
Picatrix è una fondamentale opera per l'occultismo astrologico Medievale e Rinascimentale: scritto in lingua latina fu tradotto dall'arabo in Spagna nell'XI secolo. Il titolo originale è Gāyat-al-hakīm, cioè il fine del saggio, scritto da Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn 'Abd al-da'im al-Majrītī. Il testo ebbe una grande diffusione durante il Rinascimento, tanto che era presente nella biblioteca di Cornelio Agrippa, di Pico della Mirandola e anche di Marsilio Ficino. Pur non essendo mai stato stampato, il testo si diffuse molto tra il XV e il XVI secolo anche per via delle notevoli immagini magiche che vi si trovavano unitamente ai consigli di magia. Dopo aver parlato nell'introduzione delle idee filosofiche espresse in altri trattati ermetici (
Asclepio e il
Pimadro), l'autore dedica ben due libri all'arte di creare talismani partendo da alcune immagini di cui propone un elenco molto completo. Nel terzo libro l'autore parla della corrispondenza di piante e pietre con i pianeti, lo zodiaco e le parti del corpo umano unitamente a formule magiche per invocare gli effluvi dei pianeti. Il quarto libro termina con alcune preghiere rivolte ai pianeti.
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