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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

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mercoledì 31 gennaio 2018

"TEMPLARI: STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO" IN MOSTRA A VIGEVANO DAL 17 FEBBRAIO AL 6 MAGGIO 2018

Templari Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio - Vigevano
Templari: Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio è una mostra ideata e progettata dalla Fondazione DNArt di Milano, in collaborazione con l’Ente Nazionale IdeAzione e in collaborazione con il Comune di Vigevano Assessorato alla Cultura, sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di Regione Lombardia e sotto l’egida del Gran Priorato di Napoli e Sicilia - Centro Studi Melitensi.

La mostra curata dall’Accademico dei Lincei Prof. Cosimo Damiano Fonseca, attraverso l’esposizione di significativi reperti storico-artistici, si prefigge di illustrare il problema templare come eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca chiaroscurale sulla quale il visitatore si possa muovere in un personale percorso di approfondimento e di scoperta.

Si tratta di un’esposizione unica nel suo genere per la portata del tema, per l’unicità di reperti che schiudono anche al più impreparato visitatore nuovi orizzonti di interpretazione storica. Attraverso l’esposizione di documenti, reperti storici la mostra illustra la nascita, lo sviluppo, la fine e l’eredità dell’Ordine, lungo il percorso di diverse tappe diacroniche e le gesta dei personaggi che ne hanno fatto la storia.

La mostra ha anche una finalità simbolica. I reperti che la illustrano - pur nella loro semplice bellezza estetica - racchiudono anche un complesso di simboli e di metafore che formano un’eredità ancora viva, nella cultura del nostro tempo. Lungo il percorso espositivo si snoda una storia - quella dei Templari - divenuta epopea, capace di illustrare molti aspetti della nostra storia contemporanea.

La nascita dell’Ordine del Tempio è, infatti, uno degli avvenimenti chiave della storia europea: la creazione di una forza, per la prima volta universalmente riconosciuta e riconoscibile, preposta alla difesa dei pellegrini, di un'idea di bene e di valori comuni e condivisi. La protezione dei deboli, la virtù e l’abnegazione al servizio del compimento del dovere, la subordinazione degli interessi particolari ad un concetto di bene universale, rappresentano le nuove parole d'ordine di una comunità del coraggio e della cavalleria. In forza della dimensione internazionale dei Templari e del loro porsi come ordine monastico-cavalleresco, questi valori rappresenteranno una delle prime forme “politiche” interpreti del concetto di dovere universale in ambito medioevale. I valori che ispirano la vita dei Templari e le loro imprese sfoceranno in tre diverse direzioni: si affaccia per la prima volta l’idea di unità e cooperazione internazionale in vista di un fine comune; nasce e si sviluppa una forma dell'economia capace di coordinare potere spirituale e temporale; la difesa militare di quella nascente identità territoriale disegnata dalla virtù dei Templari.

Particolare, all’interno della mostra, è il percorso didattico che attraverso l’utilizzo delle vivaci miniature medioevali sviluppa scenografie di pop-up illustrati che raccontano ai ragazzi i momenti salienti della storia dell’alto medioevo, delle crociate e dei pellegrini. Gli oggetti di uso religioso e cavalleresco, le cartografie, le time-line aiuteranno gli insegnanti a percorrere un periodo storico importante e affascinante ma altrettanto complesso che solo attraverso la visualizzazione diretta delle sue tracce sarà in grado di affascinare ed istruire.

Scheda Tecnica dell 'Evento

Templari: Storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio

Sede: Castello Sforzesco di Vigevano
Biglietto: unico 5€

Orari:

Lunedì-Giovedì 10:00/18:30
Sabato-Domenica e Festivi 10:00-20:00
La biglietteria chiude un’ora prima

Servizi al pubblico su prenotazione
Visite guidate
Laboratori didattici per scuole di primo e secondo grado
Laboratorio officinale e botanico
Conferenze e incontri
La mostra aderisce all’ABBONAMENTO MUSEI LOMBARDIA
 
UfficioStampa:

Excalibur
Riccardo Mazzoni 335248994
info@excaliburmilano.it

Curatori:

Cosimo Damiano Fonseca
Simona Gavinelli
Elena Fontanella
 

mercoledì 17 gennaio 2018

"TEMPLARI, STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO" - CIRCOLO COBIANCHI DUOMO PROROGATA FINO AL 4 FEBBRAIO 2018



La parola “Templari” evoca un mondo esoterico con venature di mistero. Accusati di eresia e sottoposti a persecuzioni e torture dal re di Francia di Filippo il Bello, i Cavalieri del Tempio furono annientati dalla loro stessa potenza. La mostra, attraverso l’esposizione di importanti e significativi reperti storico-artistici, si prefigge di illustrare la questione templare innanzitutto come eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca chiaroscurale sulla quale il visitatore potrà muoversi in un personale percorso di approfondimento e di scoperta

Nati a Gerusalemme per difendere i pellegrini in visita ai luoghi santi e proteggere il Santo Sepolcro di Cristo l’Ordine vide una veloce espansione in tutto l’occidente dopo la metà del XII secolo con centinaia di insediamenti, le commende. I commerci, le produzioni, le decime, i patrimoni terrieri permisero ai templari un veloce consolidamento della loro posizione finanziaria tale da permettere di accumulare ingenti patrimoni nel Tempio di Parigi e finanziare spedizioni militari a protezione della Terra Santa. Molti cavalieri da testimoni di fede si trasformarono in banchieri e uomini d’affari richiamando sopra l’Ordine le mire del Re di Francia che il 13 ottobre 1307 ordinò l’arresto di simultaneo di tutti i membri dell’Ordine del Tempio portando all'incarceramento di circa duemila persone compreso il Gran Maestro Giacomo de Molay, sacrificato sul rogo il 18 marzo 1314.

Nel corso dei secoli a venire la Storia templare rimase a lungo sospesa tra innocentisti e colpevolisti. Reinterpretati in contesti iniziatici la vicenda spirituale templare cavalcò i secoli portando a modificare la vicenda storica originaria permanendo nei simboli immortali. Questo progetto ricostruisce le origini, lo splendore, l’eclisse di una esperienza religiosa e cavalleresca che va oltre ogni interpretazione successiva proiettandola in un’esperienza storica che costituisce la base fondante dei principi identitari della stessa area euro-mediterranea.

A cura di Cosimo Damiano Fonseca, Elena Fontanella

Spazio Cobianchi Galleria
Orari
lunedì 15:00-20:00
martedì-domenica 10:00-20:00

lunedì 11 dicembre 2017

KNIGHTFALL - I CAVALIERI TEMPLARI ALLA RICERCA DEL SANTO GRAAL

Risultati immagini per knightfall history ita

Si sta facendo un gran parlare tra studiosi e appassionati della nuova serie televisiva Knightfall la cui prima puntata sarà trasmessa in Italia mercoledì 13 dicembre su History. La miniserie televisiva racconta la fine, la persecuzione e il rogo dei Cavalieri Templari grazie ad un complotto ordito dal re di Francia Filippo il Bello iniziato venerdì 13 ottobre 1307 e terminato solamente nel 1314 dopo un lungo periodi di arresti, torture, cospirazioni. Il protagonista principale è il capo dei Cavalieri del Tempio, Sir Landry, un valoroso cavaliere che, scoraggiato dai drammatici fallimenti in Terrasanta, viene a sapere che il Santo Graal è riemerso dagli abissi della storia.

Trama di "Knightfall" (dal 13 dicembre 2017)

Acri, 1281. L'ultimo avamposto templare in Terra santa cade ignominiosamente in mani nemiche. Con la sconfitta, il Tempio perde prestigio e gloria pur mantenendo una ricchezza accumulata nel tempo talmente grande da destare invidia ai principali re europei. Ma un indizio sembra rinvigorire l'animo delle truppe templari: il Santo Graal sarebbe ricomparso dopo secoli di oblio, ora sta solamente ai Cavalieri Templari scoprirlo.

I Personaggi di "Knightfall"

  • Landry, interpretato da Tom Cullen. Condottiero di cavalieri templari e veterano delle Crociate, è ossessionato dal trovare il Sacro Graal.
  • Papa Bonifacio VIII, interpretato da Jim Carter.
  • Gawain, interpretato da Pádraic Delaney. In precedenza il più grande spadaccino templare, dopo un ferita alla gamba, non è più in grado di combattere.
  • Tancrede, interpretato da Simon Merrells. Veterano templare, accanito leale all'ordine.
  • Guglielmo di Nogaret, interpretato da Julian Ovenden. Consigliere cospirante di Filippo.
  • Regina Giovanna I di Navarra, interpretata da Olivia Ross. Formidabile diplomatica e stratega.
  • Re Filippo IV di Francia, interpretato da Ed Stoppard. 
  • Principessa Isabella di Francia, interpretata da Sabrina Bartlett.
  • Figlia di Filippo e Giovanna, il cui imminente matrimonio promette una duratura alleanza politica alla Francia.
  • Parsifal, interpretato da Bobby Schofield. Uomo del popolo che si unisce ai cavalieri templari perseguendo vendetta.
  • Adelina, interpretata da Sarah-Sofie Boussnina. Ladra senza tetto salvata da bambina dai templari.
  • Draper, interpretato da Nasser Memarzia.
  • Godfrey, interpretato da Sam Hazeldine. Maestro templare, è il mentore e la figura paterna per Landry.

lunedì 17 ottobre 2016

IL B&B BIRIBINO E LA STORIA DEI BIRIBINI


[Articolo di Maurizio Marrani]. La tradizione orale, alcune confidenze avute da diversi sacerdoti, ricerche approfondite nelle biblioteche locali e un pizzico di intuito, come in un puzzle, hanno fornito tante tessere per un quadro che ha dell’incredibile! Certo non prendete questa storia per oro colato ma vale la pena di raccontarla, sembra una fiaba. E come tutte le fiabe inizia così:

"C’era una volta in un paese lontano, lontano un re molto cattivo…" Nel nostro caso il re cattivo era il re di Francia Filippo il bello, il quale indebitato nei confronti dell’ordine dei Templari ebbe la bella idea  di divulgare la falsa notizia, attraverso testimoni corrotti, che i Templari svolgevano pratiche diaboliche. Tutto questo certamente allo scopo di non pagare i debiti accumulati nei confronti dell’Ordine… e…  l’ambizione non ha mai fine… con l’intento di trasferire nei propri forzieri gli enormi tesori dei Templari. Riesce a convincere anche il Papa Clemente V, attraverso varie vicissitudini, a emettere una Bolla Papale che condannava i Templari a morte per eresia con la confisca di tutti  loro beni, non contento riesce a coinvolgere anche Ferdinando IV, sicuramente promettendo parte del tesoro confiscato. Quindi questa diabolica trinità: Filippo il bello, Clemente V e Ferdinando IV; in un nefasto giorno: venerdì 13 del mese di ottobre 1307 (da qui che venerdì 13 porta sfortuna) diede l’ordine di arrestare tutti i Templari e con un agguato ben organizzato, in tutta europa e in tempi rapidissimi per non dare modo ai Cavalieri di organizzarsi in una difesa, li sterminarono.

Bene, cioè male,.. comunque andiamo avanti… Ci sono stati dei superstiti per esempio: i Templari del Nord Europa sono scappati in Scozia e sembra che sono all'origine dell’Antico Rito Scozzese, la Massoneria Originaria venuta ufficialmente fuori qualche secolo dopo; i Templari della Bassa Francia e Spagna sono scappati in Portogallo (Priorato di Sion); quelli della bassa Italia a Malta (Cavalieri di Malta); quelli della bassa Europa e dell’ alta Italia sono scappati nell'attuale Svizzera (Infatti la bandiera della Svizzera mostra la Croce patente); ecc…

Scusate se racconto una storia così importante frettolosamente, ma questo mi serve solo come introduzione per arrivare ai Biribini. Bene! Sembra che un piccolo gruppo di Templari in fuga, adibiti al controllo delle vie del sale nel centro Italia, non potendo andare a sud perché cera Roma e i soldati dei Clemente V, non potendo andare a nord perché Ferdinando IV controllava la Padana, decisero di nascondersi nell'alta val Tiberina ai quei tempi insalubre e circondata dai monti dell’Appennino e si chiamavano … appunto…:"Biribini". Un sacerdote una volta mi disse: "solo i preti sanno chi sono i Biribini"; e io gli chiesi:”perché?”; la risposta fu sconcertante: “la Chiesa li ha perseguitati perché condannati di eresia”. Infatti tutto torna, in tempi successivi questi Biribini che formavano una setta a tradizione Templare, furono scoperti e perseguitati. Sembra che la loro sede dove si riunivano esista ancora, ed ha un fascino unico, oggi è adibita ad attività turistico ricettiva (vedi sito www.ilbiribino.it). Tutt'oggi esistono dei superstiti dei Biribini sembra a Pietralunga, un piccolo borgo nei monti circondanti Città di Castello.

Infatti la torre del complesso architettonico "il Biribino", la parte più antica, segue le regole costruttive della proporzione perfetta. Regole univoche su tutte le costruzioni Templari partendo dal tempio di re Salomone. Tale  "proporzione perfetta" scoperta in tempi immemorabili e riscoperta da Fra. Luca Pacioli vissuto a Sansepolcro nel XV secolo, utilizza l’angolo perfetto che è l’angolo che seguono i petali dei fiori per ottenere la massima insolazione dal sole ed è l’unico angolo che permette la non sovrapposizione dei petali. Bene, le misure della torre del Biribino rispettano al centimetro la proporzione perfetta. Un’altro aspetto che ci conferma la tradizione costruttiva Templare è la modanatura della torre che serviva da parapetto alle guardie che controllavano il perimetro infine la torre aveva il bagno, una protuberanza che permetteva l’evacuazione, ai quei tempi presente solo sulle costruzioni Templari.

Oggi il complesso architettonico "Il Biribino" è un monumento nazionale, vincolato dalla Sovrintendenza ai beni archeologici e artistici. Secondo me la Storia in generale quella che si studia sui libri, anche sui libri che i nostri figli portano a scuola ha un difetto solo: "viene scritta sempre da chi vince!", e chi vince, se non ha la coscienza a posto, cerca generalmente di annebbiare i fatti. Sempre secondo me, spesso, la tradizione orale rispecchia di più la Verità dei fatti, Verità che va sicuramente custodita perché è un bene prezioso!

In ogni caso io sono un fedele e devoto Cristiano Cattolico e anche se non condivido l’operato di Clemente V mi sottometto umilmente alla volontà della Chiesa, sarebbe bello, se un giorno, un grande Papa, riabilitasse i Santi soldati di Maria cioè i Cavalieri Templari ridando loro l’onore che meritano.

B&B Il Biribino
Telefono: 0758512201 - 3391821610
Fax: 0758512201
Indirizzo: Via Sant'Ansano 39, Città di Castello (PG), Italy

sabato 6 agosto 2016

SGUARDO SUL MEDIOEVO IN VISITA ALLA LIBRERIA "L'UNICORNO" DI ENZO VALENTINI



Sguardo Sul Medioevo mi ha consentito di conoscere grandi professionisti che, col tempo, sono diventati anche grandi amici e sostenitori del mio progetto. Durante questo inizio di agosto non potevo non recarmi mezza giornata nella splendida Tuscania, un gioiello medievale nel cuore della Tuscia a circa venti chilometri dalla splendida Viterbo, città dei Papi. La motivazione della gita non era solamente acquisire qualche fotografia per uno speciale per Sguardo Sul Medioevo ma anche per andare a trovare un vecchio amico: Enzo Valentini che da trent'anni dedica la sua vita alla ricerca sui Cavalieri Templari e le Crociate

La sua libreria "L'Unicorno" è un luogo davvero delizioso; piccola ma ricca di testi molto interessanti orientati principalmente sui Cavalieri Templari ma non vengono disdegnati anche trattati sulla cucina, di calligrafia e di esoterismo nel Medioevo. Dal 1992 Enzo Valentini è proprietario della Casa Editrice Penne e Papiri che ha curato anche testi di grandi esperti del panorama medievale italiano quali, su tutti, Barbara Frale con il suo Respice Arcanum. Segretario della Libera Associazione Ricerca Templari Italiani e Responsabile del giornale Cronache Medievali, Enzo Valentini ha una attività editoriale molto prolifica ed interessante: Sguardo Sul Medioevo si pregia di segnalare il suo "La Storia Segreta dei Templari" edito da Newton & Compton un libro che fa luce sugli aspetti più misteriosi e reconditi del celebre ordine cavalleresco di cui non si finisce mai di parlare.

Un grazie all'amico Enzo che mi ha autografato il suo libro e, di certo, non mancheremo di seguire la sua opera di diffusione della cultura medievale e templare!

Riferimenti

Libreria "L'Unicorno"
Piazza Matteotti 9, Tuscania (VT)

Foto di Emiliano Amici, tutti i diritti riservati


lunedì 27 luglio 2015

CONFERENZA SUI TEMPLARI A SQUILLACE IL GIORNO 28 LUGLIO DALLE ORE 18.30

Castello di Squillace

Il 28 Luglio alle ore 18.30 inizierà un interessante convegno dal titolo "Tracce Templari tra storia e leggenda nel Golfo di Squillace". L'evento, nell'ambito dei "Martedì Letterari" al castello vedrà la presenza del sindaco Muccari e di Bruno, presidente della Provincia. Dopo l'introduzione del dott. Roberto Mancini sarà la volta di Giuseppe Pisano, noto storico locale che precederà la proiezione di un documentario. Il convegno vuole ricordare l'eminente figura di Lorenzo Carnevale, noto studioso dei Cavalieri Templari deceduto poco tempo fa.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore: Jelly 

venerdì 24 luglio 2015

CONFERENZA SUL GRAAL - 12 AGOSTO 2015 LIBRERIA L'UNICORNO DI TUSCANIA - ORE 21.30


Il Santo Graal...una coppa? Il ventre di Maria Maddalena? Un piatto? A questa domanda che attanaglia studiosi e semplici appassionati dalla notte dei tempi tenterà di rispondere Vincenzo Valentini presso la Libreria L'Unicorno di Tuscania mercoledì 12 agosto alle ore 21.30. Nell'incontro, Valentini editore di Penne e Papiri, illustrerà le fonti storiche del Santo Graal arrivando anche a quelle letterarie del Medioevo di Chretien de Troyes, Robert de Boron e Wolfram von Esenbach. Dopo l'approfondimento sulle fonti, verranno anche fatti collegamenti con il ciclo arturiano, i miti celtici e la simbologia cristiana.
Un appuntamento da non perdere in piena Tuscia che tenterà di far luce su uno dei più intriganti misteri della storia.

Clicca qui per la pagina facebook dell'evento

Libreria "L'Unicorno"
piazza Matteotti 9 (Centro Storico)

giovedì 22 maggio 2014

IL MISTERO DEI TEMPLARI NELL'OPERA "ORVIETANA" DI SIMONE MARTINI

Il mistero dei Templari nell'opera "orvietana" di Simone Martini
Ancora pochi giorni per ammirare la mostra "Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio", che il 2 giugno 2014 saluterà il Museoteatro della Commenda di Pré a Genova e riprenderà il suo viaggio per Mantova. L'evento, che celebra il 700° anniversario del rogo di Parigi, costituisce la prima esposizione italiana dedicata all’Ordine dei Templari, e ne illustra la nascita, lo sviluppo, la fine e l’eredità, attraverso le gesta dei personaggi che ne hanno fatto la storia. Il percorso, in particolare, si propone di dare risalto attraverso importanti opere e documenti a due elementi fondamentali della storia dei cavalieri: il fascino dell’Oriente e il processo contro il Tempio. Le gesta eroiche tramandate a partire dal XII secolo saranno narrate attraverso capolavori ricchi di rimandi simbolici, come il codice pergamenaceo "La Regola dei Cavalieri del Tempio", proveniente dalla Biblioteca Nazionale Lincei di Roma, e dai documenti del processo ai Templari dell’Archivio Segreto Vaticano. Tra le opere esposte arriveranno anche a Mantova il "San Pietro" di Simone Martini, concesso dal Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto, la "Madonna del colloquio" di Giovanni Pisano dal Museo dell’Opera del Duomo di Pisa e alcune Lastre tombali di cavalieri templari, dall’Abbazia di Fontevivo di Parma e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Fonte: http://www.orvietonews.it/

venerdì 18 gennaio 2013

RENE' GUENON E IL SANTO GRAAL


L’etimologia della parola Graal deriva dal latino “gradalis”, ovvero “coppa”. Il primo autore che menziona il Graal fu Crethien de Troyes (Perceval ou le Conte du Graal), nel 1191, ma furono Robert de Boron (Joseph d’Arimathie y Estoire del San Graal) y Wolfram von Eschenbach (Parzival), che svilupparono la leggenda del Graal, convertendo la coppa in quella dell’Ultima Cena che fu poi utilizzata da Giuseppe di Arimatea per raccogliere il Sangue di Gesú nella Croce. Secondo questi libri Giuseppe di Arimatea si rifugiò in Gran Bretagna portando con sé il Graal. Secondo l’esoterista francese René Guénon (1886-1951), la leggenda del Graal, oltre ad essere certamente cristiana, ha delle radici molto più profonde che possono essere ricondotte all’unione fondamentale di tutte le tradizioni. Innanzitutto per Guénon il Graal, inteso cone “vaso” o “coppa” è simbolicamente connesso con il concetto di “Sacro Cuore di Gesù”. Se il Graal ha raccolto il prezioso sangue di Cristo, è associabile al Cuore, che per antonomasia è il ricettacolo del sangue, il centro dell’Essere Umano e dell’Universo. Secondo varie tradizioni esoteriche il Graal rappresenterebbe la dimora dell’immortalità e la conoscenza, che avrebbe dovuto essere comunicata all’uomo nel Giardino dell’Eden. Gli Angeli avrebbero forgiato il Graal da uno smeraldo che era incastonato nella corona di Lucifero. Qui Guénon fa notare che questo smeraldo è stranamente simile al terzo occhio di Shiva, che nelle tradizioni Indú rappresenta la conoscenza. Sempre secondo le tradizioni esoteriche (ricompilate da Anna Katharina Emmerick), il Graal venne consegnato ad Adamo, ma in seguito al peccato originale e quindi alla cacciata dell’uomo dal Giardino, Adamo non poté portarlo con sé. Per Guénon il Giardino o Paradiso Terrestre era realmente il “Centro del Mondo” assimilato al “Cuore Divino”. Fu Set che poté, in seguito, recuperare il Graal. Set, terzo figlio di Adamo, è simbolicamente considerato colui che annuncia la restaurazione dell’ordine primordiale dopo la “caduta dell’uomo”. Quindi il Graal sarebbe stato salvato da Noè e utilizzato da Melchisedek e Mosé, per poi essere consegnato a Gesú da parte di Veronica. Secondo la leggenda ricompilata da Robert de Boron sarebbe stato poi portato in Britannia da Giuseppe di Arimatea. Secondo questo mito i Cavalieri della Tavola Rotonda erano destinati a ricevere il Graal, quando uno di loro lo avrebbe conquistato. La Tavola Rotonda con i suoi dodici cavalieri, per Guenon simbolo del ciclo zodiacale, richiama anche ai dodici apostoli di Gesú. Da notare che, sempre per Guénon l’origine etimologica della parola Graal può ricondursi sia alla parola grasale (vaso) sia alla parola gradale (libro). Nella tradizione cristiana, al Graal viene associata una lancia, detta la lancia di Longino. Con quella lancia il centurione romano Longino avrebbe trafitto il costato di Gesú. E’, per Guenón, un simbolo complementare al Graal, ed ha le sue radici in altre tradizioni simboliche simili: per esempio la lancia di Achille, che curava le ferite che aveva causato, o il mito di Adone, il cui sangue, dopo che fu ferito mortalmente dalla zanna di un cinghiale, si trasformò in fiori. Il simbolismo florale è importante nella visione di Guénon in quanto il fiore è anch’esso un ricettacolo (del polline). Tornando al simbolismo “universale” del Graal, Guénon fa notare che anche nelle tradizioni orientali esiste la coppa sacrificale che contiene il soma vedico. Il soma è la bevanda sacra della religione vedica. Ecco un passaggio del Ṛgveda, VIII-48,3:
Noi abbiamo bevuto il Soma e siamo divenuti immortali. Noi abbiamo raggiunto la luce, abbiamo incontrato gli Dei. Che cosa può fare a noi la malvagità dell’uomo mortale o la sua malevolenza, o Immortale?
Anche nella religione Mazdea (Zoroastrismo) esiste il concetto di bevanda sacra, che da la conoscenza assoluta e la vita eterna: è il haoma. Per gli Induisti questo concetto è detto amrta, mentre per gli antichi Greci era denominato ambrosia. In ultima analisi per René Guénon il Graal, o vaso sacrificale, rappresenta il Centro o Cuore del Mondo. E’ riconducibile ad una tradizione comune antichissima di tutti i popoli della Terra e coincide con il Sacro Cuore di Cristo.
YURI LEVERATTO
Copyright 2012


domenica 9 settembre 2012

DANTE TEMPLARE ED ALCHIMISTA?

Che cosa è la Divina Commedia? Se proviamo a porre questa domanda alla stragrande maggioranza di studenti liceali la risposta, edulcorata a dovere,sarà "tremendamente noiosa, frutto delle visioni di un pazzo visionario che non aveva meglio da fare". Sul tremendamente noiosa, magari, possiamo a tratti essere d'accordo ma lì si parla di gusti letterari personali che, come noto, non sono oggetto di discussione: sul secondo periodo della frase, possiamo senza dubbio dissentire. Dante era tutto tranne che "pazzo visionare" e aveva una vita estremamente attiva. La sua opera principale, la Commedia, è senza dubbio una opera dal fortissimo sapore allegorico ed esoterico frutto, questo sì, di convinzioni del tempo e di un momento storico
estremamente complesso. Il periodo storico in cui si colloca la Commedia (che secondo alcuni fu scritta tra il 1304 e il 1321) coincide con precisione chirurgica con il periodo peggiore della storia dei cavalieri templari. Che sia solo un caso? E' difficile dirlo, ma è altrettanto difficile pensare che Dante stesso non avesse un contatto, quantomeno ufficioso, con i cavalieri del Tempio; e da questo punto di vista, la Commedia può essere intesa sia come un opera alchemica ed esoterica, ma anche come una sorta di apologia del movimento templare. A sostegno di una visione mistica – allegorica -esoterica della Commedia, ci viene incontro il poeta stesso
“O voi ch’avete gli intelletti sani
mirate la dottrina che s’asconde
sotto il velame delli versi strani”
(Inferno IX, 61-63)

Con questi versi il poeta vuole accompagnare l'iniziato/lettore verso la verità che non è quella che possiamo leggere parola per parola, endecasillabo per endecasillabo ma è quella che si nasconde dietro allegorie, similitudini, anafore, metafore. Sappiamo per certo che Dante era un seguace dei "Fedeli d'Amore" che annoverava molti dei poeti del Dolce Stilnovo e consisteva in un ordine iniziatico legato ai templari e fortemente sospettato di essere eretico. Con il Concilio di Vienne indetto per l'anno 1311/1312 le pene per gli eretici si inasprirono notevolmente, non a caso fu questo concilio, (a cui non parteciparono i membri della chiesa francese per ordine di Filippo IV di Francia) che promosse la soppressione dei Templari, unitamente all'assoluzione di Filippo per le azioni contro papa Bonifacio VIII dopo il fattaccio dello "Schiaffo di Anagni". Vien da se, quindi, che gli stessi Fedeli d'Amore correvano un rischio incalcolabile ad esporsi troppo, pertanto comunicavano tra di loro mediante "codici" nelle proprie poesie seguendo un linguaggio che era di élite culturali molto elevate. E' facile pensare, altresì, che Dante stesso abbia iniziato a scrivere la Commedia, proprio sull'onda emozionale di ciò che avveniva in Europa nella fase iniziale del 1300. Dante, essendo un uomo che aveva insita nella sua anima la cultura medievale, notò proprio la contraddizione in cui era caduta la Chiesa di Roma nella persona del Romano Pontefice: se da un lato il papa era guida spirituale di pellegrini, fedeli e faro del mondo cristiano, dall'altro la stessa chiesa si piegava inesorabilmente ai reati più abietti, come la simonia, il nepotismo, ma soprattutto a re avari e senza il minimo scrupolo. Il contrasto tra papa e re ruppe quell'armonia universale che Dante affermava essere figlia della perfetta sintonia tra i due poteri. Il poeta fiorentino distingue due tipi di Chiesa, l'Ecclesia Carnalis basata su un potere, quello fornito dalla Donazione di Costantino che ai tempi di Dante era ritenuto vero (fu dichiarato falso da Lorenzo Valla solamente intorno al 1440), e una Ecclesia Spirutalis formata dalla società dei santi che vedeva tra i maggiori esponenti non solo i seguaci dei Fedeli d'Amore ma anche San Bernardo da Chiaravalle ossia colui che, come abbiamo visto, scrisse la Regola del Tempio basata sulla Regola di San Benedetto. La società del tempo voleva continuare la Riforma della Chiesa di sapore cluniacense che mal si mescolava con le ambizioni di papa Bonifacio VIII (nonostante la chiamata a Roma col Giubileo del 1300) e con l'enorme debolezza di Bertrand De Got papa Clemente V un papa fantoccio che non si sbaglia a definire come prolungamento del potere del re di Francia all'interno delle Sacre Mura. Dopo questa legittima introduzione, senza la quale forse non si può comprendere appieno questo capitolo, viene da chiedersi se Dante sia stato un templare o solamente un simpatizzate. Di certo possiamo affermare che l'intera Commedia sia intrisa di simboli che hanno a che fare col mondo templare, anzi probabilmente l'intera opera è un percorso iniziatico verso una conoscenza superiore che, forse, può essere identificata come il Santo Graal. In tutti i dodici mila e passa versi che costituiscono i cento canti, Dante colpisce il cuore della cristianità, il papa, e il re Filippo più volte. Se vogliamo ritenere la Commedia un percorso iniziaticopossiamo vedere l'inferno come un grembo materno, il "calice" secondo il "Codice Da Vinci", in cui l'uomo che nasce peccatore sopporta tutti i castighi infernali fino ad uscire dall'inferno rigenerandosi e quindi rinascendo puro: è da intendersi come il percorso di un Apprendista, di colui che deve imparare per poi non sbagliare più in futuro. La Montagna del purgatorio, che la forma di una "lama", ha altre prove iniziatiche che Dante porta sulla fronte dopo essere state incise con una spada da un angelo che sorveglia la porta del purgatorio al termine di tre gradini uno bianco, uno rosso e uno nero che, guarda caso, sono i tre colori che simboleggiano la Grande Ricerca Alchemica. 

Per li tre gradi sù di buona voglia
mi trasse il duca mio, dicendo:
«Chiedi umilmente che 'l serrame scioglia».
Il mio duca, traendomi su per i gradini, mi disse:
«Chiedi umilmente che ti apra la porta».
Divoto mi gittai a' santi piedi;
misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
ma tre volte nel petto pria mi diedi.
Devotamente mi gettai ai suoi piedi,
chiesi misericordia, lo pregai di farmi entrare
e innanzi a quei tre gradini,
per tre volte, mi battei il petto.
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e «Fa che lavi,
quando se' dentro, queste piaghe», disse.
(Purgatorio, 106-114)

Il Paradiso vede la scomparsa del primo maestro, Virgilio, e il ruolo di Guida spirituale viene preso da Beatrice per poi essere a sua volta sostituita nel XXXI Canto del Paradiso niente di meno che da Bernardo da Chiaravalle, proprio colui che dotò di una regola molto ferrea l'Ordine Templare. Da questa prima disamina, è chiaro quindi che Dante quantomeno avesse una predilezione per San Bernardo e quindi, anche
indirettamente, per i templari intesi come simbolo di una chiesa pura, votata interamente a Cristo e al Signore. Dante prende di mira soprattutto Clemente V al secolo Bertrand de Got accusandolo di aver usurpato con la forza la Cattedra di Pietro tolta a Bonifacio VIII. 
“Quelli che usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio il luogo mio, che vaca
nella presenza del figliuol di Dio,
fatt’ha del cimitero mio cloaca”
(Paradiso. XXVII, 22-26).
La critica fa il paio con il momento storico in cui i cavalieri del tempio vivono. Dante accusa il papa di non aver proibito al re di Francia di muoversi unilateralmente contro l'ordine che, ricordiamo, dipendeva esclusivamente da Roma. E' evidente anche qui, come detto in precedenza, che il soccombere del pontefice era dovuto sia alla paura di avere una chiesa scismatica in Francia, sia ad una sorta di gratitudine nei confronti di Filippo che "sponsorizzò" caldamente il vecchio vescovo di Bordeaux vincolandolo ancora di più nel territorio francese con la Cattività di Avignone. I Cavalieri Templari, essendo nati per difendere i luoghi di Gesù Cristo, avevano quantomeno diritto ad una difesa da dalla stessa carica che non solo li aveva sostenuti
spiritualmente ma soprattutto economicamente esentandoli da tasse e concedendo loro privilegi economici e sociali impensabili per qualsiasi altro ordine del tempo. Purtroppo Dante rimase estremamente deluso quando venne a sapere che il papa non aveva la minima intenzione, almeno ufficialmente, di mettersi contro il re di Francia; la paura dello Schiaffo di Anagni era ancora vivo nel cuore della Chiesa, e il papa voleva evitare altri problemi. In seguito all'arresto dei templari di Francia, o meglio alcuni di essi, nel 1310 Dante Alighieri scrive delle lettere che sostengono il papa forse ancora ignaro di ciò che si tramava nelle sacre stanze ma quando il 13 marzo dell'anno 1311 Clemente V autorizza l'uso della tortura durante gli interrogatori ai templari per evitare che una eventuale votazione conciliare avrebbe assolto l'Ordine col rischio di creare una crisi a questo punto irreversibile con Filippo il Bello. Il poeta rimase sconvolto quando venne a sapere del fattaccio e da quel momento l'Anticristo prende le sembianze e le parole di Clemente V scaraventato nell'inferno più profondo non tanto per la simonia e corruzione che rendeva abietta la chiesa di Clemente V ma per l'alto tradimento perpetrato nei confronti dei cavalieri del Tempio evidenziando questo repentino cambio di rotta. Tramite Beatrice, Dante ha le sette visioni allegoriche della Storia della Chiesa, tralasciando le prime sei, la settima è rappresentata da una prostituta sul carro della Chiesa mentre bacia un gigante: in essi Dante vede il papa e il re di Francia. Filippo era fortemente avversato dal poeta tanto da dedicagli sei versetti:
“Veggio il nuovo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma senza decreto,
porta nel Tempio le cupide vele.
O Segnor mio, quando sarò lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?"
In questi endecasillabi, non solo Filippo si mostra spinto da una avarizia profonda ma quasi "ammette" che la voglia di distruggere l'ordine del Tempio era esclusivamente per impadronirsi dei tesori che Filippo avrebbe visto quando, fuggito da una sommossa popolare scoppiata in seguito alla nefasta decisione di svalutare la moneta, si rifugiò proprio presso una commanderia dell'Ordine. In questo modo, è chiaro anche che la
testimonianza del "Giuda" Esquin de Floyran altro non era che un pretesto per gettare fango inutilmente sull'Ordine. La vendetta templare si compierà nel 1791 quando Luigi XVI fu portato, prima di salire sul patibolo, nella torre del Tempio di Parigi. Misteriosamente, Dante, non nomina direttamente Guillaume de Nogaret, braccio destro del re di Francia (che ebbe il "merito" di aver coordinato l'assedio ad Anagni presso il palazzo di Bonifacio VIII)
“Veggio in Alagna intrar lo fiordaliso
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser inciso”.
(Purgatorio XX, 86-90)
Ma di certo viene incluso tra i "vivi ladroni" unitamente a Sciarra Colonna la vera mente dell'oltraggio di Anagni. Sulla montagna del Purgatorio Dante e Virgilio arrivano sull'orlo di un profondo burrone: Virgilio ordina a Dante di togliersi la corda che aveva ai fianchi che non va inteso come il capestro simbolo di povertà ed umiltà ma la cintura che San Bernardo aveva imposto ai Cavalieri Templari con l'obbligo di portarla sia di notte che di giorno. Appena getta la corda, compare Gerione che, dotato delle sembianze di Noffo Dei rappresentava in Francia tutti i banchieri di Firenze, viene posto nel girone dei traditori per essere uno dei grandi accusatori dei Templari. Questo, forse, è il momento in cui si palesa la probabile appartenenza del poeta ai Templari; Dante e Virgilio salgono in groppa a Gerione riproducendo in questo modo il tipico sigillo dei cavalieri templari ossia due cavalieri su un cavallo a testimoniare sia la povertà dei cavalieri sia la natura militare dell'ordine. Alla Gerusalemme terrena, luogo del Santo Sepolcro di Cristo, doveva corrispondere una Gerusalemme celeste e, per farlo i due strumenti necessari erano i cistercensi e i templari. Molto diffuso, oltre il sette, è il numero tredici:
- 13 erano i templari membri del capitolo che doveva eleggere
il Gran Maestro dei Templari
- 13 erano i monaci che potevano dar vita ad un monastero
cistercense
- 13 erano i componenti dell'Ultima Cena
(Cristo più i dodici apostoli)
- 13 erano i Pater Noster che il templare doveva recitare al
mattino. Inoltre è interessante notare come la nella valletta amena viene cantato il Salve Regina rivolti verso oriente come facevano gli stessi templari e ancora oggi il trono dei Maestri della Massoneria sono orientati verso oriente. Quindi, in questo senso, la Divina Commedia, unitamente alla storia templare, sostiene l'ipotesi di alcuni studiosi ed appassionati che vedono questi due elementi come padri di quella Massoneria che nascerà solamente nel 1717. Altra conferma dell'appartenenza di Dante ai templari viene dall'incipit del
XXXIII canto del Purgatorio che recita

"Deus, venerunt gentes polluerunt templum sacrum tuum”
ossia:
“Dio, vennero genti che profanarono il tuo tempio sacro"
Chi sono queste genti che profanarono il tempio di Dio? Forse i Romani che distrussero Gerusalemme nel 70 d.C, oppure il Re di Francia e Clemente V? Beatrice, successivamente, cita il Vangelo di San Giovanni con parole che avvisano Dante della sua scomparsa solo momentanea: leggendo la citazione in chiave templare, Dante vuole alludere alla speranza che ha insita nel cuore del ritorno agli ideali del Tempio che forse, oggi, si possono rileggere nella Massoneria Universale. Beatrice rappresenta la Sophia, la sapienza, forse la stessa sapienza nascosta dietro la parola Baphomet. La rappresentazione figurativa dell'inferno e del purgatorio, il "calice" e la "lama" fusi in uno creano quella conoscenza superiore, perfetta che forse è da intendersi come il vero santo Graal che non sarebbe né una coppa, né una ideale di scendenza di Cristo, ma solo il raggiungimento di una conoscenza perfetta e quindi è soggettiva ad ogni essere umano: come dire...ad ognuno il suo Santo Graal.

sabato 8 settembre 2012

VIAGGIO NEL MISTERO DEL...SANTO GRAAL...

Nel medioevo il Graal è oggetto di racconti e ballate. In alcuni versioni è una coppa o un piatto in altre la sacra reliquia è una pietra caduta dal paradiso o la lancia di Longino che trafisse il costato di Cristo sulla Croce. Ritenuto una coppa o piatto, è menzionato in un poema di Chretien de Troyes originario dello
Champagne, lo stesso luogo in qui I nove cavalieri fondatori dell'Ordine del Tempio trascorsero del tempo. Gli stessi templari venivano da Troyes e Chretien probabilmente sentì qualcosa da loro. E' descritto in diversi modi: il poeta medievale francese De Boronne, descrive il Graal come un calice che raccolse il sangue
di Cristo. Nel poema di Wolfgang von Esenbach, Parzifal va alla ricerca del Graal descritto come una pietra. Il Santo Graal è solo una coppa o il simbolo di un grande segreto? Potrebbe essere anche l'Arca dell'Alleanza o la sindone. Il santo Graal (The Holy Blood and The Holy Grail nell'originale inglese), è un libro controverso scritto da Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln che fornisce una particolare visione sul Santo Graal. Questo libro è stato preso come base da Dan Brown nel suo bestseller Il Codice Da Vinci modificandone alcuni tratti.

martedì 31 gennaio 2012

LA BATTAGLIA DI HATTIN: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

HATTIN

Israele oggi

I corni di Hattin si vedono appena. Sono due protuberanze del terreno in mezzo ad una piana desolata, in Giudea. Si tratta dei mozziconi delle pareti di un antichissimo vulcano e non avrebbero nessuna importanza se non per un bene prezioso ancora rintracciabile tra i sassi e la polvere: l’acqua, l’ultima acqua prima di arrivare sulle sponde del lago Tiberiade, alle spalle dei corni, verso Nord-Est a 4 ore di marcia a piedi.
In questo desolato sito, in vista dei corni di Hattin, tra le nove del mattino e le tre del pomeriggio del 4 luglio 1187, una battaglia distrusse l’idea delle Crociate in Terra Santa, cancello le Contee d’autremer, consegnò Gerusalemme ai nemici di sempre, spense la vita di sedicimila giovani e strappò l’onore ad un ordine cavalleresco, i Templari, che lì, in quelle poche ore, smarrirono la loro anima e il loro senso d’essere.

martedì 13 settembre 2011

LA CARTA DI LARMENIO

La Charta di Larménius (o Carta di Larmenio) è un documento, giudicato falso con il quale, Jacques de Molay ultimo Maestro dell'Ordine dei Templari, prima di morire a Parigi nel 1314, avrebbe affidato la carica di Gran Maestro ad un certo Jean-Marc Larménius. Il documento fu redatto in latino nel 1324 dallo stesso Larmenius. In epoca successiva, il documento sarebbe stato firmato dai Mestri segreti fino all'anno 1705. Dopo la Rivoluzione Francese, nell'anno 1804 Palaprat dichiarò di aver scoperto i documenti che dimostravano la successione dei Gran Maestri dell'Ordine del Tempio fondando l'l'Antico e Sovrano Ordine Militare del Tempio di Gerusalemme. La carta è stata presa da molte associazioni neotemplari che si vantano di scendere dall'originale ordine dei Cavalieri del Tempio. La carta di Larmenio inizia e finisce allo stesso modo:

domenica 11 settembre 2011

CAVALIERI TEMPLARI IN SCOZIA

Durante il periodo che va dal XIII al XIV secolo, l'Inghilterra, sotto il regno di Edoardo I, fu in guerra con la Scozia. Nel 1314, Edoardo II, affrontò gli scozzesi nella battaglia di Bannockburn. Secondo la leggenda, gli scozzesi vinsero grazie all'intervento dei Cavalieri templari a fianco del loro re Robert the Bruce. In realtà, in nessuno dei resoconti contemporanei o pressappoco tali della battaglia di Bannockburn si trova menzione dei Templari, e d'altronde il re come scomunicato aveva ottime ragioni per non immischiarsi con i Templari, dal momento che voleva tenersi buoni il Papa e il re di Francia. È appena il caso di ricordare che i cavalieri Templari avevano combattuto al fianco di Edoardo I nella battagli di Falkirk nel 1297. Dal punto di vista militare il re di Scozia si comportò molto bene senza dei Templari nei periodi dal 1307 al 1314 e dal 1314 al 1328, quindi tutta la storia può essere considerata come un contentino per l'orgoglio inglese - il 'vero' motivo della loro sconfitta non era imputabile all'aver conbattuto contro gli scozzesi bensì per aver dovuto affrontare una élite di cavalieri. Questa leggenda è alla base dell'istituzione del Royal Order of Scotland concesso per invito nella Massoneria.

Fonte: Wikipedia

sabato 10 settembre 2011

I TEMPLARI E LA SCOPERTA DELL'AMERICA

Si pensa che sin dal 1269 i Templari avessero contatti con il continente americano, ben duecento anni prima della scoperta da parte di Cristoforo Colombo.Ma, perchè una flotta Templare si trovava a La Rochelle?che si trovava sulla riva dell'Oceano Atlantico? E perchè dato che gli unici viaggi di cui si hanno notizie miravano nella Terra Santa? Ma una domanda deve minare ogni convinzione scolastica: come è possibile che Cristoforo Colombo era sicuro di trovare terra seguendo una rotta tra l'altro mai percorsa? Nonostante un tentativo di ammutinamento da parte dell'equipaggio, scommise di riuscire a salpare in tre giorni e guarda caso dopo tre giorni salparono a San Salvador. Ivi sbarcò il 12 ottobre dell'anno 1492, stesso mese e solo un giorno prima in cui nel 1307 (venerdì 13 ottobre) il Re di Francia Filippo il Bello fece scattare l'ordine di arrestare tutti i templari. Si dice che alcuni di essi conoscessero la rotta per raggiungere l'America: teoria suffragata dal fatto che le vele delle tre caravelle di Colombo avevano una croce rossa su campo bianco che ricordava lo stemma dei cavalieri templari.

LA CROCE DELLE OTTO BEATITUDINI

Tra le croci simboliche annoverate nel gruppo dei simboli templari, ve n'è una che ha un'importanza particolare, la Croce delle Otto Beatitudini, così chiamata perché presenta otto punte, o cuspidi, nella sua periferia esterna. Questa croce, dipinta solitamente nel colore rosso sugli edifici sacri (vedi, ad es., su questo sito, la Chiesa templare di San Francesco, a Sermoneta, Latina), era comune anche all'Ordine di San Lazzaro ed a quello degli Ospitalieri, ed è rimasta oggi l'emblema ufficiale dei Cavalieri di Malta, eredi degli antichi Ospitalieri di San Giovanni e di Rodi. Questo simbolo deriva direttamente dall'Ottagono, tracciando alcune delle sue diagonali e dei suoi raggi, e pertanto ne eredita tutta la simbologia associata all'Ottonario. Una delle sue caratteristiche fondamentali è che essa si raddoppia in una croce interna più piccola (si veda, in proposito, anche la successiva figura 2, che riporta le linee di costruzione), formata da quattro triangoli isosceli identici, opposti al vertice, che assumono la forma di una croce patente.

venerdì 9 settembre 2011

LE ORIGINE DELLA SFORTUNA DEL VENERDI' 13

Era Venerdì 13 Ottobre del 1307: scattava durante le prime ore dell’alba in tutta la Francia l’operazione che il re aveva concepito quasi un mese prima (il 14 Settembre) e che aveva ordito in segreto fino ad allora. L’obiettivo era arrestare tutti i templari presenti sul territorio francese e sequestrarne i beni. L’ordine in tal senso era stato diramato da tempo a tutti i balivi ed i siniscalchi del regno, con l’imposizione di tacerne fino alla data stabilita, che era appunto venerdì 13 ottobre, data che proprio da questo episodio divenne simbolo e metafora di “grande sciagura” e sfortuna. L’operazione, mirabile per efficienza e segretezza per quei tempi, porterà all’arresto simultaneo di 546 cavalieri. Pochi quelli che riuscirono a fuggire: un documento degli archivi reali parla di una dozzina di templari scampati alla cattura, probabilmente furono assai di più (durante il processo si fecero i nomi di altri 18 cavalieri in contumacia), mentre da altre fonti si ha notizia di 40 cavalieri in fuga nella notte, fra i quali Gerard de Vilche il maestro di Francia e il nipote di Hugues de Pairaud, che avrebbe poi progettato con un compagno un vano tentativo di vendetta teso ad assassinare il re.

LE MORTI MISTERIOSE DEI NEMICI DEI TEMPLARI

Filippo IV il Bello
La rapida successione sul trono di Francia tra il 1314 e il 1328 degli ultimi quattro sovrani della dinastia dei Capetingi, ha portato molti a credere che la dinastia fosse maledetta, da cui il nome di " re maledetti" (rois maudits). Al trono di Francia infatti si susseguirono rapidamente i figli di Filippo IV: il regno di Luigi X durò solamente due anni, poiché morì ancora adolescente, lasciando la moglie incinta di colui che sarebbe diventato il re successivo, Giovanni I, ma il bambino visse solamente cinque giorni prima di morire, probabilmente avvelenato. Il trono passò allora ad un altro dei figli di Filippo IV, Filippo V, che fu incoronato all'età di 23 anni, ma morì solamente sei anni dopo. Dato che non aveva figli, il trono passò al fratello, Carlo IV, ma morì anche lui dopo sei anni senza alcun erede maschio, estinguendo così la dinastia capetingia in linea diretta, a cui perciò successe il ramo cadetto in linea maschile dei Valois, escludendo dalla successione i rami originati dalla linea femminile, quali quelli dei sovrani di Navarra e quelli d'Inghilterra.

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