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La Grande Storia dei Cavalieri Templari

Creati per difendere la Terrasanta a seguito della Prima Crociata i Cavalieri Templari destano ancora molto interesse: scopriamo insieme chi erano e come vivevano i Cavalieri del Tempio

La Grande Leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda

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Le Leggende Medioevali

Personaggi, luoghi e fatti che hanno contribuito a conferire al Medioevo un alone di mistero che lo rende ancora più affascinante ed amato. Dal Ponte del Diavolo ai Cavalieri della Tavola Rotonda passando per Durlindana, la leggendaria spada di Orlando e i misteriosi draghi...

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lunedì 27 novembre 2017

NATALE E CAPODANNO DAL SAPORE MEDIEVALE

Non sai dove passare le prossime feste di Natale e Capodanno? La Primavera Viaggi, in collaborazione con l'Associazione Medieval Italy, propone pacchetti incentrati sulla rivalutazione di castelli, feste e tradizioni medievali. Un'occasione unica per non perdere sapori e atmosfere del medioevo toscano.  I pacchetti proposti prevedono solitamente una o due notti. Un modo unico e indimenticabile per delle feste natalizie...fuori dagli schemi!

CAPODANNO MEDIEVALE DI FIRENZE

Spedale del bigallo, int., cucine 01.JPG
Foto tratta da Wikipedia, Autore Sailko

Goditi un suggestivo banchetto presso l’Antico Spedale del Bigallo, medievale e grandioso edificio lungo l’antico e ripido tratto della via Aretina, fondato nel 1214 alle porte dell’autentica Firenze medievale. Immagina di essere in una corte fiorentina del XIV secolo e di sedere tra i commensali di una nobile famiglia che, con un lauto banchetto allietato dai giochi dei giullari, intramezzi musicali e danze, saluta il nuovo anno augurando propizia fortuna.

Assapora antiche pietanze rigorosamente tratte dalla tradizione eno-gastronomica medievale: ben 6 servizi costituiti da cibi e vini speziati, presentati nel rispetto delle usanze e della tradizione, delizieranno il palato dei commensali. Divertiti con un intrattenimento giullaresco professionale concepito per adulti e bambini, che unisce l’arte del cantastorie e del buffone a quella della giocoleria, per culminare in un emozionante spettacolo di fuoco dopo la Mezzanotte!
Unisciti alle danze antiche dei Nobili Signori e delle Gentildonne, ascoltando le soavi note di un liuto suonato dal vivo per provare l’emozione irripetibile di una reale festa medievale.
Solo cena € 135 a persona
Cena + 1 notte in hotel 4 stelle € 210 a persona

UNO SGUARDO A CASTEL PIETRAIO

Foto tratta dal sito ufficiale della Residenza d'Epoca
Il fascino di un autentico castello di origine medievale e il gusto del buon vino toscano: a due passi da Siena e Monteriggioni, potrete sperimentare il perfetto connubio tra storia, natura e tradizione.

Castel Pietraio è una suggestiva residenza d’epoca risalente al XIII secolo immersa nel cuore della Toscana più autentica: tra le dolci colline senesi, essa è un piccolo borgo medievale dotato di vigne e di una cantina storica che producono vini tra i più apprezzati del territorio. In questa cornice di perfetta armonia tra tradizione e charme, potrete rivivere il fascino del passato immergendovi nella magica atmosfera del Castello: dormirete in camere collocate nella parte antica del borgo, visiterete il maniero ripercorrendone la storia e gusterete gli ottimi vini della sua cantina…Un’esperienza da non perdere per tutti coloro che desiderano ritrovare il gusto dell’atmosfera medievale senza rinunciare al comfort e al piacere di un soggiorno di lusso.

L’esperienza include:
  • Pernottamento per 2 persone in camera matrimoniale B&B
  • Visita al Castello (solo esterno) con descrizione storica
  • Degustazione in cantina di tre vini
  • Visita alle cantine e possibilità di acquisto prodotti.
  • 109 € a persona

lunedì 5 dicembre 2016

IL GUSTO ITALIANO NELLA TERRA DI DANTE ALIGHIERI


Ormai è un'istituzione e un'eccellenza enogastronomica conosciuta il tutto il mondo: stiamo parlando dell'Antico Vinaio di Firenze, una enoteca e vineria che negli ultimi anni è diventata il locale più recensito e apprezzato del mondo. All'Antico Vinaio è una tipica osteria a gestione familiare attualmente in mano al giovane imprenditore Tommaso Fedra Mazzanti che sta portando avanti con passione e grande successo la tradizione di famiglia.

Riportiamo dal sito web

Siamo a due passi da piazza Della Signoria e dalla Galleria degli Uffizzi in Via De’ Neri 65/r. Qui si trova una delle vinerie più storiche di tutta la città, "All’Antico Vinaio". Da oltre 25 anni gestito da Tommaso e Daniele Fedra. Una piccola bottega dove vengono servite le nostre Focaccie Ripiene accompagnate da un buon bicchiere di vino (da sceglier tra oltre cento etichette), per un pranzo veloce ma gustoso come dice la tradizione fiorentina dell’arte del Vinaio. Il locale all'interno presenta qualche sgabello mentre all'esterno ha un bancone Self-service con 3-4 etichette di vini che il cliente può scegliere e versarsi da solo. La sera è possibile fare un aperitivo con crostini, polpette e polenta fritta in ambiente familiare e allegro.

Sono stato un paio di anni fa in questo luogo davvero molto particolare: la lunga fila è preludio alla bontà gastronomica. Il miglior consiglio? Farsi consigliare... ma una bella focaccia calda con la sbrisolona è quasi d'obbligo!

Non vi resta che provare questo luogo incantevole in compagnia del proprietario, giovane, gioviale, simpatico e davvero molto appassionato. Nella meravigliosa terra in cui Dante Alighieri incontrava i personaggi che dimoreranno i tre regni dell'aldilà, c'è una locanda fiera e di qualità che, sicuramente, avrebbe avuto in Dante Alighieri un cliente affezionato. Per questo non potevamo affiancarci alle decine di riconoscimenti che il locale ha raccolto da tutto il mondo culinario e non solo.

Benvenuto All'Antico Vinaio, vera Eccellenza Medievale!

Sito webhttp://www.allanticovinaio.com/

sabato 26 marzo 2016

IL TRADIZIONALE SCOPPIO DEL CARRO A FIRENZE


Il tradizionale Scoppio del Carro di Firenze affonda le sue radici ai tempi della Prima Crociata, indetta per liberare il Santo Sepolcro dai musulmani. Nell'anno 1097 Goffredo di Buglione comandò i crociati alla volta della Palestina dove espugnarono Gerusalemme il 15 luglio 1099.

Secondo quanto riportato dalla tradizione, Pazzino de' Pazzi fu il primo soldato ad arrivare sopra le mura della città dove posò un'insegna bianca e rosso vermiglio: l'atto colpì molto Goffredo che gli consegnò tre schegge provenienti dal Santo Sepolcro. Il 16 luglio 1101 Pazzino tornò a Firenze dove fu accolto con tutti gli onori del caso: le pietre vennero conservate nel Palazzo dei Pazzi e riconsegnate alla Chiesa di Santa Maria Sopra a Porta in Mercato Nuovo.

Dopo la liberazione della Città Santa, nel primo giorno del Sabato Santo, i soldati crociati rimasti in Palestina si incontrarono presso la Chiesa della Resurrezione dove consegnarono a tutti il fuoco benedetto, vero e proprio simbolo di purificazione. Dopo il ritorno di Pazzino, i giovani si recavano nella cattedrale cittadina dove veniva accesa una piccola torcia prima di andare in processione portando la fiamma purificatrice. La fiamma era accesa utilizzando le tre schegge provenienti dal Santo Sepolcro. Nel tempo la cerimonia cambiò e fu creato un carro che, alimentato a carboni infuocati, aveva il compito di trasportare il sacro fuoco. Fu la famiglia Pazzi a essere incaricata dell'organizzazione del carro fino all'anno 1478 quando, a seguito della congiura contro i Medici, i Pazzi furono uccisi arrivando a cancellare tutto ciò che faceva riferimento alla famiglia compreso lo Scoppio del Carro.

Il popolo fiorentino insorse non perché sostenitori dei congiuranti ma perché avevano mostrato di preferire lo Scoppio del Carro alla semplice processione. La Signoria di Firenze ordinò, quindi, si Consoli dell'Arte Maggiore di Calimala di occuparsi dei festeggiamenti così come avveniva prima della drammatica congiura dei Pazzi. Nell'anno 1494 il riformatore Savonarola cacciò i Medici in favore dei discendenti dei Pazzi che si poterono riappropriare dell'organizzazione dello Scoppio del Carro nel Sabato Santo.

Il fuoco si accende grazie a una colomba che altro non è che un razzo avente la forma del sacro pennuto. Lo spettacolo dura circa venti minuti e ha luogo nei pressi del Battistero della Cattedrale di Santa Maria del Fiore dove svetta austero ed elegante il Campanile di Giotto.


domenica 23 febbraio 2014

DA COSA DERIVA IL TERMINE BALDRACCA?

File:Petrarca01.jpg
La Firenze del Medioevo era ben lontana dalla città che possiamo ammirare ora: anche la zona degli Uffizi era decisamente diversa. Il rione dove sorgono gli Uffizi era luogo di osterie, bordelli, prostitute, ladri e degrado ed era nominato il "Rione di Baldracca", in riferimento ai tipi di servizi che i fiorentini potevano avere a disposizione. Contrariamente a ciò che si può pensare, il termine "Baldracca" non si riferisce all'attività più vecchia del mondo abilmente svolta dalle signorine di Firenze ma dalla celeberrima "Osteria della Baldracca" che prese il nome dalla capitale dell'Iraq Baghdad confusa con l'antica Babilonia in riferimento al miscuglio di lingue e razze che vi abitavano nella zona. In realtà la parola Baghdad verrà storpiata in "Baldacca" e successivamente "Baldracca". Anche Petrarca, nel suo Canzoniere, conferma il riferimento di Baldracca a Baghdad:
"Aspettando ragion mi struggo e fiacco/ ma pur novo soldan veggio per lei/ Lo qual farà, non già quand’io vorrei/ sol una sede; e quella fia in Baldacco"
Baldracca, inteso come quartiere popolare lo leggiamo anche nella novella di Frate Cipolla. Cosimo de' Medici smantellò nel 1546 il quartiere facendolo attraversare con una strada da piazza della Signoria dell'Arno e nell'anno 1559 affida addirittura al Vasari la costruzione di un palazzo dove far convogliare le Magistrature che avevano il compito di regolare la vita urbana. Nonostante questa vera e propria "iconoclastia" sono rimasti ancora luoghi che ricordano quel passato poco gratificante come proprio il "Teatrino della Baldracca" nato sul luogo dell'osteria che si trovava proprio all'altezza della Biblioteca degli Uffizi. Il Teatrino era frequentato da artigiani e bottegai e le cronache dell'epoca che lo raccontano come un teatro di spettacolo osé per un massimo di quattrocento persone. Ovviamente in questi luoghi alta era l'affluenza della nobiltà locale che doveva godere di stanze che potessero garantire l'anonimato completo. Sembra, addirittura, che il teatrino fosse collegato alla casa dei Medici da un passaggio riservato che si affacciava ad una finestrella sul teatro. Il passatempo finì nel 1600 quando si decise di riportare la città all'ordine e al rigore, ordine e rigore che naturalmente erano di facciata...anche allora come oggi non erano rari altri posti dove gli uomini fiorentini potevano soddisfare i propri istinti

mercoledì 12 febbraio 2014

NECROPOLI MEDIEVALE SCOPERTA A FIRENZE



Nell'area dove sorgono gli Uffizi, è stata trovata una necropoli alto medievale (V-VI secolo) con sessanta cadaveri messi in una posizione tale che è facile presupporre siano stati accatastati di urgenza (la loro particolare disposizione testa piedi). Questa straordinaria scoperta è stata compiuta durante i lavori per una nuova ala del museo e ci consente di fare luce su una catastrofe vera e propria che ha colpito Firenze. Secondo il soprintendente archeologico per la Toscana dott. Andrea Pessina «Ora i resti, su cui non sono stati riscontrati traumi mortali da ferita, e che sono stati portati alla luce con un lavoro di cinque , saranno sottoposti all'analisi del Dna e, per l'esatta datazione, all'esame del carbonio 14. Si potrà quindi accertare la causa della morte ovvero l'agente patogeno che la provocò, e potremo ottenere anche molte altre informazioni sugli abitanti dell'epoca, alimentazione, patologie e stress da lavoro».
E' facile pensare che l'epidemia fosse avvenuta durante un periodo molto caldo quando l'Arno si ritirava creando un ruolo praticabile grazie ai propri sedimenti. Nei secoli successivi, l'area venne utilizzata come zona di scarico dei materiali di risulta e la stratigrafia soprastante mostra un reticolato di materiali formati dal VII al XII-XIII secolo periodo in cui l'area fu urbanizzata. 

Questa scoperta ha fatto emergere un documento fondamentale, una vera e propria istantanea di una catastrofe che colpì Firenze e che contribuì ad un lunghissimo periodo di decadenza della città del Giglio. La particolare disposizione dei cadaveri ne è la prova: infatti quando si scopre una fossa simile è come sono messe le ossa che ci danno un quadro completo della situazione; le fosse comuni potevano ospitare anche più di dieci corpi inumati senza un preciso criterio, questo proprio a testimoniare una vera e propria emergenza. Spesso i cadaveri, seppelliti senza rituale e senza un minimo di accortezza, venivano gettati o calati nella fossa e messi uno accanto all'altro per guadagnare spazio che eventualmente veniva riempito dai bambini. La necropoli potrebbe risalire (ma per questo si attendono gli esami al radiocarbonio) all'epoca della peste giustinianea, il cui agente era Yersinia Pestis. Quella trovata nell'area levante degli uffizi, proprio sotto il salone di lettura della BIblioteca è stata definita, dagli studiosi, una "piccola Pompei" 

martedì 29 ottobre 2013

LA TORRE DEGLI AMIDEI

La torre degli Amidei è un'antica torre di Firenze, situata in via Por Santa Maria, a due passi da piazza della Signoria. Detta anche Bigonciola o Bigoncia, appartenne alla famiglia Amidei, celebre perché dagli scontri di quest'ultimi con i Buondelmonti sarebbero nati i partiti di guelfi e ghibellini a Firenze. L'episodio che fece da scintilla fu l'assassinio del giovane Buondelmonte de' Buondelmonti ad opera di un Amidei, fatto di sangue che avvenne tradizionalmente proprio ai piedi di questa torre. La torre risale all'alto medioevo e si trovava un tempo vicina alla porta cittadina di santa Maria dell'antica cerchia delle mura di Firenze, meglio conosciuta come Por Santa Maria, che da anche il nome alla via. La torre venne scapitozzata con molte altre nel Duecento, cioè venne abbassata di alcuni piani per un regolamento edilizio entrato in vigore in quell'epoca.
In parte ricostruita dopo che le mine tedesche fecero saltare gli accessi al Ponte Vecchio nel 1944, danneggiandola a metà senza però farla crollare completamente, è situata oggi in mezzo a edifici costruiti negli anni '50. Presenta il classico rivestimento in filaretto di pietra, con due alte porte al pian terreno a doppia ghiera, cioè coronate da due archi, uno molto ribassato e uno più alto, in questo caso a sesto acuto. La disposizione delle aperture e degli elementi decorativi è piuttosto inconsueta per l'epoca e in parte dovuta ai radicali restauri ottocenteschi. Sopra le porte sporgono due teste leonine in marmo bianco, delle quali solo una è originale e viene fatta risalire addirittura all'epoca etrusca (ma l'attribuzione di autenticità è discorde). Fu ripescata dalle macerie della torre e quivi ricollocata su incarico della Soprintendenza dopo la seconda guerra mondiale. Per queste figure la torre è talvolta indicata anche come torre dei Leoni'.
La lapide dantesca ricorda la menzione degli Amidei nel canto del Paradiso dove il poeta incontra il suo avo Cacciaguida, che gli cita numerose famiglie fiorentine. Sopra l'iscrizione è stato inserito lo stemma della famiglia a bande orizzontali.

Fonte: Wikipedia

IL VICOLO DELLO SCANDALO

Il Vicolo dello Scandalo è un tortuoso vicolo del centro storico di Firenze che taglia un isolato di edifici tra via del Corso e via degli Alighieri. Il vicolo, ufficialmente detto del Panìco, fu costruito nella prima metà del XIV secolo su ordine della magistratura fiorentina, per cercare di arginare l'insostenibile situazione di pericolo dovuta alla vicinanza tra le famiglie dei Cerchi e dei Donati, dalla cui rivalità erano nate le fazioni dei guelfi bianchi e neri. Queste due famiglie erano acerrimamente in lotta tra di loro e il fatto di avere le proprie case confinanti faceva temere che si arrivasse al punto di abbattere i muri interni di notte per sorprendere i nemici nel sonno. Per questo fu deliberato di separare le rispettive proprietà attraverso un vicoletto che per via della sua funzione fu popolarmente chiamato dello Scandalo. Per avere un'idea di dove si trovassero le case dei Cerchi e dei Donati, si possono ancora vedere alcune torri pertinenti alle due famiglie, sebbene le proprietà familiari (o meglio delle rispettive consorterie cioè gruppi di famiglie alleate) fossero notevolmente più estese.
Oggi il nome di vicolo del Panico (il panico è una graminacea) è dato a un vicolo cieco che va da via Pellicceria. La ridenominazione di quello che era l'antico chiasso di Capaccio risale all'Ottocento, quando, secondo Guido Carocci, "c'era disponibile il nome di vicolo del Panico appartenente a una stradella soppressa che andava dal Corso alla strada di fianco a San Martino e lo applicarono al chiasso di Capaccio [...] alterando così l'autenticità della storia".

Fonte: Wikipedia

martedì 22 ottobre 2013

LE TARGHE DELLA DIVINA COMMEDIA A FIRENZE




via Santissimi Apostoli 3




via dei Calzaiuoli 11/R



via dei Cerchi 23
















via Cerretani 39/R













Corso, 1

BELLINCION BERTI VID'IO ANDAR CINTO
DI CUOIO E D'OSSO E VENIR DALLO SPECCHIO
LA DONNA SUA SENZA IL VISO DIPINTO
DANTE PARADISO XV, 112-114

















Corso, 4

LA PORTA CH'AL PRESENTE E' CARCA
DI NOVA FELLONA DI TANTO PESO
CHE TOSTO FIE FATTURA DELLA BARCA
DANTE PARADISO XVI, 94-96





















Corso, 6






















Corso, 18

























Corso, 31/R










via Dante Alighieri, 2



















piazza Duomo, 18











borgo de' Greci, 2














via delle Oche, 20/R






















via delle Oche, 35

























via Por Santa Maria, 11/R

















via del Proconsolo, 17/R













via degli Speziali, 3

























via dei Tavolini
















via dei Tavolini, 1

















via Tornabuoni snc

Immagine e localizzazioni tratte dal sito web 

LA DONNA INNAMORATA DI PALAZZO BUDINI GATTAI



Un mistero molto interessante aleggia a Firenze. Ci troviamo in via de' Servi dove fiero si erge il Palazzo Budini Gattai. Sembra che durante il medioevo vi abitasse una ricca signora che un giorno, salutando il marito che stava andando in guerra, si affacciò dalla finestra. La povera donna passò le sue giornate attendendo il marito dedicandosi al cucito nella speranza di rivedere presto la sua anima gemella di cui non si seppe più nulla. La donna morì dopo qualche tempo. Un giorno, mentre stavano portando via il corpo, qualcuno "osò" chiudere la finestra scatenando un pandemonio che distrusse i mobili della stanza. L'ira si placò quando la finestra fu riaperta. Da quel giorno la finestra è socchiusa con le persiane alzate.

Immagine tratta da Wikipedia, Autore Zafky

LA CHIESA DI SANTI APOSTOLI: IL SECONDO DUOMO DI FIRENZE

La chiesa di Santi Apostoli è un luogo di culto cattolico che si trova in piazza del Limbo a Firenze. È una delle chiese più antiche e ricche di storia di Firenze, dove hanno origine alcune delle più antiche leggende della città e la sua centralità in feste popolari come lo Scoppio del Carro le hanno valso il soprannome popolare di Vecchio Duomo di Firenze. Una targa sulla facciata ne farebbe risalire la fondazione addirittura all'anno 800, alla presenza niente di meno che di Carlo Magno ed il Paladino Orlando. In realtà gli storici dubitano di questa antica iscrizione, risalente a qualche secolo dopo i presunti fatti, e datano più coerentemente la fondazione della chiesa attorno alla fine dell'XI secolo. La facciata è in un semplice stile romanico con un portale cinquecentesco più tardo, attribuito al pistoiese Benedetto da Rovezzano. Si affaccia sulla piccola piazza del Limbo, così chiamata perché anticamente ospitava un cimitero per i bambini morti prima di essere battezzati, i quali, come descrive anche Dante nella Divina Commedia, rimanevano in una zona indefinita del mondo ultraterreno chiamata appunto limbo. Una piccola torre campanaria è stata eretta da Baccio d'Agnolo nel XVI secolo. 
La pianta risente dello stile paleocristiano, con colonne in marmo verde di Prato e capitelli diseguali recuperate da edifici romani, in particolare i primi due in stile corinzio si pensa provengono dalle terme che sorgevano nelle vicinanze e risalirebbero al I secolo a.C. Il soffitto ligneo con trabeazione a cavalletti riccamente decorati è stato costruito nel 1333. Il pavimento con un mosaico primitivo è stato recuperato con i restauri e include numerose pietre tombali di personaggi di illustri famiglie fiorenti (Acciaiuoli, Altoviti, Del Bene...). La zona absidale presente la semplice struttura romanica con le grezze pietre squadrate lasciate a vista. La semplicità dell'interno con gli archi a tutto tondo sulle colonne si dice che possa aver ispirato Brunelleschi nel suo recupero delle forme classiche che portò allo stile rinascimentale. Le cappelle laterali risalgono al Cinquecento e non stonano con l'insieme perché piuttosto piccole e sobrie. In fondo alla navata sinistra spicca un pregevole tabernacolo in maiolica policroma di Giovanni della Robbia, che custodisce le pietre, secondo la tradizione portate da Pazzino de' Pazzi dalla Terrasanta dopo la prima crociata, con le quali il giorno di Pasqua di ogni anno si accende solennemente il fuoco che infiamma la colombina per il tradizionale Scoppio del Carro in piazza del Duomo.

Fonte: Wikipedia

Immagine della chiesa tratta da Wikipedia, Autore Sailko
Immagine della targa tratta da Wikipedia, Autore Sailko

IL SASSO DI DANTE

A piazza Duomo a Firenze vi è una targa con su scritto Il Sasso di Dante....si dice che poco tempo prima di andare in esilio, Dante amasse sedersi su di un marmo per assistere alla costruzione del meraviglioso Duomo. Sembra che un giorno un suo conoscente gli abbia chiesto: "Icchè ti piace di più?" e Dante rispose: "l'ovo". Esattamente un anno dopo l'uomo incontrò nuovamente Dante che passava giornate intere a vedere il cantiere. Il passante gli chiese all'improvviso..."Co' icchè?" e Dante rispose senza scomporsi: "Co' i sale!", a testimonianza del fatto che Dante possedesse una memoria davvero incredibile. 

Immagine tratta da Wikipedia, Autore Sailko

venerdì 30 agosto 2013

CHIESA DI SANTO STEFANO A PATERNO (BAGNO A RIPOLI)

La chiesa di Santo Stefano si trova a Paterno, frazione di Bagno a Ripoli in provincia di Firenze. È un edificio moderno una prima volta nella seconda metà del XIX secolo e poi rifatto nel 1934 in stile neoromanico. In questo stesso luogo si trovava una chiesa citata già nel 1286. Si conserva al suo interno un'importante opera proveniente dall'oratorio della Croce a Varliano: all'altare maggiore è collocato un Crocifisso dipinto di Gaddo Gaddi con il Christus patiens (1280-1290), che è stata posta in relazione alla Compagnia del Bigallo, come probabile committente, a causa del curioso anagramma indicato dalla lettera "B" sormontata da un gallo (Bi-gallo), dipinto nel suppedaneo. La chiesa conserva anche un affresco staccato con l'immagine della Vergine con l'angelo, di scuola fiorentina del secolo XV, adorna di gioielli che ne attestano l'importanza devozionale, e una Madonna e San Giuseppe adoranti il Bambino, copia da Fra Bartolomeo attribuita a Fra' Paolino da Pistoia.

Fonte: Wikipedia

PIEVE DI SAN PIETRO

La pieve di San Pietro si trova a Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze,a ridosso del confine comunale con Firenze, nella zona di Sorgane. La prima attestazione documentaria, risalente al 790, ricorda la Plebs Sancti Petri sito Quarto: il nome antico indicava la localizzazione della chiesa al quarto miglio da Firenze, lungo la strada che nel Medioevo ripeteva il tracciato dell'antica via Cassia, anche se non è certo che il documento si riferisca a questo edificio. La prima documentazione sicura risale al 31 marzo 966 quando alcuni beni posti nel suo territorio furono dati in affitto al capitolo fiorentino. Pochi anni dopo era già attiva una comunità di canonici regolari che vennero privilegiati in una bolla di papa Niccolò II inviata al pievano Nitido il 24 novembre 1059. Poco dopo però la pieve di San Pietro a Quarto perse la sua autonomia e fu sottoposta alla giurisdizione della Abbazia di San Miniato al Monte, alla quale venne riconfermata nel 1184 da papa Lucio III. Nel 1224 durante il plebanato di Ubertino, attivo tra il 1214 e il 1234, venne fusa una campana. Alla fine del XIII secolo la pieve non godeva di particolare floridezza economica nonostante amministrasse un territorio composto da 16 chiese suffraganee; chi invece godeva di una certa autorità era il suo rettore Giunta che nel 1275 venne nominato sottocollettore per le decime dello stesso anno. Nel 1306 era attiva una Compagnia dei Laici dedicata alla Santa Croce che fu la maggior finanziatrice dei lavori di abbellimento dell'interno: nel 1320 venne affrescato con una raffigurazione di San Giovanni il primo pilastro di sinistra mentre nel 1359 il terzo pilastro di sinistra venne decorato con un affresco riproducente Santo Stefano lapidato. Nel 1371 venne costruita la cappella del fonte battesimale come attesta un'iscrizione posta sul quinto pilastro di sinistra. Il capitolo dei canonici non era più attivo nel 1393 e nel 1475 il patronato della pieve passò dai Giacomini agli Strozzi i quali a loro volta lo cedettero al vescovo di Firenze nel 1530. Nel 1512 durante il plebanato di Niccolò Strozzi venne fusa una nuova campana e lo stesso campanile venne modificato. Nel 1758 il pievano Picchianti fece importanti lavori all'edificio: fu rialzato il pavimento, furono rifatte le volte e la sacrestia, e furono aumentati gli altari e le campane; nel 1789 il pievano Andreini fece fare altri lavori e nel 1855 il pievano Cecchini fece ricoprire a stuoia il soffitto. Nel 1932 iniziò un importante serie di restauri diretti dall'architetto Luigi Zumkeller che portarono al ripristino dell'aspetto romanico dell'edificio: l'interno venne stonacato e furono rimosse le aggiunte barocche; le finestre rettangolari furono sostituite da monofore e la decorazione a monocromo del protiro venne distrutta. La facciata a salienti è preceduta da un interessante protiro gotico, sul lato sinistro è impostata la torre campanaria. In origine il portico era sormontato dalle due statue di San Pietro e Paolo che ora possono essere ammirate all'interno dello stesso edificio. Il portale di acceso è di epoca rinascimentale ed ha sostituito l'originale portale romanico che aveva un architrave in pietra del quale rimane un frammento, custodito nella canonica, decorato con bassorilievi a racemi e a grappoli e da un'iscrizione: IRE MEI DS MISERERE MEI / PERTUM OTN. Nella parte superiore della facciata si aprono due monofore e un occhio realizzati in occasione dei restauri novecenteschi. Il prospetto della facciata è concluso da un timpano con cornice convessa e pinnacoli gotici.
Nelle fiancate è visibile solo la sopraelevazione del claristorio nel quel si aprono due serie di monofore con archivolto a cuneo in mattoni e pietre alternati per ottenere un effetto cromatico. Nella tribuna è visibile il volume dell'abside aperta da un'ampia monofora.
Nell'angolo nord-est si trova il campanile realizzato con lo stesso materiale usato nell'edificio. Presenta delle aperture costituite da due ordini di monofore; in origine le aperture erano più ampie delle attuali ed erano coronate da archi falcati in arenaria e serpentino mentre vicino alla sommità della torre corre una greca a rombi laterizi, oggi quasi invisibile a causa dell'intonaco. L'interno è molto allungato e presenta una divisione spaziale in tre navate con copertura a capriate lignee policrome. Le otto campate sono costituite da sei coppie di pilastri quadrangolari e da due colonne in granito, in origine forse appartenenti ad un edificio romano. Il presbiterio è rialzato da due gradini.
L'interno della chiesa appare severo e spoglio tanto che l'unica decorazione è costituita dall'arcone centrale e dall'archivolto della monofora absidale, realizzati con serpentino alternato a pietra chiara.
Il patrimonio artistico è costituito da una formella di marmo scolpito con motivi floreali e con intarsi di pietre dure databile alla fine del XII secolo. Vicino all'ingresso si trovano le Statue di San Pietro e di San Paolo risalenti al XIV secolo e due acquasantiere in marmo nero della fine del XVI secolo. In fondo alla navata destra si trova un affresco raffigurante Cristo in Pietà del 1380 circa e attribuito a Pietro Nelli; nell'abside è collocato un Crocifisso del XVI secolo. In fondo alla navata sinistra si trova un ciborio in marmo della seconda metà del XV secolo e la formella prima citata; sempre nella navata sinistra si trovano dei frammenti di un affresco raffigurante l'Annunciazione, anch'esso attribuito a Pietro Nelli e l'opera di Orazio Fidani Decollazione di San Giovanni Battista. Il fonte battesimale presenta una vasca moderna ed un capitello di epoca romanica.
Nella compagnia di Santa Croce si trova un Crocifisso del 1380 circa sempre di Pietro Nelli e una tela raffigurante la Crocifissione e Santi di un anonimo pittore fiorentino dei primi del XVI secolo.

Antico Piviere

chiesa di Santa Maria di Fabroro;
chiesa di San Pietro in Palco;
chiesa di Santo Stefano a Paterno;
chiesa di San Tommaso a Baroncelli;
chiesa di Santa Maria a Quarto;
chiesa di San Lorenzo a Vicchio di Rimaggio;
chiesa di San Jacopo al Girone;
chiesa di Santa Lucia a Terzano;
chiesa di Santa Maria a Settignano;
chiesa di San Pietro a Varlungo;
chiesa di San Michele a Rovezzano;
chiesa di Sant'Andrea a Rovezzano;
abbazia di San Bartolomeo a Ripoli;
chiesa di San Marcellino al Paradiso.

Fonte: Wikipedia

Immagine tratta da Wikipedia, Autore Vignaccia76

PIEVE DI SAN PIETRO IN BOSSOLO

La pieve di San Pietro in Bossolo è una chiesa situata a Tavarnelle Val di Pesa, in provincia di Firenze, diocesi della medesima città. Deriva il suo nome da in buxula che era il nome con cui negli eserciti romani si definiva la cassa imperiale. Il luogo su cui sorge la chiesa era abitato già dal V secolo, dimostrabile grazie ad una iscrizione, qui ritrovata nel XIX secolo, risalente al 424 d.c. La chiesa è ricordata per la prima volta in un documento del 7 settembre 988 quando risultano venduti dei terreni posti nel suo territorio al marchese Ugo di Toscana. Altri documenti risalenti al X e all'XI secolo testimoniano l'ampiezza del suo plebato; all'epoca la chiesa era conosciuta come San Pietro in Pyxide. Nei dintorni della pieve era anche un castello di pertinenza del vescovo di Firenze già nel 1038. Si conoscono i nomi di alcuni suoi pievani tra cui sono da ricordare il pievano Giovanni nel XI secolo che si ritirò presso la Badia a Coneo e il pievano Gerardo che nel 1127 ottenne dal marchese di Toscana la rinuncia al diritto di albergheria. Il feudo di San Pietro in Bossolo risulta di proprietà dei conti Alberti in data 23 febbraio 1208 dai quali venne rilevato dal vescovo di Firenze. Il popolo di San Pietro in Bossolo si impegno nei confronti del vescovo nel 1213 a realizzare un castello nei pressi della chiesa di San Giovanni in Bossolo ( il battistero della pieve). Dalla pieve di San Pietro in Bossolo dipendevano 25 chiese suffraganee che garantivano una notevole seppur discontinua rendita economica. Grazie a queste rendite presso la pieve aveva sede anche un capitolo di sacerdoti le cui prime notizie risalgono al 1340 quando il capitolo elesse a pievano Manente dei Buondelmonti; inoltre il pievano aveva anche la carica di esecutore papale. Dal 1340 inizia il patronato dei Buondelmonti sulla pieve. Durante il loro patronato vennero eseguiti importanti lavori. Nel 1508 venne ricostruita la canonica mentre nel 1510 venne costruito il portico in facciata e venne restaurata la chiesa. Risulta che nel 1522 venisse commissionato un tabernacolo per la cappella del fonte battesimale, da questa notizia si deduce che in quell'epoca il battistero antistante la pieve fosse già stato distrutto e il fonte battesimale trasportato all'interno della chiesa.
Il patronato della chiesa passò ai Guicciardini nel 1649 e anche loro eseguirono delle migliorie. Nel XVII secolo la chiesa venne intonacata; venne inoltre coperta la navata centrale con una finta volta sulla quale venne realizzato un affresco raffigurante la Consegna delle Chiavi a San Pietro e le navate laterali vennero voltate. Nel 1718 durante l'amministrazione del pievano Cosimo Fabbri venne realizzata la cappella sul lato sinistro per accogliere la Vergine del Patrocinio, proveniente dall'Oratorio di San Giusto a Petroio. L'anno seguente i Guicciardini fecero costruire anche un altare nella navata sinistra per poi promuovere nel 1742 un rifacimento interno della chiesa in stile barocco.
Il campanile venne ricostruito nel 1828 a spese del popolo e su disegno di Pietro Turchi dal Borghetto e nel 1832 il pievano Romualdo del Sarto vi fece fondere la attuali cinque campane. Nel 1906 venne realizzato un nuovo fonte battesimale abbandonando l'antico fonte nell'orto. L'aspetto romanico venne ripristinato durante il lavori che interessarono la chiesa tra il 1934 e il 1949: il tutto è ricordato in una lapide sotto il portico della pieve. La chiesa di San Pietro in Bossolo è una basilica a tre navate coperte a tetto e dotate di absidi semicircolari. La costruzione dell'edificio risale all'XI secolo.
La facciata è a salienti ed è preceduta da un portico. In origine erano presenti tre portali ognuno sormontato da un occhio, oggi rimane solo quello sulla sinistra. Sul fianco sud è posto il chiostro a pilastri ottagonali. Il paramento del fianco sud è stato realizzato con pietre calcaree disposte a filaretto; sono ancora presenti delle tracce di intonaco risalenti alla trasformazione barocca e non rimosse in occasione dei restauri novecenteschi. La navata centrale è sopraelevata e in esse si aprono tre monofore architettavate a doppio strombo.
La tribuna attualmente non è visibile perché coperta da edifici costruiti successivamente ma in origine presentava i volumi di tre absidi semicircolari. L'abside di sinistra è stata ricostruita mentre le altre due presentano una coronatura con archetti pensili e con un doppio ordine di mattoni disposti a dente di sega.
Il campanile originario, di cui resta una campana datata 1290, si trovava in una posizione diversa di quello attuale. L'interno è a tre navate di cinque campate coperte da capriate lignee, divise da pilastri quadrangolari che sorreggono arcate con risega, sono concluse da absidi semicircolari. Le arcate con risega denunciano l'opera delle stesse maestranze che hanno operato anche in altri luoghi della Valdelsa, precisamente nelle pievi di San Lazzaro a Lucardo, di Sant'Appiano (nella parte più antica)e nella pieve di Impruneta.
Da segnalare un fonte battesimale a immersione, monolitico quadrilobato di forma esagonale posto alla sinistra dell'entrata. Sempre sulla sinistra si apre la cappella della Madonna delle Grazie Vi è anche un ciborio in marmo del 1522. Tramite il portone della canonica posta sulla destra della pieve, si accede ad un chiostro tardo medievale a pilastri ottagoni, dove si possono ammirare alcune campane. Di qui si passa al primo piano della canonica dove è ospitato il locale Museo di Arte Sacra contenente opere di Meliore, Neri di Bicci, Ugolino di Nerio, del Maestro di Tavarnelle e di altri artisti "minori" toscani, nonché pregevoli opere di oreficeria (tra tutte, spicca una stupenda croce astile del XIII secolo). In occasione di scavi archeologici effettuati nel 1967 nel piazzale antistante la pieve sono stati rinvenuti i resti di due edifici distinti: dell'edificio più antico sono emerse le fondazioni costituite da un'aula quadrangolare con due absidi semicircolari, come nella cripta della Pieve di San Lazzaro a Lucardo; dell'edificio più moderno, sovrapposto al precedente, sono emerse le fondazioni. Si trattava di un edificio a pianta poligonale, probabilmente ottagonale, con abside sul lato occidentale e con quattro sostegni al centro, una struttura molto simile al battistero di Sant'Appiano. Questo edificio risale all'epoca paleocristiana e da esso proviene il fonte battesimale ad immersione collocato adesso all'interno della chiesa.

Fonte: Wikipedia

Immagina tratta da Wikipedia, Autore Vignaccia76

martedì 12 febbraio 2013

CHIESA DI SAN GIOVANNINO DEI CAVALIERI

San Giovannino dei Cavalieri è il nome popolare della chiesa di San Giovanni Decollato, situata in via San Gallo a Firenze. Ospita una parrocchia del vicariato di San Giovanni. Nel 1274 Pietro da Morrone, non ancora papa, in viaggio verso il Concilio di Lione II, passò da Firenze, suscitando grande entusiasmo con la sua personalità. I monaci da lui fondati, i Celestini, arrivarono a Firenze verso il 1326-27 e abitarono inizialmente in un oratorio in via San Gallo, dedicato a Santa Maria Maddalena. I frati venivano anche chiamati del Murrone, dal nome del fondatore e presto questa denominazione si estese anche al convento e alla chiesa. I frati godettero di molta stima e poterono ornare la chiesa con importanti opere d'arte che ancora oggi vi sono conservate: una Natività di Bicci di Lorenzo (1435), una Croce dipinta e sagomata alla maniera di Lorenzo Monaco, un'Annunciazione di scuola giottesca. Nel 1392 giunse a Firenze il Gran Maestro dell'Ordine di Rodi Fra Riccardo Caracciolo e in quell'occasione cinque nobildonne chiesero di vestire l'abito di Ospitaliere di San Giovanni di Gerusalemme, con regola agostiniana. La richiesta venne accolta e una bolla datata Firenze 3 maggio 1392, proveniente dalla chiesa di Santa Croce, le dichiarò soggette al Gran Maestro e affidò loro lo Spedale di San Niccolò in Via Romana, operando nell'assistenza ai pellegrini, tipica dei cavalieri gerosolomitani. Questo ospedale venne parzialmente distrutto, come la vicina chiesa di San Pier Gattolino, in occasione dell'assedio del 1529, poiché proprio in quel luogo vennero poste delle nuove fortificazioni. Le monache si dovettero spostare più volte, poi Cosimo I concesse loro nel 1552 il convento dei Celestini, i quali vennero trasferiti invece alla chiesa di San Michele Visdomini. Le monache iniziarono subito una serie di ristrutturazioni e ammodernamenti degli ambienti, compresa la chiesa, che venne ingrandita. Sulla facciata fu posto lo stemma dei Cavalieri di Malta, una croce bianca in campo rosso, sostenuto da due angeli in marmo. La chiesa venne dedicata a San Nicola di Bari, anche se oggi è consacrata a San Giovanni Battista, patrono dei cavalieri appunto. Le cavalieresse si prodigarono all'educazione delle giovani di nobile estrazione e una di loro fu anche santa Maria Maddalena de' Pazzi, la quale visse però in un altro convento dell'ordine, quello in San Frediano. I restauri durarono circa un anno e la chiesa fu riconsacrata il 19 aprile 1553 da monsignor Benedetto Nerli vescovo di Volterra, come ricorda anche un'iscrizione posta in fondo alla chiesa. Nel 1808 l'ordine fu soppresso e la chiesa divenne allora una succursale della parrocchia di San Lorenzo. Nel 1939 divenne di nuovo parrocchia autonoma, di libera collazione. In quell'occasione l'architetto Ezio Cerpi la restaurò cercando di riportarla alle forme cinquecentesche.

Fonte: Wikipedia

lunedì 4 febbraio 2013

MUSEO CASA DI DANTE

Il Museo della Casa di Dante si trova in una delle parti più antiche del centro storico di Firenze, in via Santa Margherita. Dante stesso scrisse di essere nato all'ombra della Badia Fiorentina sotto la parrocchia di San Martino, anche se non è certo che l'edificio sia esattamente quello dove oggi è ospitato il museo. La vicinissima chiesa di Santa Margherita de' Cerchi è il luogo dove il poeta avrebbe incontrato per la prima volta Beatrice Portinari. L'attuale museo incorpora alcune case medievali, come una delle due Torri dei Giuochi, quella situata in via Santa Margherita al n.1. La famiglia dei Giuochi era vicina di casa degli Alighieri e si estinse intorno al 1300 con Cesare di Gherardo. La casa degli Alighieri originale viene in genere indicata (senza però avere la certezza) come un edificio distrutto che sorgeva in piazza San Martino, accanto alla Torre della Castagna, verso l'attuale via dei Magazzini. La casa torre del museo deve il suo aspetto medievale ad un restauro del 1911 a cura dell'architetto Giuseppe Castellucci, al termine del quale fu aperto il museo odierno. Il museo è essenzialmente didattico, con numerosi pannelli esplicativi sulla Divina Commedia, Dante, i suoi tempi e i suoi personaggi. Conserva riproduzioni di documenti sul poeta, modellini e diorama che mettono in luce alcuni aspetti della sua vita e degli avvenimenti storici dell'epoca, come la battaglia di Campaldino. Vi sono inoltre ricostruzioni dell'arredamento, del vestiario e di altri aspetti della vita quotidiana della Firenze medievale, oltre ad alcuni reperti originali, soprattutto di scavo, su armi, monete e ceramiche dell'epoca.

INTERO : 4 € RIDOTTO : 2 € Per gruppi scolastici e Turistici, per bambini da 7 a 12 anni, soci Touring, soci edumusei, giornalisti, soci Assointesa GRATUITO : Per i bambini sotto i 7 anni, tessera Icom, guide turistiche e invalidi

ORARI INVERNALE Dal 1 Ottobre al 31 Marzo Aperto dal martedì alla domenica dalle ore 10,00 alle 17,00 Chiuso il Lunedì - 24 e 25 Dicembre 
ORARI ESTIVI Dal 1 Aprile al 30 Settembre Aperto tutti i giorni dalle 10,00 alle 18,00
PRENOTAZIONI La prenotazione dovrà avvenire tramite E-mail al seguente recapito:
Il biglietto €2.00 per studente.

Gratuito per gli insegnanti.

Visita guidata del museo € 50.00.

TELEFONO: +39 055 219416
FAX: +39 055 219416

Fonte: Wikipedia

martedì 4 settembre 2012

FORTEZZA MEDICEA DI SAN MARTINO

La Fortezza Medicea di San Martino si trova nel comune di San Piero a Sieve. Essa è racchiusa in un perimetro poligonale, comprensivo di terrapieni e di sette baluardi. Al suo interno si trova una cappella e il mastio con le abitazioni per le truppe del Granduca di Toscana. La fortezza fu fatta costruire da Cosimo I il 30 giugno 1569, su progetto di Baldassarre Lanci e la sua costruzione fu poi terminata da Simone Genga e da Bernardo Buontalenti; essa prese il nome da una vecchia chiesa parrocchiale di San Martino a Beriano. Il complesso si affaccia su un'altura che scende sulla Sieve; il suo scopo era quello di difendere Firenze ed era dotato di sistemi efficaci per resistere agli assedi, come cisterne, magazzini per viveri ed armi, casematte, cucine mulini a vento, armerie e forni per fondere cannoni. Il monte su cui sorgeva era addirittura attraversato da un passaggio segreto che conduceva al fiume, per poter portare i cavalli ad abbeverarsi. Al suo interno, nella parte più elevata, c'è un ‘altra costruzione, fortificata da cinque baluardi e vi si trovava una campana che serviva da segnale. Nel 1774 questa fortezza fu chiusa da Leopoldo I di Lorena che la giudicò inutile, fu destinata ad abitazione privata e, in seguito, abbandonata. Quasi ridotta a rudere e dimenticata, oggi è stata riscoperta ed è sotto restauro. La fortezza di san Martino che giace sul colle più alto vicino al paese di san Piero a Sieve questa dopo essere fatta disarmare fu conquistata dai francesi che la riarmarono trasformando le cannoniere in fuciliere, essa era anche in un punto strategico per controllare le vie di collegamento tra firenze e bologna. Dal 29 maggio 2011 è stata riaperta al pubblico per dei giri guidati dentro le sue mura

Fonte: Wikipedia
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