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Visita il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia!

Scopri la storia dei Templari con il Primo Museo Didattico Templare Permanente in Italia sito a Viterbo!

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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

I personaggi e i fatti più importanti del ciclo arturiano e della Tavola Rotonda

Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

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venerdì 6 settembre 2019

INAUGURAZIONE DEL PRIMO MUSEO STORICO DIDATTICO DEI CAVALIERI TEMPLARI

A partire da sabato 7 settembre, lo staff di Tesori d’ Etruria è pronto ad accogliere e trasportare i visitatori nel mondo dei Cavalieri Templari attraverso una vasta serie di attività e percorsi emozionali che ammaliano grandi e bambini in occasione dell’apertura, a Viterbo, del Museo Storico Didattico dei Cavalieri Templari. Una nuova spettacolare realtà che va ad arricchire l’offerta di Tesori d’Etruria e la sua Viterbo Sotterranea, diventati ormai un vero e proprio punto di riferimento culturale e di intrattenimento nel capoluogo della Tuscia e nel centro Italia.

Come ben sapete la nascita dell'ordine dei Cavalieri del Tempio si colloca nella Terra Santa, al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata del 1096. In quel periodo le strade della Terra Santa erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, spesso assaliti e depredati. Intorno al 1118 un piccolo gruppo di cavalieri fondò il nucleo originario dell'ordine templare, con il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L'ordine fu ufficializzato nel 1128, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle.

I Templari e Viterbo, un binomio imprescindibile, con molti punti di contatto fin dall'origine dell'Ordine, una sorta di primogenitura templare di Viterbo in Europa. Tutto ciò soprattutto grazie a papa Eugenio III, in esilio, più di una volta, da Roma a Viterbo. Proprio qui, nel 1145, papa Eugenio III, con la bolla Militia Dei, dà la possibilità all’Ordine Templare di raccogliere decime, tasse di sepoltura ed altri pagamenti.

Nello stesso anno, sempre da Viterbo, Eugenio III, con la bolla Quantum Praedecessores, dà inizio alla seconda Crociata, appena saputo che la città assira di Edessa era caduta in mano al temibile Imad al-Din Zengi che, con la presa di Edessa, voleva rispondere e contrastare l’ammaliante azione predicatoria messa in atto da Bernardo di Chiaravalle.

A Parigi, 2 anni dopo, Eugenio III presiede il capitulum generale di 130 Cavalieri Templari sotto il comando di Evrard des Barrès. Terminato il capitulum generale, Eugenio III ufficializza l’adozione della croce patente quale simbolo dei Templari, che già utilizzano quella patriarcale, consegnata trent’anni prima da Varmondo di Picquigny, patriarca di Gerusalemme, ai primi Templari. La croce patente assume un significato particolare solo tra i Cavalieri Templari che la adottano come emblema.

Queste e tante altre storie sui monaci-guerrieri, che fondono la storia dei Cavalieri Templari con il mito, potranno essere scoperte dai visitatori in un affascinante viaggio nel tempo con la visita al museo storico-didattico dei Cavalieri Templari a Viterbo Sotterranea.

IL PERCORSO DI VITERBO SOTTERRANEA

Viterbo sotterranea è composta da un reticolo di gallerie che si estendono sotto il centro storico e conducono fin oltre la cinta muraria. Il percorso è completamente scavato nel tufo, una roccia vulcanica che caratterizza il paesaggio interno del viterbese.

L'origine dei cunicoli è antichissima. Stando ad alcune accreditate teorie, avanzate da studiosi e archeologi, il primo taglio nel tufo risale a epoche pre-etrusche. E nel periodo etrusco, poi templare, questi luoghi assunsero la conformazione attuale: alzati, allargati ed allungati, i tunnel sotterranei diventarono un autentico labirinto.

I passaggi segreti e rituali, secondo alcuni studiosi, servivano a mettere in comunicazione le strutture sacre nei primordi etruschi della nascente Surna, oggi Viterbo.

Nel periodo templare, invece, alcune gallerie conducevano verso le uscite principali della città e assicuravano le vie di fuga in caso di pericolo o di assedio.

APERTO AL PUBBLICO IL NUOVO AMMALIANTE PERCORSO SOTTERRANEO

Aperto completamente al pubblico il nuovo spettacolare percorso di Viterbo Sotterranea. Ambienti di grande suggestione che ammaliano il visitatore.

Il percorso Sotterraneo emoziona e stupisce i visitatori non solo per la grandezza degli spazi, ma anche per la suggestione che gli stessi evocano grazie alla loro antica storia.

Dai cunicoli pre-etruschi a quelli dei cavalieri templari, dai “butti” medioevali agli antichi passaggi pre-etruschi, fino ad arrivare in un ambiente di grande fascino: il più antico luogo di culto, sotterraneo, del centro storico di Viterbo.

Il circuito ipogeo di Via Chigi fu scavato all’interno della più caratteristica formazione vulcanica dell’apparato di Vico: il Tufo rosso a scorie nere (Ignimbrite c). Il termine ignimbrite deriva dal greco: ignis (fuoco) e imbris (pioggia), e descrive le modalità di deposizione di questa particolare roccia che avviene attraverso imponenti colate piroclastiche, ovvero un flusso incandescente costituito da un insieme turbolento di gas e parti solide (pomici, lava, ceneri, lapilli) anche di dimensioni decimetriche. La famosa eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano è un esempio di colata piroclastica.

Il deposito ignimbritico di Viterbo Sotterranea ha avuto origine dal collasso del paleo-vulcano di Vico, un edificio imponente che si ergeva dove ora è il Lago omonimo, raggiungendo altezze di gran lunga maggiori dell’attuale Monte Fogliano, e che si estendeva sino a Castel d’Asso, alla periferia Sud di Viterbo. Questo evento esplosivo ebbe luogo tra 200 e 150 mila anni fa. Per questo il circuito ipogeo di Viterbo Sotterranea ci descrive un periodo geologico lungo migliaia di anni.

Tra i cunicoli presenti nella Viterbo Sotterranea, in particolare uno, grande e dalla forma perfettamente ovoidale, è secondo alcuni un’antica via rituale utilizzata per raggiungere aree sacre degli antichi luoghi templari.

Il Museo Storico-Didattico dei Cavalieri Templari e il nuovo complesso monumentale di Viterbo Sotterranea si possono visitare tutti i giorni con una visita guidata dedicata che conduce alla scoperta di questi magici luoghi, etruschi e templari, un viaggio nella storia lungo migliaia di anni.

Per ulteriori informazioni e notizie: Tesori d’Etruria, Piazza della Morte, 1 Viterbo 338.8618856 0761.220851 welcome@tesoridietruria.it

Galleria Fotografica










mercoledì 17 gennaio 2018

"TEMPLARI, STORIA E LEGGENDA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO" - CIRCOLO COBIANCHI DUOMO PROROGATA FINO AL 4 FEBBRAIO 2018



La parola “Templari” evoca un mondo esoterico con venature di mistero. Accusati di eresia e sottoposti a persecuzioni e torture dal re di Francia di Filippo il Bello, i Cavalieri del Tempio furono annientati dalla loro stessa potenza. La mostra, attraverso l’esposizione di importanti e significativi reperti storico-artistici, si prefigge di illustrare la questione templare innanzitutto come eredità storica, partendo direttamente dal contesto di questa epoca chiaroscurale sulla quale il visitatore potrà muoversi in un personale percorso di approfondimento e di scoperta

Nati a Gerusalemme per difendere i pellegrini in visita ai luoghi santi e proteggere il Santo Sepolcro di Cristo l’Ordine vide una veloce espansione in tutto l’occidente dopo la metà del XII secolo con centinaia di insediamenti, le commende. I commerci, le produzioni, le decime, i patrimoni terrieri permisero ai templari un veloce consolidamento della loro posizione finanziaria tale da permettere di accumulare ingenti patrimoni nel Tempio di Parigi e finanziare spedizioni militari a protezione della Terra Santa. Molti cavalieri da testimoni di fede si trasformarono in banchieri e uomini d’affari richiamando sopra l’Ordine le mire del Re di Francia che il 13 ottobre 1307 ordinò l’arresto di simultaneo di tutti i membri dell’Ordine del Tempio portando all'incarceramento di circa duemila persone compreso il Gran Maestro Giacomo de Molay, sacrificato sul rogo il 18 marzo 1314.

Nel corso dei secoli a venire la Storia templare rimase a lungo sospesa tra innocentisti e colpevolisti. Reinterpretati in contesti iniziatici la vicenda spirituale templare cavalcò i secoli portando a modificare la vicenda storica originaria permanendo nei simboli immortali. Questo progetto ricostruisce le origini, lo splendore, l’eclisse di una esperienza religiosa e cavalleresca che va oltre ogni interpretazione successiva proiettandola in un’esperienza storica che costituisce la base fondante dei principi identitari della stessa area euro-mediterranea.

A cura di Cosimo Damiano Fonseca, Elena Fontanella

Spazio Cobianchi Galleria
Orari
lunedì 15:00-20:00
martedì-domenica 10:00-20:00

lunedì 2 ottobre 2017

LA STORIA DEL TEMPLARI RACCONTATA A SAN BEVIGNATE - CICLO DI CONFERENZE 2017/2018

Chiesa di San Bevignate 2.JPG

San Bevignate è un complesso monumentale che, per le considerevoli dimensioni delle forme architettoniche e per il valore eccezionale delle testimonianze iconografiche di soggetto templare conservate al suo interno, è divenuto non soltanto elemento di attrazione per i visitatori, ma anche oggetto di rinnovati e proficui approfondimenti di taglio scientifico e didattico promossi dagli addetti ai lavori.

Ecco allora che l’interesse crescente nei confronti del patrimonio monumentale e artistico di committenza templare ha spinto il Comune di Perugia a organizzare, in collaborazione con il Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università di Perugia, un nuovo ciclo di conferenze, avvalendosi, come di consueto, della collaborazione di noti studiosi, italiani e stranieri, che, da vari ambiti disciplinari, si occupano dell’argomento.

Ai relatori è stato affidato, questa volta, il compito di illustrare momenti della storia della militia Templi e della sua presenza a Perugia – dapprima a San Giustino de Arno, poi a San Bevignate – attraverso una significativa serie di personaggi.

Bevignate, Raniero Fasani, frate Bonvicino, frate Giacomo da Montecucco, fino a giungere al vescovo Napoleone Comitoli, sono infatti tutte figure di protagonisti, templari e non, partecipi di una storia quanto mai affascinante che ha unito per secoli l’Ordine del Tempio, il complesso di San Bevignate e la città. Ideazione e coordinamento scientifico: Sonia Merli e Mirko Santanicchia.

Foto tratta da Wikipedia, Autore: Bibopg79

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

lunedì 17 ottobre 2016

IL B&B BIRIBINO E LA STORIA DEI BIRIBINI


[Articolo di Maurizio Marrani]. La tradizione orale, alcune confidenze avute da diversi sacerdoti, ricerche approfondite nelle biblioteche locali e un pizzico di intuito, come in un puzzle, hanno fornito tante tessere per un quadro che ha dell’incredibile! Certo non prendete questa storia per oro colato ma vale la pena di raccontarla, sembra una fiaba. E come tutte le fiabe inizia così:

"C’era una volta in un paese lontano, lontano un re molto cattivo…" Nel nostro caso il re cattivo era il re di Francia Filippo il bello, il quale indebitato nei confronti dell’ordine dei Templari ebbe la bella idea  di divulgare la falsa notizia, attraverso testimoni corrotti, che i Templari svolgevano pratiche diaboliche. Tutto questo certamente allo scopo di non pagare i debiti accumulati nei confronti dell’Ordine… e…  l’ambizione non ha mai fine… con l’intento di trasferire nei propri forzieri gli enormi tesori dei Templari. Riesce a convincere anche il Papa Clemente V, attraverso varie vicissitudini, a emettere una Bolla Papale che condannava i Templari a morte per eresia con la confisca di tutti  loro beni, non contento riesce a coinvolgere anche Ferdinando IV, sicuramente promettendo parte del tesoro confiscato. Quindi questa diabolica trinità: Filippo il bello, Clemente V e Ferdinando IV; in un nefasto giorno: venerdì 13 del mese di ottobre 1307 (da qui che venerdì 13 porta sfortuna) diede l’ordine di arrestare tutti i Templari e con un agguato ben organizzato, in tutta europa e in tempi rapidissimi per non dare modo ai Cavalieri di organizzarsi in una difesa, li sterminarono.

Bene, cioè male,.. comunque andiamo avanti… Ci sono stati dei superstiti per esempio: i Templari del Nord Europa sono scappati in Scozia e sembra che sono all'origine dell’Antico Rito Scozzese, la Massoneria Originaria venuta ufficialmente fuori qualche secolo dopo; i Templari della Bassa Francia e Spagna sono scappati in Portogallo (Priorato di Sion); quelli della bassa Italia a Malta (Cavalieri di Malta); quelli della bassa Europa e dell’ alta Italia sono scappati nell'attuale Svizzera (Infatti la bandiera della Svizzera mostra la Croce patente); ecc…

Scusate se racconto una storia così importante frettolosamente, ma questo mi serve solo come introduzione per arrivare ai Biribini. Bene! Sembra che un piccolo gruppo di Templari in fuga, adibiti al controllo delle vie del sale nel centro Italia, non potendo andare a sud perché cera Roma e i soldati dei Clemente V, non potendo andare a nord perché Ferdinando IV controllava la Padana, decisero di nascondersi nell'alta val Tiberina ai quei tempi insalubre e circondata dai monti dell’Appennino e si chiamavano … appunto…:"Biribini". Un sacerdote una volta mi disse: "solo i preti sanno chi sono i Biribini"; e io gli chiesi:”perché?”; la risposta fu sconcertante: “la Chiesa li ha perseguitati perché condannati di eresia”. Infatti tutto torna, in tempi successivi questi Biribini che formavano una setta a tradizione Templare, furono scoperti e perseguitati. Sembra che la loro sede dove si riunivano esista ancora, ed ha un fascino unico, oggi è adibita ad attività turistico ricettiva (vedi sito www.ilbiribino.it). Tutt'oggi esistono dei superstiti dei Biribini sembra a Pietralunga, un piccolo borgo nei monti circondanti Città di Castello.

Infatti la torre del complesso architettonico "il Biribino", la parte più antica, segue le regole costruttive della proporzione perfetta. Regole univoche su tutte le costruzioni Templari partendo dal tempio di re Salomone. Tale  "proporzione perfetta" scoperta in tempi immemorabili e riscoperta da Fra. Luca Pacioli vissuto a Sansepolcro nel XV secolo, utilizza l’angolo perfetto che è l’angolo che seguono i petali dei fiori per ottenere la massima insolazione dal sole ed è l’unico angolo che permette la non sovrapposizione dei petali. Bene, le misure della torre del Biribino rispettano al centimetro la proporzione perfetta. Un’altro aspetto che ci conferma la tradizione costruttiva Templare è la modanatura della torre che serviva da parapetto alle guardie che controllavano il perimetro infine la torre aveva il bagno, una protuberanza che permetteva l’evacuazione, ai quei tempi presente solo sulle costruzioni Templari.

Oggi il complesso architettonico "Il Biribino" è un monumento nazionale, vincolato dalla Sovrintendenza ai beni archeologici e artistici. Secondo me la Storia in generale quella che si studia sui libri, anche sui libri che i nostri figli portano a scuola ha un difetto solo: "viene scritta sempre da chi vince!", e chi vince, se non ha la coscienza a posto, cerca generalmente di annebbiare i fatti. Sempre secondo me, spesso, la tradizione orale rispecchia di più la Verità dei fatti, Verità che va sicuramente custodita perché è un bene prezioso!

In ogni caso io sono un fedele e devoto Cristiano Cattolico e anche se non condivido l’operato di Clemente V mi sottometto umilmente alla volontà della Chiesa, sarebbe bello, se un giorno, un grande Papa, riabilitasse i Santi soldati di Maria cioè i Cavalieri Templari ridando loro l’onore che meritano.

B&B Il Biribino
Telefono: 0758512201 - 3391821610
Fax: 0758512201
Indirizzo: Via Sant'Ansano 39, Città di Castello (PG), Italy

giovedì 22 settembre 2016

FORTEZZE CROCIATE - UOMINI E PIETRE DEL MEDIOEVO



Esce in libreria giovedì 6 ottobre “Fortezze crociate. La storia avventurosa dei grandi costruttori medievali, dai Templari ai Cavalieri Teutonici” di Giuseppe Ligato, impreziosito da un saggio introduttivo di Franco Cardini. Il volume viene presentato mercoledì 5 ottobre al Festival del Medioevo di Gubbio, il cui tema quest’anno è di grande attualità: “Europa e Islam: storia di un rapporto tormentato e vitale”. Per l’occasione Sonia Merli, ricercatrice ed esperta di storia medievale, dialoga sul libro con Giuseppe Ligato, autore del volume.

Martedì 18 ottobre alle ore 18.15, invece, nell’ambito della Festa internazionale della storia di Bologna, Giuseppe Ligato presenta il suo libro con Franco Cardini, autore del saggio introduttivo, alla libreria Coop Zanichelli in Piazza Galvani, 1/H .

l volume racconta la storia di imponenti fortezze come il castello di Belvoir in Galilea, ma anche di basiliche ed edifici pubblici, non ultima la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Si sofferma sul meraviglioso Crac des Chevaliers, in Siria, il capolavoro dell’architettura crociata, che in questi ultimi anni è tornato ad essere luogo di battaglie sanguinose: occupato da oppositori armati del presidente Bashar al Assad, è poi stato espugnato dall’esercito siriano, dopo bombardamenti che hanno arrecato alla struttura pesantissimi danni.

martedì 12 luglio 2016

I TEMPLARI NEL PICENO

Templari nel territorio di Ascoli Piceno

Sguardo Sul Medioevo e il Centro Studi Ricerche Cavalieri Templari hanno dedicato anni allo studio dei Cavalieri Templari. Questa volta ci occupiamo degli insediamenti templari nel territorio di Ascoli Piceno nel cuore delle Marche dove sarà possibile trovare tante piccole tracce del passaggio dei Cavalieri Del Tempio.

Ascoli Piceno: nel capoluogo marchigiano troviamo le chiese di San Giovanni ad Templum e Santa Croce posta proprio su via dei Templari. Altra chiesa interessante è San Pietro Martire che ospita una delle spine della Sacra Corona donata da Filippo il Bello di Francia colui che volle, e ottenne, la soppressione dell'Ordine dei Templari.

Arquata del Tronto: famosa per essere stato un avamposto romano importante posto sulla via Salaria, nella cittadina marchigiana abbiamo San Francesco a Borgo dove è conservata una copia della Sacra Sindone che, secondo la leggenda sarebbe stata portata dalla Terrasanta proprio dai templari.

Castignano: il paese è il più templare di tutti. Ci sono anche molte tracce nell'antica via dei Templari con un Tau che indica la chiesa di Santa Maria del Borgo come sede principale dei Cavalieri Templari. È sede dell'affascinante rievocazione storica Templaria Festival.

Montedinove: troviamo la chiesa di San Tommaso Beckett, il noto Arcivescovo di Canterbury molto vicino ai Cavalieri del Tempio.

Poggese: la chiesa di San Lorenzo ospita un'importante raffigurazione del SATOR, il quadrato magico il cui significato è ancora avvolto nel mistero. Numerosi studiosi, anceh affermati, legano il mistero del quadrato ai cavalieri del Tempio.

Immagine tratta dal sito Piceni Nel Mondo

mercoledì 6 gennaio 2016

IL COMPLESSO TEMPLARE DI SAN BEVIGNATE A PERUGIA


Perugia conserva ancora una importante testimonianza della presenza dei Cavalieri Templari; nel quartiere di Monteluce troviamo bella e maestosa la Chiesa di San Bevignate, molto sobria all'esterno. Dopo lunghi lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, il 20 aprile del 2009 la chiesa è stata riconsegnata alla città e ai turisti e semplici appassionati che ogni anno passano ore a studiare la storia dei Cavalieri del Tempio anche da un punto di vista iconografico. Il complesso è anche un luogo per eventi culturali atti a valorizzare il territorio e a rafforzare i legami con la cultura passata. 

Con le card Perugia Città Museo è possibile accedere anche al Complesso Templare di San Bevignate, usufruendo di riduzioni e gratuità

Ingresso ridotto € 2,50:
possessori Card Perugia Città Museo tipo A, tipo F e tipo U
possessori Card Perugia Città Museo di tipo C2 (Abbonamento familiare: escluso il titolare che usufruisce del gratuito)

Ingresso gratuito:
titolare Card Perugia Città Museo di tipo C1 (Abbonamento individuale)
titolare Card Perugia Città Museo di tipo C2 (Abbonamento familiare: gli altri tre utenti usufruiscono della tariffa ridotta)

Per informazioni: 
tel.199 151 123 

Orari di apertura:
ottobre - aprile:
aperto il sabato e la domenica: 10.00 - 13.00
maggio - settembre:
aperto il sabato e la domenica: 10.00 - 13.00 / 15.00 – 18.00

mercoledì 25 novembre 2015

SCOPERTA UNA GROTTA CON UNA SORGENTE D'ACQUA FORSE USATA DAI TEMPLARI



Pochi giorni fa, in un terreno privato a Seborga, è stata scoperta una sorgente che risalirebbe al 1200 e che probabilmente sarebbe stata usata come fonte battesimale dai cavalieri templari per le nuove investiture. Come asserito da Flavio Gorni, vicesindaco della cittadine e proprietario del terreno, la grotta fu scavata per raggiungere l'acqua indispensabile per i monaci che all'epoca coltivavano questi campi. Ci troviamo a pochi chilometri da Bordighera, una zona particolarmente importante per la presenza di tracce del passaggio dei cavalieri templari diretti in Terrasanta. Gorni afferma che a costruire la grotta che protegge la sorgente furono i monaci benedettini di Lerins che forse la utilizzavano come luogo di preghiera. La grotta si può raggiungere dopo aver camminato in una lunga galleria che termina in una sorta di tempio in cui sono ben visibili ai lati file di posti a sedere come se i monaci contemplassero l'acqua "fonte di vita per le sue creature". Nella stessa zona è stata scoperta una pianta di olivo taggiasca, questo potrebbe anche ribaltare un primato assodato: l'olio taggiasco non sarebbe stato prodotto per la prima volta a Taggia ma a Seborga!

lunedì 13 ottobre 2014

TOMBA BARTOCCINI: UN VIAGGIO TRA ETRUSCHI E TEMPLARI

tomba-bartoccini

La Tomba Bartoccini è stata restituita al mondo dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale dopo ben dieci anni di lavoro nella zona della necropoli di Monterozzi dove una volta sorgeva Tarquinia. La necropoli è composta di duecento tombe con ricchi decori che rappresentano la vita degli abitanti di Tarquinia. La Tomba Bartoccini è particolarmente interessante anche per la tipica decorazione "ad arazzo" del soffitto e per la presenza di una sala con un dipinto a scacchiera bianco e rosso, gli stessi dei Cavalieri Templari che, probabilmente, in questa tomba cempivano i famosissimi e controversi riti iniziali. Dal 14 ottobre 2014 alla presenza del Sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, del Soprintendente per l’Etruria meridionale Alfonsina Russo Tagliente e del Sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, la Tomba sarà inserita nel percorso di visita della necropoli che permetterà al visitatore di immedesimarsi nell'atmosfera anche grazie a video che raccontano il lungo percorso di restauro.


lunedì 25 agosto 2014

IL (COSIDDETTO) PORTICO DEI CAVALIERI TEMPLARI A BRINDISI


Quello che a Brindisi è conosciuto come Portico dei Templari si trova su un lato di piazza Duomo e rappresenta due arcate gotiche separate da una colonna di marmo greco. Date le sue caratteristiche architettoniche si capisce chiaramente che risale al XII e XIII secolo ed è considerato il più antico utilizzo dell'arco a sesto acuto già in età normanna nel sud d'Italia. Non sappiamo ancora a cosa possa essere servito anche perchè è vero, si chiama portico ma è meglio definirla "loggia" e data la sua particolare posizione nei pressi del duomo probabilmente era parte integrante del primo palazzo arcivescovile della città. Il riferimento ai templari è solo successivo e risale al settecento quando alcuni studi ritennero che la loggia-portico fosse una parte integrante di una chiesa giovannita i cui resti sono stati rinvenuti, però, a molti metri di distanza. Nel XVI secolo il portico era al piano terra del palazzo della famiglia De Cateniano, il cui esponente Lucio divenne sindaco nel '500 e donò alcune sue proprietà site in piazza Duomo, tra cui la loggia, all'Ospedale. Ora ospita il Museo Ribezzo e ospita molti reperti medievali e un grande sarcofago in pietra. 

venerdì 30 maggio 2014

A CAGLIARI, SULLE TRACCE DEI TEMPLARI

La facciata della chiesa della Santissima Annunziata
Sabato 7 giugno, dalle ore 16.45 fino alle prime ombre della notte, alla scoperta delle storie segrete e misteriose dei Cavalieri del Tempio a Cagliari. Le associazioni Aloe Felice, Ambiente Sardegna e Sardegna Sotterranea, in collaborazione con il Mazzabobile Nobility Group, organizzano dalle ore 16.45 fino alle prime ombre della nera notte, un tour guidato nelle viuzze, vicoli, rughe di Stampace e Lapola (Marina) alla ricerca delle tracce lasciate dai Templari a Cagliari. Un team di studiosi, supportati dalla pubblicazione di Gianfranco Pirodda autore di "Templari a Cagliari", racconterà se e quando:" i templari misero piede a Cagliari e soprattutto si sveleranno i segni e le tracce che ci hanno lasciato i Cavalieri del Tempio di Cristo". Il raduno partirà alle 16.45 di fronte alla chiesa dell'Annunziata, probabile sito templare ma anche ingresso de "su brugu" di Sant'Avendrace, poi al rifugio bellico di via Don Bosco. Ci soffermeremo alla Torre degli Alberti, alla chiesa di San Francesco di Stampace, in esterna alla chiesa di Santa Restituta e alla cripta omonima, si rivelerà l'origine templare del culto di sant'Efisio chiudendo il tour alla piazza del santissimo sepolcro. Angelo Pili, Marcello Polastri, Massimo Deidda, racconteranno storie di sangue e di morte, aneddotti, segreti e misteri della Madonna Nera Templare,  di marrani, cristiani e saraceni. Tra le tante il mistero del santo Gral. Saranno presenti vari figuranti vestiti con gli abiti del tempo. Sarà distribuita a chiunque la bevanda miracolosa templare a base di iperico. Fine tour ore 20. Contributo di partecipazione: 7 euro esclusi i bimbi. Gestanti e puerpere gratis.

Per info: 340.360.23.65 o redazioneap@gmail.com

giovedì 8 agosto 2013

SCOPERTO UN ANTICO OSPEDALE A GERUSALEMME: RISALE AL TEMPO DELLE CROCIATE!

Dal giornale Spagnolo "El Pais" veniamo a conoscenza di una scoperta molto interessante ed importante. Durante degli scavi effettuati nella parte vecchia di Gerusalemme, è stata scoperta una enorme struttura che risale probabilmente all'epoca delle Crociate e quindi collocabili tra il 1099 (presa di Gerusalemme, peraltro estremamente sanguinosa) e il 1291 con la caduta di Acri, ultimo baluardo cristiano in Terra santa e che potrebbe essere un ospedale in grado di raccogliere, secondo Renee Forestany, direttore dello scavo dell'Israel Antiquities Authority (IAA), anche duemila pazienti per una superficie complessiva di oltre 14 mila metri quadrati. L'edificio si trova nel quartiere cristiano della Città Santa in una zona dove fino a pochi anni fa vi era un mercato. I responsabili dello scavo si sono trovati dinanzi ad una enorme struttura, con numerosi pilastri e archi e varie suddivisioni in zone più grandi e più piccole. 
"Abbiamo imparato a conoscere l'ospedale da documenti storici contemporanei, molti dei quali sono in latino," dicono, e spiegano inoltre che questi menzionano l'esistenza di un ospedale sofisticato costruito da un ordine militare cristiano chiamato "Ordine di San Giovanni dell'Ospedale a Gerusalemme. "
E ciò non è un caso: i membri dell'Ordine di San Giovanni giuravano di assistere i pellegrini che si recavano in Terra Santa ma anche di unirsi agli altri combattenti se ve ne fosse stato bisogno. La struttura dell'ambulatorio scoperto, ricalca la struttura degli ospedali moderni: vi sono ali e dipartimenti secondo le malattie dei pazienti e in caso di necessità la capacità massima era di ben duemila persone. I membri dell'Ordine di San Giovanni si occupavano anche di uomini, donne e bambini di altra religiose e anche dei figli abbandonati i quali venivano curati e mantenuti fino al loro ingresso nell'ordine. L'Israel Antiquities Authority (IAA),sottolineando che a quei tempi l'igiene non era certo all'ordine del giorno, riporta il caso di un medico che amputò la gamba di un cavaliere che morì dopo pochi giorni per infezione. Nello "staff medico" vi erano anche medici arabi già noti per le loro conoscenze in materia. Dopo la sconfitta dei Cristiani contro Saladino questi, appena preso possesso della città, si stabilì nei pressi dell'ospedale ristrutturandolo e permettendo ai membri dell'ordine di continuare la propria opera di assistenza. Nel 1457 l'edificio crollò e per tutto il medioevo l'ospedale fu usato come stalla di cavalli e cammelli: infatti oltre a ossa sono stati ritrovati anche elementi di ferro e metallo che servivano alla ferratura del cavallo. Secondo Monser Shwieki, direttore del progetto, parte dell'edificio diventerà un ristorante, e "i suoi clienti rimarranno impressionati dall'incantevole atmosfera medievale che vi si respira".

Fonte: cultura.elpais.com 

sabato 8 giugno 2013

10 ITINERARI TEMPLARI IN ITALIA

Attorno ai Templari sono nate mille leggende collegate al Sacro Graal e legate ad alcuni luoghi simbolici. Gli ultimi templari furono condannati come eretici. Ecco dieci luoghi in Italia dove pare si riunissero e detenessero il loro potere. Questo elenco redatto dal giornale Libero è sicuramente estremamente incompleto, nella sola Narni c'è un altro esempio di chiesa templare, per non dimenticare Roma e altri posti...ma senza dubbio sono luoghi un po' insoliti, interessanti da visitare e sicuramente oggetto di studio!

Castelmezzano (in provincia di Potenza), l'intero borgo
Borgo arroccato tra le alte guglie delle Dolomiti Lucane, la città era magione templare, sono molti i simboli che ne testimoniano la presenza: lo stemma del Paese con un cavallo nero montato da due cavallieri.

Narni (Terni), la Chiesa di Santa Prudenziana
Inconfondibili segni all'ingresso della Chiesa, coi suoi 30 metri di campanile. E' un simbolo della storia templare la finestra a forma di croce maltese: d'estate uno strano fenomeno permette alla luce di entrare da questa apertura e inondare di rosso "sangue" le navate.

Castel del Monte, nel comune di Andria
Un edificio costruito per finalità di pace, tutto costruito sull base del numero otto, i "sacri" cavallieri erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese.

Varano de' Melegari (Parma)
Molte leggende parlano della storia del battistero ottagonale della Pieve: dal culto di Diana al passaggio dei Cavalieri Templari.

Camerano (in provincia di Ancona)
Nella Grotta Trionfi è presente un tempietto con pianta circolare nove nicchie e un sedile indicato come lo "scranno del Magister".

Castello della Rotta a Moncalieri (Torino)
La rocca è non soltanto infestata dai fantasmi ma luogo templare: posseduta dall'Ordine intorno al 1100, pare custodisca le vestigia di un cavalliere crociato col suo cavallo, che si è fatto lì seppellire perché la sua amata era stata buttata dalla torre da un principe geloso.

Grotte di Osimo (Ancona)
Il sottosuolo della città è percorso da una fitta rete di cunicoli e ambienti sotterranei scavati a più livelli, che fanno di questo posto un luogo di misteri. Vi era il più antico stanziamento templare in San Filippo de Plano, dal 1167 al 1317.

Castello della Magione di Poggibonsi (Siena)
Appartenne inizialmente ai Cavalieri templari, la costruzione è costituita da un'antica chiesa e da uno "spedale" per i pellegrini in transito sulla via Francigena.

Ruvo di Puglia (Bari)
All'inizio del 1200 si ebbe la costituzione di un nuovo insediamento templare a Ruvo di Puglia, presso la chiesa di Santa Maria di Calentano.

Maratea (Potenza), la Chiesa di San Vito
Non abbiamo prove documentate che i cavalieri Templari abbiamo avuto sede nell'antica Chiesa di San Vito, ma hanno lasciato alcune simbologie caratteristiche proprio dai cavalieri. In fronte all’altare è presente una croce fiorata, contornata da rose distribuite in maniera decorativa. La rosa è un simbolo che ricordiamo essere molto amato dai Templari.

mercoledì 24 aprile 2013

TEMPLE CHURCH

La Chiesa del Tempio (in inglese: Temple Church) è una chiesa medievale di Londra. Si trova all'interno dell'area chiamata Temple, ubicata tra Fleet Street e il Tamigi, nella City. Vicine alla chiesa sorgono la Inner Temple e la Middle Temple, antiche e prestigiose scuole universitarie di formazione professionale per avvocati e magistrati. La chiesa venne edificata nel XII secolo dai cavalieri Templari, nel terreno da loro acquistato nel 1160 al fine di costruirvi la nuova sede londinese dell'ordine. Attorno alla chiesa sorsero altri edifici, che formarono presto un vasto complesso monastico. La chiesa, costruita su modello della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, era ed è costituita da due parti: la più antica, a pianta circolare, detta Round Church, venne consacrata nel 1185 dal patriarca di Gerusalemme Heraclius. Una seconda struttura, detta The Chancel (il presbiterio) o The Oblong, a pianta rettangolare, venne aggiunta agli inizi del XIII secolo, quando re Enrico III espresse il desiderio di essere sepolto nella chiesa dopo la sua morte (in realtà nella chiesa venne sepolto uno dei suoi figli, mentre la tomba di Enrico si trova nell'Abbazia di Westminster). The Oblong venne consacrato nel 1240. Nel 1307, il seguito alla soppressione dell'ordine dei Templari, la chiesa passò in mano alla corona, che successivamente la concesse all'ordine di Malta, mentre gli altri locali del complesso divennero sede delle due scuole per avvocati, ancora oggi esistenti. Temple Church torna alla corona nel 1540, quando Enrico VIII soppresse l'ordine di Malta in Inghilterra, confiscandone le proprietà.
La chiesa venne risparmiata dal grande incendio di Londra del 1666, ma fu lo stesso soggetta ad alcuni lavori di Christopher Wren che ne rinnovarono l'interno, dotandolo tra l'altro di un organo. Altri lavori interessarono l'edificio nel XIX secolo, con l'applicazione di decori in stile neogotico. Nel 1941 subì gravi danni in seguito ai bombardamenti aerei dei tedeschi. Restaurata, la chiesa venne riaperta nel 1958. 
Attualmente la Temple Church, utilizzata dal XVII secolo da Inner e Middle Temple come loro cappella, continua ad essere regolarmente officiata e vi si celebrano i matrimoni dei membri delle due scuole. Il tempio è ancora oggi proprietà della corona. Lo storico edificio è stato scelto dallo scrittore Dan Brown per ambientarvi parte del noto romanzo Il codice da Vinci. La chiesa del Tempio è formata da due edifici uniti, la Round Church e The Chancel. La Round Church costituisce l'ingresso della chiesa ed è la parte più antica dell'edificio. In stile romanico-gotico, si presenta esteriormente composta da due corpi cilindridi sovrapposti. L'interno è a pianta circolare, con la zona centrale coperta con volta lignea circondata da un deambulatorio, da essa separato attraverso archi a tutto sesto poggianti su pilastri polistili, e coperto con volta a crociera. Sul pavimento della zona centrale, si trovano dieci lastre lapidee con sopra scolpiti in altorilievo altrettanti cavalieri Templari, raffigurati giacenti, che trovarono sepoltura nella chiesa. Una delle dieci sculture raffigura Guglielmo il Maresciallo, anch'egli sepolto nel tempio in quanto Templare. The Chancel, aggiunto alla rotonda nel 1240, è in stile gotico e si presenta con pianta a tre navate di uguale altezza, divise da pilastri polistili da cui si dipartono gli archi gotici e le nervature delle volte a crociera. L'ambiente è illuminato da grandi trifora con vetrate policrome, le quali si aprono sulle pareti laterali. A ridosso della parete di fondo della navata centrale, si trova il presbiterio, recintato da una balaustra, con il pregevole altare maggiore, realizzato nel XVII secolo su disegno di Christopher Wren. Quest'ultimo è in legno ed è costituito dalla mensa e dall'ancona, distaccata dalla prima e con sopra incisi i dieci comandamenti. Alla destra del presbiterio, si trova il pulpito ligneo.

Fonte Wikipedia

giovedì 11 aprile 2013

REGGIO E I CAVALIERI TEMPLARI

Reggio Emilia comincia a dare notizie di sé fin agli albori della storia templare, nel 1144. In quell’anno Alberto, Preposito della Cattedrale di Reggio Emilia, concede ai Cavalieri del Tempio un appezzamento di terreno situato nella curtis di Rivalta. La notizia si trova in un documento trascritto ed edito da Girolamo Tiraboschi nelle sue Memorie Storiche Modenesi dove si legge anche che, in quella data, i Templari risultano già possedere una “Casa” in un luogo chiamato “Curte Mozadelle” a capo della quale troviamo il priore Guglielmo. Come scrive Fulvio Bramato a proposito dei primi insediamenti templari, è molto probabile che, agli inizi della vita dell’Ordine, i Cavalieri abbiano occupato dimore di fortuna, chiamate appunto “Casae”, che rappresentarono per loro la prima forma di insediamento su di un territorio e Reggio Emilia, insieme ad Albenga, Acquapendente, Treviso e Siena, risulta essere una delle più antiche attestazioni di questo tipo in Italia. Soltanto alla metà del secolo XII si assisterà poi al passaggio dalla “Casa” alla “Domus” -cioè ad una struttura più definita e consolidata -dando così avvio alla seconda fase dello sviluppo della rete templare in Italia, che corrisponde ad una più concreta stabilizzazione degli insediamenti dovuta alla crescita delle donazioni e degli acquisti di terreni e strutture assistenziali. Anche a Reggio Emilia abbiamo testimonianza di questa seconda fase quando, nel 1161, si procederà all’acquisizione delle terre a Rivalta e verrà costruita la Mansione delle Tempie. Allo stato attuale delle ricerche restano ancora avvolte dal mistero le motivazioni della scelta di questa località per il primo insediamento dell’Ordine nella nostra Provincia; non abbiamo neppure a disposizione alcuna fonte storica in grado di fornirci informazioni precise sui confini di Curtis Mozadelle ma, prendendo come punto di riferimento centrale il castello di Mucciatella -ancora ai nostri giorni visibile su di una collina tra gli abitati di Montecavolo e Puianello, nel comune di Quattro Castella -possiamo ipotizzare che il suo territorio si estendesse nella zona pedecollinare intorno ad esso, attraversata da quella strada pedemontana che, ora come allora, collegava il fiume Enza al torrente Crostolo, di cui il Balletti dice “che una vecchia mappa chiama strada maestra” E’ possibile che i Templari abbiano scelto questa zona per la sua facilità di collegamento e perché attraversata dal transito di pellegrini e viaggiatori che erano diretti in Toscana; è anche possibile però che il terreno su cui è stata fondata la prima “Casa” templare sia stato donato da un benefattore che non ha lasciato traccia nella documentazione. Sappiamo infatti che, in particolare nella prima fase della diffusione dell’Ordine del Tempio in Europa, moltissime furono le donazioni ai Templari e che proprio le donazioni rappresentarono il principale sistema di accrescimento delle ricchezze dell’Ordine e costituirono, almeno fino al 1250 -quando cominciarono a rarefarsi con il declino politico degli Stati Latini in Terrasanta -il nucleo portante del loro patrimonio immobiliare e terriero. Siamo in grado, nonostante la mancanza quasi totale di fonti a riguardo, di fare anche soltanto un’ipotesi a proposito del luogo in cui si trovava questo primo nucleo templare di “Curtis Mozadelle”? Il Baricchi, nel suo “Insediamento Storico e Beni Culturali, Alta Pianura e Collina Reggiana”, sotto la località di Mucciatella, menziona un luogo chiamato “Ca’ Matta” a proposito del quale scrive: “Il Balletti riporta la possibilità che vi si trovasse l’antica chiesa dei Templari di Reggio; più propriamente le memorie locali ne attribuiscono invece la denominazione ad un acquartieramento o “casa matta” dipendente dal vicino castello di Mucciatella…
Il rustico mostra un’interessante pianta a basilica con un prospetto a ponente tripartito richiamante le forme di una chiesa”.8 Quel riferimento ad un “rustico” ci porta ad una costruzione che, fino a pochi anni fa, si poteva vedere non lontano dalla strada che collega le frazioni di Montecavolo e Puianello, nel comune di Quattro Castella, più o meno all’incrocio con la strada che proviene dalla tangenziale di Montecavolo. Si trattava di un edificio imponente e certamente dall’aspetto singolare, orientato lungo l’asse est-ovest, con una facciata tripartita coronata da una specie di rosone murato, il tutto con un aspetto che ricordava decisamente una Chiesa. “A Mucciatella, rimane una chiesa a tre navate, con eleganti colonne all’interno e rosone murato sulla facciata. E’ ora adibita a fienile-stalla e fa meraviglia come la Soprintendenza ai monumenti dell’Emilia non faccia niente per rimetterla a posto e tutelarla”. Le fonti, almeno al momento, non ci hanno fornito più alcuna notizia di quell’antica “Casa” con l’eccezione, verso la fine del duecento, di un’annotazione su un sacramentario (conservato nell’Archivio Capitolare di Modena) che ci avvisa che, per essa, sembra avvicinarsi il definitivo declino. Conosciamo però alcuni nomi di Templari che hanno vissuto a Reggio Emilia e questo è un dato reale. Sono quelli dei monaci presenti all’atto della donazione dell’Ospedale di Santo Stefano di Reggio Emilia, avvenuta nel 1161: Amezo, Barellus e Armenulfo; quello di Maurus, precettore al tempo della controversia con i Canonici della Chiesa di San Prospero nel 1191. Altri Templari compaiono in documenti successivi, del 1258 e 1268, dove vengono menzionati i precettori della milizia del Tempio frà Giovanni da Busana e frà Gherardo da Brescia ed anche un certo Giovanni da Reggio, che fu Precettore della domus di Reggio intorno al 1282. Infine, ormai al crepuscolo della storia templare, i documenti ci ha lasciato anche il nome di Fra Nicolao da Reggio,30 precettore della mansione di San Salvatore di Grosseto, che compare tra gli imputati di uno dei tanti processi che furono celebrati contro i Cavalieri del Tempio dopo il loro arresto.

sabato 9 marzo 2013

LA "PEREGRINATIO" DI SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

La conversione per Bernardo era strettamente legata al viaggio verso Gerusalemme, viaggio che era considerato anche una peregrinatio verso la conquista della grazia di Dio. Proprio in questa ottica, Bernardo fornisce ai Templari una serie di Luoghi Santi che miravano ad inculcare nel cavaliere la voglia di una continua ricerca di Dio attraverso i luoghi cardine della storia di Cristo Betlemme offre suggestive riflessioni sul mistero dell’Incarnazione traformando il viaggio in un «Itinerarium mentis et cordis in Deo» verso una continua ricerca di una Gerusalemme interiore, dove una volta “ucciso”  il male, la morte e il peccato il monaco-cavaliere avrebbe  incontrato Cristo. Bernardo non vide mai Gerusalemme tanto meno gli altri luoghi sacri in quanto l’idea del pellegrinaggio era ben lontana dall’idea di ascesi e di studio delle scritture che professava l’abate di Chiaravalle. Se non si intendeva il pellegrinaggio come un modo per espiare i propri peccati esso poteva divenire un pericoloso viaggio verso le tentazioni e proprio per questo Bernardo preferiva pensare a questi luoghi da un punto di vista spirituale più che materiale. I capitoli del De Laudae Novae Militiate che vanno dal cinque all’otto, sono intereamente dedicati alla topografia della Terra santa quasi a trasformarsi non tanto in una guida turistica quanto in una guida spirituale atta a spiegare il significato religioso di quei luoghi. I luoghi passati in rassegna sono Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, Bethfage, la valle di Josafat e il Tempio. Il primo luogo esaminato da Bernardo è proprio il Tempio luogo che dà il nome all’Ordine stesso mettendo in evidenza le differenze tra l’attuale Tempio, sobrio e povero, con quello originale, maestoso. Gli ornamenti ricchi del Tempio vecchio, vennero sostituiti da armi e scudi e da qui i militari di Cristo partivano per liberare le terre di Cristo dagli infedeli. Bernardo è la seconda tappa della peregrinatio che permette allo stesso di spiegare il mistero dell’Incarnazione spiegano il significato di “casa del pane” punto di partenza della spiegazione dell’offrirsi del Verbo agli uomini come pane spirituale, per dirla con parole più semplice, il luogo dove nacque il figlio divino. Nazareth è il luogo dell’infanzia di Cristo e il significato “fiore” rimanda alla crescita del figlio di Dio il cui “profumo” era stato avvertito dai profeti ma non dal popolo ebraico, il suo popolo. Mentre gli ebrei lo hanno “assaporato” e “odorato” per poi lasciarlo morire, i cristiani lo hanno odorato ed assaporato fino a nutrirsi del pane spirituale che in lui prendeva forma. Bernardo arriva al Monte degli Ulivi e alla Valle di Josafat due luoghi che hanno un forte valore simbolico: il monte simboleggia la misericordia, la valle indica il luogo dove si manifesterà la giustizia divina. Bernardo ritorna su un punto fondamentale: la contrapposizione tra l’umiltà (dei Templari) e la superbia (la cavalleria laica) cogliendo l’occasione per parlare della confessione. La tappa successiva, il fiume Giordano, permette a Bernardo di parlare del battesimo. Ma è solo con il Calvario e il Sepolcro che il viaggio mistico entra nel vivo: il Calvario è il luogo della morte di Cristo attraverso la quale ha liberato l’umanità da ogni male, il Sepolcro è dove Cristo ha riposato dopo la deposizione. Parlando del Sepolcro Bernardo afferma che non Cristo ha liberato l’umanità con il perdono dei peccati ma ha dato a tutti gli uomini la speranza della resurrezione mettendo in stretta correlazione i termini di morte e peccato affermando che con il peccato l’uomo perde la vita andando incontro ad una duplice morta, sia spirituale che corporale ma quando il Cristo ha scelto di morire per gli uomini ha cancellato questa situazione. Ma quando il Cristo ha scelto di morire per gli uomini, ha cancellato questa situazione. In un secondo momento Bernardo si interroga sulla volontà soteriologica, giustizia e natura del Cristo. Secondo Bernardo l’uomo raggiunge la salvezza completa proprio nella figura del Cristo animata da giustizia, pietà, modestia e che rendendosi simile ad un uomo ha scelto di morire rimettendo i peccati. L’abate poi definisce “follia” le scelte fatte dal Cristo, inconcepibili per qualsiasi altro uomo, ma giuste per lui e spiega anche che affinché si compia la giustizia divina, l’uomo dovrà morire, ma risorgerà nell’amore divino quando sarà il momento.

Le ultime due tappe dell’itinerario sono i villaggi di Bethfage (la casa della bocca) e di Betania (casa dell’obbedienza), dove vissero Maria e Marta. A proposito di Bethfage l’abate  parla della confessione e a proposito di Betania, del conflitto tra la contemplazione e l’azione, che caratterizzava la vita monastica del tempo. Ne viene fuori un vero e proprio elogio dell’obbedienza, virtù che ogni buon cristiano deve avere. Attraverso l’immagine del villaggio di Bethfage, che è anche il villaggio dei sacerdoti, Bernardo invita gli uomini ad aprire non solo le loro labbra ma anche il cuore sigillato dal peccato, nel sacramento della confessione. Col villaggio di Betania si tratta della contemplazione, che è rappresentata da Maria, mentre Marta simboleggia l’azione. Alcuni monasteri sceglievano di praticare un modello di vita contemplativa, altri, come il monastero cistercense di Bernardo, un modello di vita attiva, fondato  sul lavoro fisico, al quale viene attribuita quella stessa grande importanza che gli riconoscevano anche i Templari.  Su entrambe però prevale quella obbedienza, per la quale il Cristo  si è privato della vita per salvare l’umanità: «Questa scelta non è priva di significato: il conflitto tra “Maria” (la contemplazione) e “Marta” (l’azione) era uno dei più sentiti negli Ordini monastici – soprattutto nel cistercense, dove il lavoro fisico (Marta, appunto) era nel massimo onore – non meno che in quello templare; Bernardo vuol ricordare che né l’una né l’altra, e neppure la penitenza stessa, hanno valore se fuori dall’obbedienza». I Templari avevano assunto le funzioni di difensori delle reliquie e dei luoghi di Cristo in Oriente, diventando custodi di questi tesori interiori attraverso le armi perché questo è l’imperativo imposto dall’anima di ciascuno. Secondo il Cardini, una grande differenza divideva il crociato e il Templare, perché nella realtà il Templare non era quella figura senza macchia e senza paura idealizzata da Bernardo, né poteva esserlo. Dalla purezza di sentimenti e di intenti delle origini, l’ordine si lascia invischiare nelle comuni bassezze della guerra e nelle peggiori tentazioni, perdendo questa limpidezza primigenia ed avviandosi inesorabilmente verso la sua fine: «C’è pertanto una differenza profonda, istituzionale e spirituale, tra il templare e il crociato […] I templari, nella realtà vissuta, non erano quelli che Bernardo auspicava divenissero: né lo sarebbero mai divenuti» 

lunedì 14 gennaio 2013

INDAGINI SUI TEMPLARI NELLE TERRE DEL'UMBRIA

Don Pietro Diletti, colto salesiano plurilaureato, oggi parroco di Castel Gandolfo, con alle spalle un intensa attività di insegnamento e attività educativa e pastorale, per alcuni anni direttore dell’istituto Don Bosco di Perugia, si è cimentato in un lavoro di ricerca piuttosto arduo e impegnativo. Pubblicato in ben 284 pagine. Valido e decisivo collaboratore dell’opera è stato Nunzio Sardegna, che ha arricchito il lavoro andando alla ricerca delle tracce dei Templari nell’Appennino umbro-marchigiano e fornendo così una ampia documentazione di tali tracce con le 92 immagini riportate e illustrate. Come è nato questo libro e che cosa ha spinto gli autori a compiere questa fatica lo chiarisce Diletti, tirando simpaticamente in ballo l’arcivescovo oggi emerito Giuseppe Chiaretti, appassionato di ricerche storiche, che lo ha spinto, dopo il lavoro storico compiuto da Diletti su san Prospero, a continuare le sue ricerche o sui Fagellanti o sui Templari. È prevalso l’interesse per i secondi, per due motivi evidenziati dall’autore: l’enigma racchiuso dal misterioso san Bevignate, cui il popolo perugino ha dedicato una bellissima chiesa alla periferia fuori le mura, e le numerose leggende che circolano sui “cavalieri del Tempio”, spesso ridotti a un gruppo esoterico. Per avere un’idea sommaria del libro, basta scorgere l’indice, e ci si renderà conto della vastità degli argomenti. Si parte dalla storia della genesi della cavalleria e dalla descrizione della cavalleria romana, poi quella medievale, con riferimento ai vari significati del Graal. Un secondo capitolo tratta dell’origine delle crociate e dei cavalieri templari, le vicende tragiche e lo spirito eroico dell’ideale del cristiano illustrato da san Bernardo, secondo cui il cavaliere combattente non deve nulla temere perché, sia che viva e vinca la battaglia per il trionfo della fede cristiana, sia che muoia martire della fede, è sempre vincitore. La necessità di combattere e le norme di vita dell’Ordine del Tempio sono raccolte nella Regola stabilita dal Concilio di Troyes (1129). Capitoli densi e documentati, che sono alla base dell’immensità di informazioni che successivamente vengono fornite, spaziando anche in campo avversario, come nel capitolo 3 dedicato ai cavalieri musulmani e di seguito ad altri Ordini cavallereschi. Nel capitolo 5 troviamo la controversa questione dell’accusa di eresia e della soppressione dell’Ordine dei Templari; si fornisce anche la bolla di soppressione di Clemente V (1312). Fin qui la parte generale. Dal capitolo 6 il discorso si focalizza sull’Italia e sull’Umbria, con particolare riferimento al misterioso e sconosciuto san Bevignate che è presente più di quanto si possa immaginare nella tradizione culturale della città di Perugia. Nella nostra regione sono state trovate molte tracce di presenza dei Templari, i quali, avendo come compito di tutelare l’incolumità dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme e di favorirne il lungo viaggio, si insediavano dove era particolarmente necessaria la loro presenza di monaci guerrieri, a tutela della sicurezza lungo le principali vie di comunicazione: la via Cassia / Francigena, la via della Spina, la Flaminia, la Valnerina. Una storia discussa e avvincente che qui non possiamo fare altro che segnalare. gli studiosi potranno anche trovare nei capitoli 7 e 8 testi che riguardano la spiritualità, il rito di investitura e laRegola dei poveri commilitoni della santa città in lingua originale latina e in traduzione. Una regola di vita religiosa rigida, in 72 norme che riguardano tutti gli aspetti interiori ed esteriori della vita. Un indizio di quanta parte abbia avuto nell’opera anche la passione dei ricercatori e il loro entusiasmo si trova negli accenni ai ringraziamenti per tutti coloro che hanno in qualche modo partecipato alla realizzazione di questo impegnativo lavoro. Nunzio Sardegna, nella Pentecoste del 2012, conclude invitando tutti – ad imitazione dei cavalieri di Artù – a balzare in sella alla ricerca del Graal, sotto la protezione del “clemente e misericordioso Padrone del giorno del Giudizio!”. Pietro Diletti – Nunzio Sardegna, L’Ordine del Tempio e San Bevignate. Tracce templari nell’appennino umbro-marchigiano, ed. Guerra, Perugia 2012
Fonte: http://www.lavoce.it

ALLA RICERCA DEI TEMPLARI A PONTEGATELLO

Una gita fuori porta, a Pontegatello? Ne val sempre la pena, anche se la stagione non suggerisce scampagnate in uno spicchio di pianura che sarebbe piaciuta al povero Paneroni, l'astronomo convinto che la terra fosse piatta. Da ammirare ci sono chiese e castelli e la cucina bresciana - casonsei, spéd oppure òs dè stòmech - è saporita. E poi? Nel saziare gli occhi con lo spettacolo della natura, potremo provare il piacere - evitando di far danni - di camminare lungo le capezzagne. Chiusa l'auto, si può inforcare la bici o correre per i viottoli di un campo, dove un tempo c'erano gelsi tanto grandi che il tronco si abbracciava a stento. Ne sono restati pochi a ricordarci che si allevavano i caalér (bachi da seta). E ancora: a farci da specchio c'è il corso della Quinzanella, che scorre dolcemente da 500 anni. Presto lungo gli argini si raccoglieranno i grasselli (valerianella). Nelle rogge l'acqua è pulita, lo provano i cavedani che sguazzano con le «bose». Ecco il Castello del borgo. Nell'Ottocento aveva la struttura di un forte con torri ai quattro angoli. Poi lo hanno ridotto a cascinale agricolo, comunque ammaliante sul fronte. Dopo Attila è venuto un terremoto a lesionare una stalla con colonne del '500, in faccia all'ingresso dell'ex fortilizio. Ci si può consolare con il Castello del '500 nella vicina Azzano. Fu dei nobili Nigolini, passò poi a chi mise nello stemma un gambero rosso fra i gigli di Francia: i Gambara. Ospitò Ugo Foscolo, agli inizi dell'800, durante la liaison con donna Marzia dei Martinengo. 
Torniamo a Pontegatello, che Giovanni da Lezze segnala nel Catastico come «lontano de Bressa sette miglia» e dichiara: «tutto dell'Hospitale della Città... et è abitato solo da affittuali... 15 fuoghi et anime 60». Non è cambiato nulla dal 1610: la proprietà resta degli Spedali Civili, avendo ereditato castello e pertinenze da tal Fadino Rovedo. Sono solo diminuiti fuochi e abitanti.

Oggi trentun bravi cristiani vedono il borgo spegnersi e chiusa persino la chiesa, intitolata a san Giovanni Battista decollato. Per il parroco il tetto è pericolante. «Falso - ribatte uno che dice di capirne - quattro tegole risolvono il guaio». E mentre sottolinea come 80 anime dei dintorni si siano disperse, perora la causa del tempio edificato nel 1722. San Giovanni Battista è patrono dell'Ordine cavalleresco e ospitaliero di san Giovanni di Gerusalemme, cioè dei cavalieri poi detti di Rodi e di Malta, che curarono i crociati ed accolsero i pellegrini diretti ai Luoghi santi. Manca un pezzo importante al borgo orami tagliato fuori dalle rotte.

Da qualche tempo la strada dell'osteria e del borgo è stata deviata, per esigenze di traffico. Da allora poco è rimasto attorno all'antico « pont del gatèl » (da guadel ) cioè ponte sul piccolo guado, manufatto servito fino ai giorni nostri. Di recente sono stati ritrovati i pali d'attracco, in una delle cantine dell'«Osteria Croce di Malta» che anticamente era un ostello dei Templari e dopo la soppressione dell'Ordine passò ai Cavalieri di Malta. Nonostante il nome, l'insegna evidenzia la croce templare, assai diversa da quella dell'altro Ordine. Il locale è consigliato nella passeggiata, magari dopo aver ammirato la torre campanaria e la chiesa della formica, che prende il nome dai tanti formicai presenti nelle terre vicine al Mella. L'ha ben restaurata un privato che consente di visitarla. Alla Croce di Malta, a mezzogiorno, si mangia e beve ottimamente e a buon prezzo; la sera Rosa Ancellotti cucina solo su richiesta, anche per piccoli gruppi.

Le speranze di Pontegatello sono ora tutte legate a un progetto che da tempo bolle in pentola. È sostenuto da Umberto Ferrari, sindaco di Azzano dal '97 al 2006 e da altri del posto come il marito dell'ostessa, Carlo Madella. Un progetto che piace ai pochi rimasti: trasformare in un borgo di artigiani questo luogo carico di storia. C'è l'osteria e ci sono cascine grandi e piccole. Inutilizzata è un'antica segheria alimentata dall'acqua d'una roggia. Si vorrebbero ricavare botteghe per affidarle a chi voglia dedicarsi ad attività agricole o commerciali, riprodurre antichi sapori e riprendere vecchi mestieri. Persone pronte a rischiare si son fatte avanti. Con loro si sono presentati i nuovi templari che avrebbero cura della chiesa purtroppo chiusa. Chi vivrà vedrà.

Costanzo Gatta per il sito http://brescia.corriere.it

martedì 27 novembre 2012

TRACCE TEMPLARI A GOLETO

Affascinante studio eseguito dal ricercatore irpino Marco Di Donato, il quale da tempo sta svolgendo approfondite ricerche su uno dei monumenti più mistici ed al contempo più poco noti del Sud Italia: ossia l’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi. Un’Abbazia sorta nel 1133, ad opera del Santo Patrono dell’Irpinia Guglielmo da Vercelli, ma che a partire dai primi anni del 1800 venne abbandonata e lasciata alla mercé di vandali sacrileghi che la saccheggiarono e distrussero buona parte delle opere presenti al Goleto. Lo studio di Marco Di Donato, che come lui stesso dice ama definirsi un semplice appassionato, si è basato in particolar modo sui simboli medioevali presenti al Goleto, simboli mai studiati in precedenza ma ricchi di storia e di mistero. Uno studio questo che per le scoperte effettuate potrebbe proiettare il Goleto tra i luoghi a maggior misticismo presenti non solo in Italia ma addirittura nel panorama internazionale. Le ricerche eseguite da Marco Di Donato pongono alla luce parallelismi tra Cavalieri Templari con Castel del Monte di Bari, la Cattedrale di Chartres in Francia e la Basilica di Collemaggio a L’Aquila: personaggi e luoghi accomunati da un nodo di mistero che i secoli ancora non hanno sciolto. L’irpino Marco Di Donato durante i suoi viaggi al Goleto, ha individuato e studiato simboli di grande pregio quali figure antropomorfe e zoomorfe, una Triplice Cinta, un Centro Sacro, nonché un rarissimo “quatre de chiffre”, una Croce del Verbo, una Croce Patente (da molti nota con il termine di Croce Templare), un crittogramma (che potrebbe essere annoverato tra i più antichi mai rinvenuti in Italia) nonché altri simboli, alcuni dei quali più unici che rari, tutti risalenti alla metà del 1200. Ma cosa collega l’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi con i Templari, con Castel del Monte, con Chartres e con Collemaggio? In nessun altro luogo d’Italia è possibile individuare così tanti simboli e così tanti indizi tutti insieme. Quale sarà il significato del crittogramma? Per tali motivi, lo studio dell’avellinese Marco Di Donato è stato anche oggetto di attenzione da parte di alcuni siti on-line che si occupano dei misteri dell’arte, che da qualche settimana stanno pubblicando un sunto di queste ricerche con il titolo “L’Abbazia dei misteri: il Goleto”. Ma la passione di Marco Di Donato non si esaurisce solo tra le mura locali e/o nazionali, infatti durante l’estate 2011 insieme al ricercatore e storico triestino Giancarlo Pavat, si è recato in Svezia, nella remota regione del Dalsland, sulle tracce di un labirinto presente in una Chiesa medievale che da indizi scoperti all’interno e nei sotterranei della Chiesa, fanno convergere ai Cavalieri Templari quali i committenti dell’opera. Una scoperta questa che se confermata potrebbe aprire una nuova pagina di storia in un luogo, come il Dalsland, sempre alla ricerca di tracce del loro passato.
Per la bontà delle loro ricerche, la spedizione in Svezia è stata anche oggetto di interesse da parte dei media nazionali ed in particolare della nota trasmissione televisiva Voyager di Roberto Giacobbo su Rai2 il quale sia ad inizio anno che nel mese di maggio scorso ha dedicato uno spazio alla loro spedizione. Insomma, un appassionato di storia e di misteri a 360 gradi che riesce a coniugare i misteri storici con ricerche di grande pregio ed interesse svolte in maniera analitica e precisa.

Fonte: http://www.irpiniaoggi.it

sabato 8 settembre 2012

VIAGGIO NEL MISTERO DEL...SANTO GRAAL...

Nel medioevo il Graal è oggetto di racconti e ballate. In alcuni versioni è una coppa o un piatto in altre la sacra reliquia è una pietra caduta dal paradiso o la lancia di Longino che trafisse il costato di Cristo sulla Croce. Ritenuto una coppa o piatto, è menzionato in un poema di Chretien de Troyes originario dello
Champagne, lo stesso luogo in qui I nove cavalieri fondatori dell'Ordine del Tempio trascorsero del tempo. Gli stessi templari venivano da Troyes e Chretien probabilmente sentì qualcosa da loro. E' descritto in diversi modi: il poeta medievale francese De Boronne, descrive il Graal come un calice che raccolse il sangue
di Cristo. Nel poema di Wolfgang von Esenbach, Parzifal va alla ricerca del Graal descritto come una pietra. Il Santo Graal è solo una coppa o il simbolo di un grande segreto? Potrebbe essere anche l'Arca dell'Alleanza o la sindone. Il santo Graal (The Holy Blood and The Holy Grail nell'originale inglese), è un libro controverso scritto da Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln che fornisce una particolare visione sul Santo Graal. Questo libro è stato preso come base da Dan Brown nel suo bestseller Il Codice Da Vinci modificandone alcuni tratti.

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