)
“Veggio in Alagna intrar lo fiordaliso
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser inciso”.
(Purgatorio XX, 86-90)
Ma di certo viene incluso tra i "vivi ladroni" unitamente a Sciarra Colonna la vera mente dell'oltraggio di Anagni. Sulla montagna del Purgatorio Dante e Virgilio arrivano sull'orlo di un profondo burrone: Virgilio ordina a Dante di togliersi la corda che aveva ai fianchi che non va inteso come il capestro simbolo di povertà ed umiltà ma la cintura che San Bernardo aveva imposto ai Cavalieri Templari con l'obbligo di portarla sia di notte che di giorno. Appena getta la corda, compare Gerione che, dotato delle sembianze di Noffo Dei rappresentava in Francia tutti i banchieri di Firenze, viene posto nel girone dei traditori per essere uno dei grandi accusatori dei Templari. Questo, forse, è il momento in cui si palesa la probabile appartenenza del poeta ai Templari; Dante e Virgilio salgono in groppa a Gerione riproducendo in questo modo il tipico sigillo dei cavalieri templari ossia due cavalieri su un cavallo a testimoniare sia la povertà dei cavalieri sia la natura militare dell'ordine. Alla Gerusalemme terrena, luogo del Santo Sepolcro di Cristo, doveva corrispondere una Gerusalemme celeste e, per farlo i due strumenti necessari erano i cistercensi e i templari. Molto diffuso, oltre il sette, è il numero tredici:
- 13 erano i templari membri del capitolo che doveva eleggere
il Gran Maestro dei Templari
- 13 erano i monaci che potevano dar vita ad un monastero
cistercense
- 13 erano i componenti dell'Ultima Cena
(Cristo più i dodici apostoli)
- 13 erano i Pater Noster che il templare doveva recitare al
mattino. Inoltre è interessante notare come la nella valletta amena viene cantato il Salve Regina rivolti verso oriente come facevano gli stessi templari e ancora oggi il trono dei Maestri della Massoneria sono orientati verso oriente. Quindi, in questo senso, la Divina Commedia, unitamente alla storia templare, sostiene l'ipotesi di alcuni studiosi ed appassionati che vedono questi due elementi come padri di quella Massoneria che nascerà solamente nel 1717. Altra conferma dell'appartenenza di Dante ai templari viene dall'incipit del
XXXIII canto del Purgatorio che recita

"Deus, venerunt gentes polluerunt templum sacrum tuum”
ossia:
“Dio, vennero genti che profanarono il tuo tempio sacro"
Chi sono queste genti che profanarono il tempio di Dio? Forse i Romani che distrussero Gerusalemme nel 70 d.C, oppure il Re di Francia e Clemente V? Beatrice, successivamente, cita il Vangelo di San Giovanni con parole che avvisano Dante della sua scomparsa solo momentanea: leggendo la citazione in chiave templare, Dante vuole alludere alla speranza che ha insita nel cuore del ritorno agli ideali del Tempio che forse, oggi, si possono rileggere nella Massoneria Universale. Beatrice rappresenta la Sophia, la sapienza, forse la stessa sapienza nascosta dietro la parola Baphomet. La rappresentazione figurativa dell'inferno e del purgatorio, il "calice" e la "lama" fusi in uno creano quella conoscenza superiore, perfetta che forse è da intendersi come il vero santo Graal che non sarebbe né una coppa, né una ideale di scendenza di Cristo, ma solo il raggiungimento di una conoscenza perfetta e quindi è soggettiva ad ogni essere umano: come dire...ad ognuno il suo Santo Graal.

mercoledì 1 febbraio 2012

TEMPLARI: SU DI LORO FANGO ACCADEMICO, E’ ORA DI DIRE BASTA!

Parliamoci chiaro: questo è un articolo polemico. Per quanto si possa essere pacati o consci che “tanto non cambia nulla” da fruitore di informazione e materiale divulgativo sono stufo di dilettantismo e di approssimazione. Al prezzo di € 9,99 ho acquistato anch’io in edicola il volumetto “I Templari” edito da RBA Italia S.r.l,, azienda familiare facente parte di un gruppo editoriale spagnolo. Pensate che questo gruppo si pubblicizza affermando che l’obiettivo aziendale perseguito è il miglioramento della qualità della vita! Forse la loro, non certo la mia, perché al prezzo di € 9,99 a me hanno venduto un po’ di cartone, qualche vecchia illustrazione e tanta aria fritta. La foto accanto è quella di Helen Nicholson, sorridente autrice del testo. Lei si qualifica così: Helen Nicholson - lettrice di storia alla Cardiff University.

martedì 31 gennaio 2012

GERARD DE RIDEFORT, VILE DEMONIO O CAVALIERE DAL CUORE IMMENSO?

Pochi protagonisti della storia hanno subito unanimemente una “damnatio memoriae” come Gerard de Ridefort, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme dal 1184 al 1189: accusato di aver portato alla distruzione il Regno in Terrasanta, descritto come avido, arrivista e spregiudicato, tacciato addirittura di viltà e codardia oltre che di aver tramato con i mussulmani contro i suoi stessi fratelli, in nessun testo di storia delle crociate il suo profilo è stato descritto in maniera favorevole, nessun libro di storia ne ricorda le imprese con benevola memoria. Eppure, nonostante tutti questi commenti negativi, a volte addirittura infamanti, qualcosa dentro me non riusciva ad uniformarsi all’unanime giudizio degli storici, qualcosa mi indicava una diversa possibilità di lettura degli eventi.

LA BATTAGLIA DI HATTIN: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

HATTIN

Israele oggi

I corni di Hattin si vedono appena. Sono due protuberanze del terreno in mezzo ad una piana desolata, in Giudea. Si tratta dei mozziconi delle pareti di un antichissimo vulcano e non avrebbero nessuna importanza se non per un bene prezioso ancora rintracciabile tra i sassi e la polvere: l’acqua, l’ultima acqua prima di arrivare sulle sponde del lago Tiberiade, alle spalle dei corni, verso Nord-Est a 4 ore di marcia a piedi.
In questo desolato sito, in vista dei corni di Hattin, tra le nove del mattino e le tre del pomeriggio del 4 luglio 1187, una battaglia distrusse l’idea delle Crociate in Terra Santa, cancello le Contee d’autremer, consegnò Gerusalemme ai nemici di sempre, spense la vita di sedicimila giovani e strappò l’onore ad un ordine cavalleresco, i Templari, che lì, in quelle poche ore, smarrirono la loro anima e il loro senso d’essere.

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI: GUGLIELMO DI NOGARET


Dal 1973 al 1976 la Rai trasmise sul primo e secondo canale radiofonico la serie delle “Interviste impossibili”. Si trattava di dialoghi fantasiosi e coinvolgenti con grandi personaggi del passato, ricchi di riferimenti storici, ideati e realizzati da intellettuali prestigiosi e letti da attori famosi. Straordinariamente interessanti furono le interviste di Umberto Eco alla Beatrice di Dante o di Alberto Arbasino a Nerone, D’Annunzio e Oscar Wilde. Tra i grandi interpreti delle interviste vi furono attori come Carmelo Bene, Paolo Poli, Mario Scaccia, Adriana Asti, Carlo Dapporto e altri ancora. Le interviste furono trasmesse fino al 1976 e replicate tra gli anni ’80 e ’90. Italo Calvino inventò un’intervista all’Uomo di Neanderthal con esiti esilaranti e personalmente ho sempre desiderato riprendere il filo di quel pensiero: far rivivere personaggi fondamentali del nostro passato e dialogare liberamente con loro sul loro e sul nostro tempo.La mia prima intervista avrà come protagonista Guglielmo di Nogaret, un giurista, uomo politico e insegnante di diritto a Montpellier nel 1291. La sua storia è intrecciata con quella di Filippo IV di Francia, detto il Bello, con Bonifacio VIII, lo schiaffo di Anagni e la caduta dell’Ordine dei Templari.Una storiografia folkloristica dipinge Guglielmo di Nogaret come uomo di personalità maligna, anticlericale, subdolo complottatore, violento e vessatore di innocenti. Sarebbe stato il protagonista dell’umiliazione di Papa Bonifacio VIII e torturatore dei Templari con la complicità dell’Inquisitore Guglielmo di Plaisans, artefice del furto dei beni del Tempio da parte di un Re corrotto e dissipatore che lo aveva nominato Guardasigilli di Francia per dispiegare al meglio la sua malvagità.


INTERVISTATORE
Speravo da tempo di intervistarla. La ringrazio per aver aderito alla mia richiesta.
Lei è stato un uomo di Stato, ha amministrato la giustizia in una nazione che stava posando le fondamenta del suo futuro in Europa. Ecco, può rispondere a qualche domanda di carattere politico e giuridico?

GUGLIELMO DI NOGARET
Io posso rispondere a qualsiasi domanda. Non sono sicuro che lei sia in grado di comprendere le mie risposte. Lei vive un tempo arrogante, purtroppo. Il suo tempo è incrostato di pregiudizi e di ignoranza. Quindi io rispondo ma lei si sforzi di essere coerente nelle sue domande e di aderire al mio pensiero e non al suo o a ciò che lei pretende di sapere sul mio conto.

INTERVISTATORE
Quindi lei è una persona modesta e io un arrogante?

GUGLIELMO DI NOGARET
Non considero queste cose rilevanti per l’intervista. Sia serio, per favore.

INTERVISTATORE
Bene. Se lei fosse Guardasigilli d’Europa, oggi, come interpreterebbe la contingenza attuale del vecchio continente?

GUGLIELMO DI NOGARET
I vostri problemi sono problemi economici. Avete troppi debiti e la situazione in cui siete è la stessa che ha afflitto Re Filippo nel 1307, anno in cui fui nominato suo guardasigilli. Premetto quindi alla mia risposta che non avete imparato nulla dal passato e vi trovo alquanto paradossali. Giudicate me e il mio Re con leggerezza ma, vivendo gli stessi miei problemi, pensate di non avere colpe. E invece siete colpevoli del vostro destino e delle vostre disgrazie.

INTERVISTATORE
La prego, non faccia l’inquisitore del terzo millennio.

GUGLIELMO DI NOGARET
C’è poco da inquisire. Vede, io la sto giudicando e questa è un’altra cosa. Esiste la giustizia di Dio, quella degli uomini e quella della Storia. E per la Storia, è in totale evidenza, che voi, cittadini europei del terzo millennio, avete voluto una moneta unica ma poi nei referendum approvativi della costituzione Europea
avete bocciato la nascita di uno Stato unito, federale, con un unico governo, unico parlamento, stesse leggi. Se lei si va a leggere i miei libri vedrà che io ho strutturato uno Stato sovrano costruendo intorno ad un Re e ad una nazione, una moneta, una legge, un fisco e un ordine. Sopra al Re c’è solo Dio. Uno stato sovrano non deve rispondere a nessun altro se non al proprio Re. Io, Guardasigilli di Francia, ho cancellato le strutture sovranazionali, come il papato o il Sacro Romano Impero. Io, Guardasigilli di Francia, ho messo il mio Re nella condizione di applicare le tasse sul suo territorio, di incassare denaro e di impostare una burocrazia statale in grado di sostenere le esigenze del popolo. Ma io sono solo Guglielmo di Nogaret.

INTERVISTATORE
Mi pare di capire che la differenza sia il voto. Nel terzo millennio si vota, c’è la democrazia e il popolo decide il suo destino. La Storia d’Europa ha scelto di governarsi così.


GUGLIELMO DI NOGARET
Io l’avevo pregata di essere coerente e di fare uno sforzo di intelligenza per comprendere ciò che le avrei detto. E’ evidente che lei non ci riesce. Cosa vorrebbe dirmi con la sua confutazione? Che sono un antidemocratico? Io conosco la democrazia dell’antica Grecia. Non la sua “democrazia”. Aristotele non ha mai pensato che fosse possibile dire che ogni uomo ha diritto ad un voto e che i voti sono tutti uguali. Questo lo avete fatto voi, mi consenta, geni di fine del secondo millennio. Ma lasciamo pure perdere argomenti che, è evidente, lei non può capire. Veniamo al sodo: diciassette paesi europei hanno una moneta unica, ma non hanno un Re unico, non hanno un parlamento unico. Questi paesi dipendono dal potere di acquisto, direi semplicemente dal “valore”, di questa moneta ma sopra di loro (stia attento: sopra la loro sovranità!) hanno le borse, i mercati, le agenzie di rating, gli speculatori, i capitalisti internazionali. Quindi diciassette paesi opulenti e democratici, fanno debiti usando una unica moneta e a chi presta loro soldi, ossia a coloro che stanno “sopra” di loro, chiedono di non speculare e di non approfittare della loro “buonafede” per arricchirsi. Questo, secondo quanto lei mi oppone, in nome della democrazia. Cosa vuole che le dica? Contenti voi… Vorrei aggiungere che dal punto di vista puramente contabile, quando subite i tassi dei vostri titoli di debito, prima che vengano collocati sui mercati, riuscite a calcolare l’ammontare totale dell’esposizione di ogni paese verso gli altri e nel fare ciò non compensate debiti e crediti tra gli stessi paesi della moneta unica. Riesce a capire di cosa parlo?

INTERVISTATORE
No. Confesso di essermi perso. Se non le spiace vorrei cambiare argomento.


GUGLIELMO DI NOGARET
Inizio a provare una certa pena per lei e per il suo tempo. Di quali argomenti potremmo mai parlare se la distanza culturale che ci divide è incolmabile?

INTERVISTATORE
Vorrei parlare dei Templari. I miei contemporanei credono fermamente che un mistero avvolga la loro storia.

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi parla della Storia dei Templari. Ma io sui libri di storia del suo tempo, al massimo, posso trovare due righe dedicate all’Ordine del Tempio, quando e se le trovo. Di quale Storia mi vuole parlare? Di quella che imbratta libercoli demenziali che”inventano” le cose più oscure e inattendibili?

INTERVISTATORE
Lei è un tipetto molto difficile da intervistare…

GUGLIELMO DI NOGARET
Il fatto è che io non sono un tipetto… Mi manifesti un oncia di rispetto e formuli meglio le sue domande.

INTERVISTATORE
Lei conosce il mistero dei Templari.

GUGLIELMO DI NOGARET
Sì. Lo conosco.

INTERVISTATORE
E’ un segreto che non si può rivelare?

GUGLIELMO DI NOGARET
Niente affatto, direi.

INTERVISTATORE
Lei potrebbe rivelarlo? Potrebbe dire ora, a me, in questa intervista, qual è il mistero che avvolge l’Ordine del Tempio?

GUGLIELMO DI NOGARET
Certo che potrei.

INTERVISTATORE
E’ inutile continuare così. Perché non lo fa? Perché “potrebbe” ma non vuole?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei continua a non rispettare il senso delle cose. Quando io le parlo di “sovranità” lei non ha la più pallida idea di cosa sia. A lei non hanno insegnato il rispetto dei ruoli e delle competenze. Lei è il tipico rappresentante di un epoca priva di compostezza, onore e dignità. Lei è un… pigmeo, un nano che vuole camminare tra giganti pensando di guardarli negli occhi o da sopra a sotto. Lei vuole intervistare me, pensando che io sia a lei simile… Bene, non lo sono. Oltretutto lei affronta argomenti con una ignoranza totale delle vicende, dei fatti che avvolgono gli stessi argomenti. Ma, le chiedo, ha una minima idea di ciò che mi domanda?

INTERVISTATORE
Comunque le ponga la mia domanda, lei sta menando il can per l’aia. Sinceramente penso che lei mistifichi, io penso che lei non sappia nulla dell’argomento che le ho posto.

GUGLIELMO DI NOGARET
Se è un insulto, credo che l’intervista sia finita.

INTERVISTATORE
Non è un insulto. Io credo che lei voglia fortemente darmi una risposta. Non comprendo le condizioni che pone e quindi le riformulo la domanda: qual è il mistero dei Templari?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi esaspera… Sapevo dell’arroganza del suo tempo: una presunzione appesa agli effluvi dei vostri deodoranti e ai fugaci spot pubblicitari nei quali usate bollire i vostri cervelli. Sarò chiaro allora e lei si impegni a capire. La bolla papale vox in excelso venne emessa da Papa clemente V il 22 marzo 1312. Con essa il Papa, che non ha mai emesso una condanna nei confronti dei Templari, sopprime con formula irreformabile e perpetua l’Ordine, la sua Regola, il suo abito e il suo nome. E fa ciò assoggettando a divieto perpetuo l’ingresso nell’ordine, il portare l’abito dell’Ordine e l’usarne i simboli. Se qualcuno avesse fatto il contrario sarebbe incorso, di fatto, nella sentenza di scomunica. Lei comprende cosa significhi questo?

INTERVISTATORE
Me lo spieghi lei.

GUGLIELMO DI NOGARET
Non lo comprende. Lo immaginavo. Quello che le ho detto significa che “la Chiesa” avoca a se il diritto a gestire qualunque argomento, qualunque azione, qualunque progetto che sia riconducibile all’Ordine del Tempio. Nessuno possiede la “sovranità” e quindi la dignità per dissertare sull’argomento. La pena per chi trasgredisce è la scomunica.
INTERVISTATORE
Lei è stato scomunicato. Lei non dovrebbe avere di questi timori.

GUGLIELMO DI NOGARET
Io sono stato scomunicato da un Papa che ho preso a schiaffi. Non ho mai insultato la Chiesa, non ho mai commesso nessun peccato contro la mia religione, non ho mai trasgredito ai dogmi della Chiesa. Bonifacio VIII era un essere disgustoso e io l’ho accusato di peccati contro la Chiesa, contro la morale, contro l’ortodossia. Io ho difeso la Chiesa e il suo onore e Clemente V me ne ha dato personalmente atto ritirando la scomunica.

INTERVISTATORE
Qual è il mistero dei Templari?

GUGLIELMO DI NOGARET
In totale sincerità, non mi appagherebbe solo il rivelarlo. Vorrei che fosse un mistero comprensibile e non il frutto del solito ermetismo demenziale.

INTERVISTATORE
Un mistero rivelato non è una cosa così difficile da capire se è “rivelato” o sbaglio?

GUGLIELMO DI NOGARET
A volte preferisco che lei stia zitto. E’ mia ferma intenzione sfidare la sua pur evidentissima ottusità. Le indicherò indizi palesi che, senza alcuna incertezza, la condurrebbero ad afferrare la verità e svelare il mistero, del quale sembra così infatuato. Cosa sa lei di Filippo IV? Che era un Re dissipatore, un Re corrotto e indebitato fino al collo con i Templari. Cosa sa lei di Clemente V? Che era il fantoccio del Re, che era stato messo sul trono di Pietro da Filippo il Bello per obbedire ai suoi ordini, che era un pavido, un vigliacco, un incapace ad opporsi al Re, incapace a difendere la Chiesa, incapace a difendere i Templari? Sono queste le cose che lei sa?

INTERVISTATORE
Si. Queste sono le cose note. Però, la prego sia più chiaro, è la Chiesa il solo ente a poter esplicitare la verità sul Tempio, questo mi stava dicendo. Allora perché dopo settecento anni, ancora non lo fa? E poi, parliamoci chiaro, se il mistero dei Templari è correlato alle eresie dei Cavalieri e al loro essere una minaccia per la Chiesa, come faccio a credere che un giorno questo segreto verrà rivelato proprio da chi ne è minacciato?

GUGLIELMO DI NOGARET
Posso dare risposte puntuali. Primo: nessuno ha mai minacciato la Chiesa. Secondo: nessuna eresia ha mai sfiorato i monaci dell’Ordine del Tempio. Terzo: la Chiesa conosce nel dettaglio ogni minimo evento che riguarda l’Ordine ma non possiede più i documenti per dimostrare ciò che è avvenuto e, quindi, per rivelare con rigore storico documentato il famoso segreto. La Chiesa è l’ultima istituzione veramente seria di questo mondo, non fa errori ed è onesta e trasparente nei confronti della storia e della scienza.

INTERVISTATORE
Di quali documenti parla?

GUGLIELMO DI NOGARET
Nel 1809 Napoleone Bonaparte decise di sottrarre al Vaticano una massa enorme di documenti per realizzare impunemente una revisione storica. A Roma le asportazioni archivistiche cominciarono nel febbraio 1810. Ne fecero le spese gli archivi dei vari uffici della Curia pontificia: Segreteria di Stato, Dataria, Cancelleria, Penitenzieria, Rota, Congregazioni varie. Inoltre furono “rubati” quelli di alcuni ordini religiosi soppressi dagli occupanti francesi, ad esempio Agostiniani, Basiliani, Celestini, Domenicani, Serviti e l’Archivio Segreto Vaticano. Il trasporto richiese tempi lunghi e solo dopo qualche tempo il materiale trafugato poté essere concentrato nella sede degli Archives de l’Empire a l’Hôtel Soubise, nel centro di Parigi, per essere sottoposto ad una riorganizzazione archivistica che prevedeva la classificazione del materiale per soggetti.
Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, i trattati della Francia con le potenze vincitrici stabilirono la restituzione immediata di tutti gli archivi sottratti ai legittimi proprietari. Iniziò quindi una complessa operazione di recupero dei materiali che diede luogo a dolorose perdite, sia per le difficoltà poste dal nuovo Governo francese - che rifiutò di fornire i dovuti aiuti finanziari sottraendo, in qualche caso, anche alcuni preziosi cimeli - sia per l’imperizia degli incaricati inviati sul posto. Comunque, nel caso dei Templari, una documentazione molto ampia e dettagliata che riguardava i possedimenti, il denaro contante, le flotte, i commerci e le posizioni creditizie in sospeso, rimasero in Francia e sono tuttora nelle mani del governo francese.
INTERVISTATORE
E la pergamena di Chinon? Perché è saltata fuori?

GUGLIELMO DI NOGARET
Questo non lo so. Ma non mi pare un documento così sconvolgente. Più interessante sarebbe sapere che percorso ha fatto per finire nelle mani di Barbara Frale.

INTERVISTATORE
Finalmente ho ottenuto una informazione. Lo Stato francese boicotta la rivelazione di un “segreto” che ha che vedere con l’Ordine del Tempio. Lo conferma?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lo confermo.

INTERVISTATORE
Adesso mi parli di Filippo IV e di Clemente V. Cosa non le aggrado sulla loro reputazione storica?

GUGLIELMO DI NOGARET
E’ falsa. Semplicemente, stupidamente, falsa. Studi i libri di storia del suo tempo. Cerchi quelli più attendibili. Quelli che vengono utilizzati per dare esami universitari in atenei seri. Troverà facilmente che Filippo era un uomo molto delicato, di sentimenti buoni e caritatevoli. Era infinitamente innamorato della moglie… Giovanna. Era votato alla Francia e alla soluzione dei problemi enormi del paese. Era devoto alla chiesa, amato dai vescovi del suo reame e totalmente invaghito della compostezza e della lealtà dei Templari. Per lui, per Filippo, l’Ordine del Tempio era espressione della Champagne, della sua terra, era un frutto francese. E lui coltivava e proteggeva questo frutto mantenendolo al suo fianco, sempre in ogni momento. Ci sono due personaggi che non hanno mai abbandonato Filippo, fino al giorno della sua morte sono stati al suo fianco e lo hanno consigliato, confessato, indirizzato e protetto. Questi erano fratel Goffredo de Gonneville e Fratel Ugo de Pairaud ossia il Siniscalco e il Visitatore dell’Ordine del Tempio. Quando Giovanna morì…

INTERVISTATORE
Non mi dica che è commosso? Lei ha fatto torturare a morte i Templari. Ne ha mandati al rogo un gran numero e si commuove?

GUGLIELMO DI NOGARET
Lei mi trovi un documento attendibile che afferma quello che ha detto circa le torture e le risponderò. Ho mandato al rogo 54 persone ma non erano Cavalieri. Sono stato costretto a farlo e me ne dispiace profondamente. E’ l’unico mio peccato e me ne sono pentito di fronte a Dio, al Papa e ai suoi ministri. Se l’ho fatto avevo i miei motivi. La ragione di Stato lo imponeva.

INTERVISTATORE
Quando Giovanna morì?


GUGLIELMO DI NOGARET
Ma lei ha una pallida idea di chi era Giovanna? La figlia di Enrico I, re di Navarra e conte di Champagne e della sua terza moglie Margherita di Borbone-Dampierre. Nelle sue vene scorreva il sangue delle più nobili
casate d’Europa. Oltre quelle che ti ho nominato, il sangue della Casata di Artois perché Bianca d’Artois era sua nonna, il sangue di Castiglia della sua bisnonna, il sangue di Brabante e di Svevia dei suoi avi. Giovanna era molto bella, dolcissima e delicata come un petalo di rosa bianca. Era promessa al futuro Re d’Inghilterra, Enrico di Windsor, il primo figlio del Plantageneto che morì, fortunatamente, ad Orleans prima di impalmare la sua fidanzata. Sua madre era cugina del Re Filippo III, detto l’Ardito e portò la figlia alla corte di Francia.
L’erede al trono, il principe Filippo, la vide e ne rimase fulminato. Quando si sposarono Giovanna aveva 13 anni e il matrimonio durò venti anni. Anni felici per la coppia reale, malgrado quello che di loro dicevano gli inglesi e gli spagnoli. Il 2 aprile 1305, nel castello di Vincennes, Giovanna morì improvvisamente per una malattia molto dolorosa. Filippo uscì di testa. Voleva morire. Solo Goffredo e Ugo lo aiutarono a superare quel momento ma lui chiese loro di entrare nell’Ordine. Voleva rinunciare al trono, voleva prendere i voti e donare il reame ai Templari. I vertici dell’Ordine furono costretti a votare la risposta da dare al Re e i Templari rinunciarono, respinsero la domanda di ingresso e si impegnarono ad aiutare in ogni modo Filippo per riordinare, ammodernare e strutturare il suo Regno, partendo dal debito che lo esponeva a criticità di ogni genere. La mia devozione e gratitudine per l’Ordine del Tempio sono infinite. Sarei morto mille volte pur di non arrecare il minimo danno ai miei amati Frati Templari. La storia, andò diversamente ed io ne soffrirò in eterno.

INTERVISTATORE
E’… è incredibile. Mi dica la verità? Perché questa, quella che adesso mi ha raccontato, non è la storia ufficiale?

GUGLIELMO DI NOGARET
Le ripeto, se può, stia zitto. Lei non sa minimamente ciò che dice. Mi trovi un libro di Storia attendibile, adottato da cattedre di Storia degne di questo nome, è mi faccia leggere le parole che smentiscono ciò che le ho appena detto.

INTERVISTATORE
Mi parli adesso di Clemente V.

GUGLIELMO DI NOGARET
Bertrando. Questo era il suo nome, chiamiamolo così. Lui era un rampollo della famiglia De Got, un famiglia di guasconi nella quale erano nati teologi di fama e prelati modesti e privi di qualsiasi velleità di potere.
Il suo pontificato fu tormentato da problemi di salute. Soffriva di una calcolosi renale molto dolorosa. E alla fine ne morì.

INTERVISTATORE
Tutto qui?

GUGLIELMO DI NOGARET
Io ho amato moltissimo questo Papa. Il “mio” Papa. Lui aveva un pugno di ferro, era un figlio di guascogna e aveva a cuore il suo ruolo ma… Era distante dai problemi di Francia e il trono che più gli stava a cuore era quello di Pietro. Fu per proteggere il papato dagli Orsini, dai Colonna e dai Visconti che trasferì la sua sede ad Avignone. Filippo non c’è entrato niente.

INTERVISTATORE
Insomma, il Re, Filippo IV era un bravo Re. Clemente V era un bravo Papa. Nessuno ha torturato i Templari, solo qualcuno è andato arrosto per ragioni di Stato. Tra i due non c’è mai stata contesa politica…

GUGLIELMO DI NOGARET
La interrompo subito. Clemente V ha un’unica colpa, ed è una colpa grave perché è la causa di ciò che Giacomo de Molay decise di fare. Clemente non sopportava che Templari e Ospitalieri fossero Ordini rivali, che si fossero schierati al fianco di due fazioni avverse, che avessero schierato con loro anche Francescani da una parte e Domenicani dall’altra. Non sopportava che si ammazzassero tra loro, non sopportava che gli eserciti di Pisa e Venezia fossero in perenne conflitto in quanto schierati con queste fazioni. Voleva fondere i due Ordini, appianare i loro dissapori e disporre di un esercito pontificio potente e micidiale in quanto a
risorse economiche autonome e quasi illimitate. Questo voleva e questo chiese a Giacomo de Molay e a Fulcherio de Villaret.


INTERVISTATORE
E come andò a finire?


GUGLIELMO DI NOGARET
Si risponda da solo. Si risponda e risolverà il mistero dei Templari. Voglio solo fornirle un ultimo dato: l’ultimo Papa francese fu Gregorio XI, si chiamava Pierre Roger de Beaufort, era il nipote di Clemente VI e morì a Roma nel 1378, sessantaquattro anni dopo il rogo del 1314. Dopo di lui non ci fu, e aggiungo non ci sarà mai più, un Papa francese.

INTERVISTATORE
Ho capito una cosa, finora. Dovrò risolvere da solo il mistero dei Templari che, credo, rimarrà tale per molto ancora. Lei però è stato la causa della morte dell’ultimo Gran Maestro Giacomo de Molay e di Goffredo de Charney il precettore di Normandia. Entrambe sono morti, bruciati sul rogo acceso da lei e da Filippo il Bello in data 18 marzo 1314, su un isolotto al centro della Senna, di notte, a poca distanza da Notre Dame.


GUGLIELMO DI NOGARET
Piccolo, ignorante, presuntuoso e di scarse capacità deduttive. Vede, io quella sera c’ero. Al contrario di lei, ero lì. Io Guglielmo di Nogaret non parlo mai per sentito dire. Io testimonio solo quello che i miei occhi e le mie orecchie sentono e vedono. Quella sera ero sulla barca più vicina al rogo. Ho visto legare qualcosa al palo del supplizio. Ho visto accendere le pira. Non ho riconosciuto ne Giacomo ne Goffredo. Ho guardato allora verso il baldacchino di Filippo, eretto sul versante est della Senna. Accanto a lui c’erano Goffredo de Gonneville e Ugo de Pairaud. Non vestivano il mantello Templare, avevano i capelli lunghi e si erano tagliati la barba. Io però li ho riconosciuti. E sorridevano, così come, per la prima volta dopo molti anni, vidi sorridere Filippo.

Un ringraziamento ad Aldo Ciaralli

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